Non ci sono più alibi: abboniamoci!

Ora spazio al campo ma, quella che si è appena conclusa, è stata una campagna acquisti veramente all’altezza delle ambizioni del Toro, come da anni non capitava. Non mi voglio dilungare, è già sceso nei dettagli con la consueta competenza il nostro Bertu. Però non si può non evidenziare che è stato investito parecchio denaro per innesti di qualità, uno per reparto e per giovani sui quali occorre necessariamente puntare per la sopravvivenza economica e sportiva del Toro. Gli ultimi due giorni ci hanno fatto sognare e palpitare per gli arrivi di Soriano e Zaza. Su quest’ultimo ho già letto sui social accuse pesanti per i suoi trascorsi juventini, vorrei fare notare che nella squadra di Venaria ha giocato in tutto 19 partite con minutaggio medio 30 minuti e poi, cosa non trascurabile, ha scelto il Toro invece che la Samp.

Lo scorso anno ero stato molto critico con la società, ma quest’anno non posso non fare i complimenti al Presidente, per come ha voluto investire nel Toro e al DS Petrachi per le trattative portate avanti e, soprattutto, concluse positivamente.

Chiudo con un appello ai tifosi, non pensate che ci siano tutti i presupposti per ricompattarci sostenendo la squadra e che non si possa non ringraziare la società correndo ad abbonarsi?

Dai diamoci un obiettivo, facciamo sì che al Grande Torino i posti siano esauriti dagli abbonati così non dovremo più vedere tifosi di altre squadre esultare in mezzo ai nostri tifosi. Il Grande Torino deve tornare un fortino a nostro uso esclusivo. ABBONIAMOCI!!!

Sandro Mellano

ABOUT THE AUTHOR: La Redazione

La Redazione di CuoreToro.it
  • Karmagranata 18 Agosto 2018 at 11:41

    Perfettamente d’accordo.Come ho scritto in un post precedente, c’è un tempo per fermarsi in guardiola e un altro per combattere. Ora è tempo di muoversi.

  • dalla mutta 18 Agosto 2018 at 11:41

    per anni abbiamo definito il calciomercato del toro come la tela di penelope….be concordo con mellano…almeno che non rovini il tutto con vendite all estero impreviste..buon toro..per quello che si prospettava…per quello che chiedavamo da anni….comunque vada questa volta Cairo ha fatto il suo…forza Toro

  • dalla mutta 18 Agosto 2018 at 11:43

    bravo karma.

  • dalla mutta 18 Agosto 2018 at 12:23

    un abbraccio alle famiglie coinvolte e a tutti i genovesi

    una CONSIDERAZIONE

    Si spendono 35.000 € per un’automobile munita di ABS, EDB, ESP, CCC, TTT, BBB, sensori parcheggio che sentono quando passa una scorreggia, retrocamera con cui vedi anche le formiche per terra, sistema che ti tiene in strada quando ti gratti il naso e ti distrai, airbag lato culo testa schiena orecchie, sistema di collegamento cell/Nasa tramite bluetooth al volante (praticamente parli con il volante)…

    Ma poi fai 45 mt di volo e ti accorgi che alla tua auto manca il paracadute e che lo Stato assassino, che ti multa se non fai la revisione dell’auto ogni 2 anni, si è scordato di manutenere la strada per la quale ti ha anche imposto di pagare il bollo di circolazione oltre al salatissimo pedaggio e sulla quale vuole farti credere di aver posto i tutor “per la tua sicurezza”.

    M A V A F F A N C U L O

  • fabio stuppiello 18 Agosto 2018 at 12:31

    Complimenti a Dalla Mutta, davvero righe intelligenti le sue; queste parole andrebbero fatte sentire in ogni angolo d’Italia.
    Aggiungo che anche i ragazzi giovani, nelle scuole che vivo, hanno un’idea dello Stato non bella, vivono con una cultura precisa la loro età

  • TORO1968 18 Agosto 2018 at 12:35

    Tanti abbonamenti forse farebbero capire a Cairo che vogliamo solo questo.

  • Maurizio Scarampi 18 Agosto 2018 at 13:04

    DALLA MUTTA 12:23,

    Bellissimo post, complimenti davvero.

    In passato ci siamo scornati ma voglio rendere onore alle Tue parole.

    CHAPEAU !!!!

  • GrilloParlante 18 Agosto 2018 at 13:12

    Una precisazione, la Autostrade per l’Italia talia è data in gestione alla famiglia Benetton, devi ringraziare loro sia per i pedaggi che per la manutenzione o meglio per l’assenza della stessa.

  • dalla mutta 18 Agosto 2018 at 13:45

    giusto..ma il finanziamento ai partiti faceva chiudere gli occhi sulle inadempienze del concessionario…a Benetton hanno appena rinnovato la concessione.. per me l origine delle colpe sono della mala politica..quindi da quelli che pensano a opere faraoniche inutili quando al di lá dei ponti attendiamo il prossimo nubifragio x piangere a Genova altri morti

  • onlybull 18 Agosto 2018 at 13:46

    Sarebbe ora che tutti i criticoni adesso corressero ad abbonarsi, mi sembrerebbe normale avere almeno le due curve completamente piene….lasciamo a quelli a strisce solamente lo spazio dedicato agli ospiti.

    SESFT

  • mauro.re 18 Agosto 2018 at 13:49

    Questa è la società che “abbiamo ” creato e che come pecore seguiamo senza mai ribellarci basta che ci diano un po di mangime , è la società dell’ipocrisia !!!

    3 anni fa il FATTO QUOTIDIANO denuncio sulle sue pagine che il Governo Renzi aveva rinnovato la concessione di AUTOSTRADE al Gruppo atlanta  ( Benetton) con sede in LUSSEMBURGO fino al 2038 e senza nessuna gara di APPALTO………adesso dopo l’IMMANE TRAGEDIA che naturalmente noi “poveretti subiamo ” siamo qui a schifarci giustamente ma c’e chi aveva denunciato passando per “spalamer.da !!!!

    E per me la stessa ipocrisia (con le grandissime differenze ma la sostanza ipocrita non cambia) dove fino a 2 giorni fa si leggeva di ogni . ora ci hanno dato in pasto un GOBBO allora tutti in fila a fare abbonamenti e ad osannare il NANO ………

    Bah probabile che sia io il mentecatto……..ma se è cosi sono felice di esserlo….!!!!!

  • mauro.re 18 Agosto 2018 at 13:55

    Detto cio , invito alcuni personaggi assidui freuqentatori del sito ad andare nello storico e rileggersi i loro commenti OSANNANTI  dell’agosto 2017, agosto 2016 agosto 2015 ecc ecc ecc ecc ………………

    Un ultima considerazione verso alcuni GENI del sito che ridicolizzavano la raccolta firme contro Cairo, mi piace pensare che comunque sia servita a dargli una svegliata……perché non ho mai SCRITTO che non siano arrivati buoni giocatori o alcuni elementi di livello , ho solo scritto non digerisco il GOBBO e non lo digeriro MAI…….poi se la butta dentro ben venga……..ma non sara mai e poi mai un mio “idolo ” calcistico……!!!!!

  • BERTU62 18 Agosto 2018 at 14:04

    Buongiorno a tutti….

    Oggi, fra poco più di 4 ore, alle 18:00 per essere precisi, inizierà ufficialmente il campionato di Calcio di Serie A 2018/19…..Inizierà a dispetto della tragedia di Genova, inizierà con tutto il suo corte di gente festosa e pullman al seguito, inizierà a Verona con la partita Chievo Verona – Juventus e poco importa se a breve distanza proprio in questo momento si stanno svolgendo i funerali di alcune delle vittime di Genova, e poco importa se anche qui ci saranno persone e macchine al seguito ma non festose, no, proprio no…..

    Spesso ci si giustifica dicendo che “Lo spettacolo deve continuare…” ma questa volta forse sarebbe stato meglio se invece si fosse fermato, perché su quel ponte, quel maledetto ponte ci siamo passati tutti, ma proprio tutti, almeno 1 volta nella vita, ed il suo crollo è costato appunto la vita, l’unica che ognuno di noi ha, a persone come noi, padri, figli, nipoti, operai, autisti, imprenditori, calciatori….. Questa tragedia però non è naturale, non è un avvenimento straordinario accaduto per colpa della natura, accaduto senza che si potesse fare niente per evitarlo, accaduto per cataclisma non preventivabile: è accaduto per un errore umano, e degli esseri umani hanno perso tutto!

    Giocare a calcio oggi, gioire per un gol di CR7 oppure una parata di Sorrentino, sarà difficile, molto difficile…sarebbe stato meglio fermarsi….

  • GrilloParlante 18 Agosto 2018 at 14:05

    @Dalla, per quanto riguarda i controlli erano fatti in casa, quindi con palese conflitto di interessi. Ovviamente la colpa è anche di chi ha fatto le leggi.
    gi

  • GrilloParlante 18 Agosto 2018 at 14:07

    Oltre alle varie denunce sullo stato del ponte già nel 2003 era stato definito a fine vita… Altro scempio italiano.

  • Pepito 18 Agosto 2018 at 14:11

    IL DISASTRO INUTILMENTE ANNUNCIATO DI GENOVA: UN PAESE CHE NON RADDOPPIA E SOSTITUISCE LE VECCHIE INFRASTRUTTURE SI AMMAZZA CON LE SUE MANI. DA 20 ANNI LA PRIMA IDEA DELLA GRONDA A GENOVA NACQUE PER RADDOPPIARE E ABBATTERE IL PONTE MORANDI, MA IL PARTITO DEI NO E POI I 5S SI SONO SEMPRE OPPOSTI. E SE PENSATE LO STATO INVESTA MEGLIO DEI PRIVATI, I NUMERI DICONO IL CONTRARIO, ANZI LO STATO E’ DUE VOLTE COLPEVOLE PERCHE’ LASCIA SECRETATE LE CONVENZIONI AUTOSTRADALI DEI CONCESSIONARI PRIVATI

    Il tragico crollo di circa 200 metri del viadotto Morandi a Genova ci consegna – oltre a un doloroso bilancio di vittime – due gravissime emergenze che non investono solo il capoluogo ligure, ma l’intera Italia.

    La prima riguarda l’interruzione di un asse viario essenziale non solo tra Genova Ovest ed Est, che ora rischiano di essere di fatto per anni quasi separate come Berlino ai tempi della Guerra fredda, ma tra il porto di Genova, il maggior scalo di container italiano, e l’intero asse occidentale della E80, che da Lisbona giunge fino al confine orientale dell’Anatolia. Per l’intensissimo traffico pesante che percorreva l’A10, l’Autostrada da Ventimiglia fino a Genova, ora per aggirare l’interruzione del ponte Morandi servirà salire fino a Novi Ligure per poi riscendere verso la A7 e reinstradarsi nella A12, che va verso La Spezia. E’ un collo di bottiglia micidiale per la movimentazione delle merci portuali in partenza e in arrivo, comporta due ore minime di percorso in più, e un danno non solo per la vita quotidiana dei genovesi ma per le attività economiche locali e nazionali complessivamente valutabile in diversi miliardi di euro l’anno. Una simile emergenza su un asse viario di rilevanza europea dovrebbe immediatamente condurre il governo a soluzioni progettuali ed esecutive, sulla base di appropriate valutazioni costi-benefici, con un cronoprogramma il più spedito possibile. E’ una vera emergenza nazionale.

    La seconda emergenza si desume invece dalla lunga storia che esita nella tragedia di ieri. E’ una storia, purtroppo, specchio dei tempi che viviamo da alcuni decenni nelle opere pubbliche del nostro Paese. Stretti dall’incapacità di farne di nuove – per le mille obiezioni e resistenze ai progetti, per l’inconcludenza delle conferenze di servizio con le Autonomie locali, per il regime di reiterate impugnative, insomma per tutto ciò che in Italia conduce quando va bene un’opera del valore di 100 milioni a dover registrare in media più di 15 anni dall’inizio del suo iter alla sua realizzazione – i decenni passano invano: e così le opere nuove non si fanno, e nel frattempo quelle antiche vanno incontro all’inevitabile usura di carichi di traffico sempre maggiori. E talora, tragicamente, crollano. Ed è anche questa una vera emergenza nazionale, visto che ieri l’Istituto per la Tecnica delle Costruzioni del CNR ha ricordato che in Italia “sono migliaia i ponti stradali ad aver superato i 50 anni di età, che corrispondono alla vita utile associabile alle opere in calcestruzzo armato realizzate con le tecnologie disponibili nel secondo dopoguerra. Hanno superato, oggi, la durata di vita per la quale sono stati progettati e costruiti”.

    Visto che saranno a questo punto le indagini della magistratura e tecniche a far luce sul crollo di ieri, che cosa sappiamo comunque già fin d’ora, per poter giungere a questa prima durissima conclusione? Mettiamole in fila.

    Primo: le obiezioni e i dubbi tecnici sulla tenuta del ponte Morandi erano state avanzate da anni. Il professor Antonio Brencich, docente di tecnica delle costruzioni in cemento armato all’Università di Genova, nel 2016 aveva diffusamente e criticamente argomentato sulla tenuta della portanza dell’opera realizzata secondo il brevetto-Morandi. “il ponte Morandi è un fallimento dell’ingegneria”, aveva detto, e già alla fine degli anni Novanta il costo complessivo nei decenni della manutenzione aveva superato l’80% del costo di sostituzione”. Le critiche trovarono eco ance in interrogazioni parlamentari, alle quali seguirono rassicurazioni ieri drammaticamente smentite. Prima di allora, già nel 2012 Cofindustria Genova aveva drammaticamente preconizzato l’eventualità del crollo del’opera, visti i suoi storici problemi legati alle tecniche di realizzazione e considerato il carico crescente di traffico. Ma la reazione furono sberleffi.

    Secondo: la sostituzione del discusso ponte Morandi era infatti prevista nella prima versione della Gronda di ponente, il nuovo passante autostradale genovese per alleviare l’A10 la cui storia iniziale risale addirittura al 1984, e poi fermata dal TAR nel 1990. A questo seguì il cosiddetto progetto della Gronda Bassa, che avrebbe appunto consentito l’abbattimento del ponte Morandi, favorevoli Anas e Regione Liguria ma contrari Comune e Provincia. Che poi verrà accantonato per ragioni ambientali a favore, nel tempo, di altri tragitti spostati dalla città alla montagna: la Gronda Alta che da 17 passava a 28 km di cui 20 in galleria e 2,5 in viadotto; poi la Gronda Ampia ancor più a Nord che diventava di quasi 40 km e raddoppiava i costi; infine una nuova Gronda Bassa che tagliava i costi a 2,5 miliardi ma con tunnel sotto il Polcevera, proprio il torrente scavalcato da ponte Morandi. Tutti coloro che hanno detto No all’idea stessa della Gronda e ai sui primi ipotizzati tragitti a valle hanno un pesante responsabilità storica, dopo la tyragedia di ieri

    Terzo: l’opposizione alla Gronda di movimenti ambientalisti e poi da parte del Movimento Cinque Stelle è sempre stata forte e decisa. Tanto che ancora nel 2013 sul sito ufficiale del Movimento un documento ufficiale attaccava come infondata “favoletta” quella dei dubbi sulla tenuta del ponte Morandi, una scusa insomma per realizzare l’inutile Gronda, e respingendo frontalmente le considerazioni che fin dal 2009 erano state avanzate da Autostrade per l’Italia, la concessionaria privata dell’A10 che aveva proposto nel 2009 la Gronda Bassa e l’abbattimento del ponte Morandi, giustificata considerando l’ormai inadeguatezza dell’opera “visti i 2,5 milioni di transiti l’anno, il quadruplicamento del traffico nei precedenti 30 anni, destinato a crescere di un ulteriore 30% nei successivi”. Nessuna sorpresa dunque che l’attuale ministro alle Infrastrutture Toninelli abbia posto la Gronda nell’elenco delle opere pubbliche che, come la TAV Torino-Lione e tante altre, il governo si riserva di riconsiderare o annullare. Peccato che, in questo caso, purtroppo gli allarmi sul ponte Morandi per procedere alla realizzazione della Gronda – oltre alla congestione perenne dell’asse unico autostradale urbano genovese – sia siano rivelati ieri tragicamente fondati. Quindi ora, grazie al partito del no pregiudiziale, niente infrastruttura nuova e nemmeno più quella vecchia, oltre il bilancio terribile delle vittime.

    Quarto: l’Europa e le sue regole di bilancio pubblico, contro cui qualcuno del governo a cominciare da Salvini ieri ha tuonato subito, non c’entrano nulla con il crollo del viadotto. Autostrade per l’Italia è concessionario privato del gruppo Atlantia controllato dai Benetton. Il problema semmai in questo caso è un altro. In particolare, e lo accerteranno i magistrati, se la società abbia sempre investito il necessario nei controlli e nella manutenzione del viadotto. In generale, a noi giornalisti non è possibile saperlo con precisione: visto che, anche dopo il decreto Madia sull’accesso ai dati della PA, l’Italia resta l’unico Paese democratico al mondo in cui le convenzioni autostradali sono secretate, ergo non si può capire con precisione si l’aumento delle tariffe avviene in presenza di reali e verificati investimenti effettuati, o sulla base di quelli annunciati o comunque non verificati. La secretazione delle convenzioni autostradali è uno scandalo contro il quale mi batto da anni e anni, come sa chi segue cosa scrivo e cosa dico su radio24. Una battaglia condivisa con pochissimi, come il professor Marco Ponti, perché la politica di ogni colore, destra e sinistra, ha preferito l’opacità dei rapporti con i concessionari privati.

    Quinto: ma quanto spendiamo nel complesso per realizzare nuove infrastrutture di trasporto viario nel nostro Paese? I dati comparati rilasciati dall’OCSE ci parlano di una storia precisa. A euro costanti, al netto delle diverse inflazioni nazionali, l’investimento pubblico italiano per le strade a metà degli anni Novanta era intorno ai 7 miliardi annui, come nel Regno Unito e Spagna, per poi salire oltre 8 miliardi nel 2001, e crescere fino a oltre 15 miliardi nel 2006, superando la Francia a 14 e la Germania a 11 miliardi. Poi la crisi terribile dopo il 2008: riscendendo fino a sotto 4 miliardi annui tra 2010 e 2013, e risalendo faticosamente sopra i 4 miliardi risuperando la Spagna solo 2015, e scavalcando sopra i 5 miliardi il Regno Unito nel 2016. Ergo sì: lo Stato ha tagliato di brutto gli investimenti sulle strade, e un effetto molto rilevante l’ha esercitato la crisi di spesa dovuta alla trasformazione delle Province (sono oltre 5mila i chilometri di strade provinciali oggi interessate da interruzioni, frane e gravi problemi di tenuta del manto stradale). Questo però riguarda lo Stato cioè l’Anas: oltre il 50% dei più di 7mila chilometri di autostrade italiane sono gestiti invece dai due maggiori concessionari privati, un altro 20% da altri, i cui investimenti sono stati invece premiati da (opachi, come detto) aumenti di tariffe.

    Sesto: ma a parte la spesa per realizzare strade e ponti nuovi, per la manutenzione stradale quanto spendiamo, per impedire ad esempio che ponti e viadotti crollino, come testimoniato da ben 12 casi gravi nell’ultimo decennio? Ecco, qui i conti non tornano. La fonte è sempre l’International Transport Forum delll’OCSE. E comprende la manutenzione stimata sia di strade urbane sia extraurbane. A euro costanti 2005, negli anni 2010-2015 l’Italia risulta con una spesa media in manutenzione stradale di circa 15mila euro a chilometro annuo. Solo la Norvegia ci supera, a quota 17mila. Tutti gli altri Paesi sono a quote molto più basse: il Regno Unito 8mila euro, l’Austria 7mila, la Francia 4mila, il Belgio 2mila. Verrebbe da dire che, se i numeri sono corretti, c’è un enorme problema di come li spendiamo davvero, questi soldi. Un enorme problema di trasparenza e di efficienza dell’allocazione delle risorse pubbliche. Non è affatto vero che lo Stato gestisca le autostrade meglio dei privati. Basti pensare alla biblica cinquantennale vicenda della Salerno-ReggioCalabria dell’Anas statale,inaugurata mille volte nei decenni dai politici ma che a tutt’oggi ha ancora 30 cantieri aperti e 8 – i maggiori – sospesi per Ferragosto. Mentre l’Anas stesso, per salvarlo dai maxi contenziosi, si pensava di annegarlo in Ferrovie prima che il governo attuale chieda a Ferrovie invece di salvare Alitalia: a pasticcio si sostituisce così un pasticcio ancor peggiore.

    Due emergenze nazionali, dunque, e basta effetti devastanti del no pregiudiziale a opere nuove. In tutta Italia ponti a rischio e viabilità congestionata sono un cappio al collo dello sviluppo e del lavoro, delle imprese e di milioni di cittadini. C’è bisogno di più investimenti pubblici trasparenti, e di investimenti privati trasparenti. E’ il modo migliore per non rendere vano il sacrificio doloroso di decine di vittime. Cit. Oscar Giannino

  • Pepito 18 Agosto 2018 at 14:12

    IL DISASTRO INUTILMENTE ANNUNCIATO DI GENOVA: UN PAESE CHE NON RADDOPPIA E SOSTITUISCE LE VECCHIE INFRASTRUTTURE SI AMMAZZA CON LE SUE MANI. DA 20 ANNI LA PRIMA IDEA DELLA GRONDA A GENOVA NACQUE PER RADDOPPIARE E ABBATTERE IL PONTE MORANDI, MA IL PARTITO DEI NO E POI I 5S SI SONO SEMPRE OPPOSTI. E SE PENSATE LO STATO INVESTA MEGLIO DEI PRIVATI, I NUMERI DICONO IL CONTRARIO, ANZI LO STATO E’ DUE VOLTE COLPEVOLE PERCHE’ LASCIA SECRETATE LE CONVENZIONI AUTOSTRADALI DEI CONCESSIONARI PRIVATI

    Il tragico crollo di circa 200 metri del viadotto Morandi a Genova ci consegna – oltre a un doloroso bilancio di vittime – due gravissime emergenze che non investono solo il capoluogo ligure, ma l’intera Italia.

    La prima riguarda l’interruzione di un asse viario essenziale non solo tra Genova Ovest ed Est, che ora rischiano di essere di fatto per anni quasi separate come Berlino ai tempi della Guerra fredda, ma tra il porto di Genova, il maggior scalo di container italiano, e l’intero asse occidentale della E80, che da Lisbona giunge fino al confine orientale dell’Anatolia. Per l’intensissimo traffico pesante che percorreva l’A10, l’Autostrada da Ventimiglia fino a Genova, ora per aggirare l’interruzione del ponte Morandi servirà salire fino a Novi Ligure per poi riscendere verso la A7 e reinstradarsi nella A12, che va verso La Spezia. E’ un collo di bottiglia micidiale per la movimentazione delle merci portuali in partenza e in arrivo, comporta due ore minime di percorso in più, e un danno non solo per la vita quotidiana dei genovesi ma per le attività economiche locali e nazionali complessivamente valutabile in diversi miliardi di euro l’anno. Una simile emergenza su un asse viario di rilevanza europea dovrebbe immediatamente condurre il governo a soluzioni progettuali ed esecutive, sulla base di appropriate valutazioni costi-benefici, con un cronoprogramma il più spedito possibile. E’ una vera emergenza nazionale.

    La seconda emergenza si desume invece dalla lunga storia che esita nella tragedia di ieri. E’ una storia, purtroppo, specchio dei tempi che viviamo da alcuni decenni nelle opere pubbliche del nostro Paese. Stretti dall’incapacità di farne di nuove – per le mille obiezioni e resistenze ai progetti, per l’inconcludenza delle conferenze di servizio con le Autonomie locali, per il regime di reiterate impugnative, insomma per tutto ciò che in Italia conduce quando va bene un’opera del valore di 100 milioni a dover registrare in media più di 15 anni dall’inizio del suo iter alla sua realizzazione – i decenni passano invano: e così le opere nuove non si fanno, e nel frattempo quelle antiche vanno incontro all’inevitabile usura di carichi di traffico sempre maggiori. E talora, tragicamente, crollano. Ed è anche questa una vera emergenza nazionale, visto che ieri l’Istituto per la Tecnica delle Costruzioni del CNR ha ricordato che in Italia “sono migliaia i ponti stradali ad aver superato i 50 anni di età, che corrispondono alla vita utile associabile alle opere in calcestruzzo armato realizzate con le tecnologie disponibili nel secondo dopoguerra. Hanno superato, oggi, la durata di vita per la quale sono stati progettati e costruiti”.

    Visto che saranno a questo punto le indagini della magistratura e tecniche a far luce sul crollo di ieri, che cosa sappiamo comunque già fin d’ora, per poter giungere a questa prima durissima conclusione? Mettiamole in fila.

    Primo: le obiezioni e i dubbi tecnici sulla tenuta del ponte Morandi erano state avanzate da anni. Il professor Antonio Brencich, docente di tecnica delle costruzioni in cemento armato all’Università di Genova, nel 2016 aveva diffusamente e criticamente argomentato sulla tenuta della portanza dell’opera realizzata secondo il brevetto-Morandi. “il ponte Morandi è un fallimento dell’ingegneria”, aveva detto, e già alla fine degli anni Novanta il costo complessivo nei decenni della manutenzione aveva superato l’80% del costo di sostituzione”. Le critiche trovarono eco ance in interrogazioni parlamentari, alle quali seguirono rassicurazioni ieri drammaticamente smentite. Prima di allora, già nel 2012 Cofindustria Genova aveva drammaticamente preconizzato l’eventualità del crollo del’opera, visti i suoi storici problemi legati alle tecniche di realizzazione e considerato il carico crescente di traffico. Ma la reazione furono sberleffi.

    Secondo: la sostituzione del discusso ponte Morandi era infatti prevista nella prima versione della Gronda di ponente, il nuovo passante autostradale genovese per alleviare l’A10 la cui storia iniziale risale addirittura al 1984, e poi fermata dal TAR nel 1990. A questo seguì il cosiddetto progetto della Gronda Bassa, che avrebbe appunto consentito l’abbattimento del ponte Morandi, favorevoli Anas e Regione Liguria ma contrari Comune e Provincia. Che poi verrà accantonato per ragioni ambientali a favore, nel tempo, di altri tragitti spostati dalla città alla montagna: la Gronda Alta che da 17 passava a 28 km di cui 20 in galleria e 2,5 in viadotto; poi la Gronda Ampia ancor più a Nord che diventava di quasi 40 km e raddoppiava i costi; infine una nuova Gronda Bassa che tagliava i costi a 2,5 miliardi ma con tunnel sotto il Polcevera, proprio il torrente scavalcato da ponte Morandi. Tutti coloro che hanno detto No all’idea stessa della Gronda e ai sui primi ipotizzati tragitti a valle hanno un pesante responsabilità storica, dopo la tyragedia di ieri

    Terzo: l’opposizione alla Gronda di movimenti ambientalisti e poi da parte del Movimento Cinque Stelle è sempre stata forte e decisa. Tanto che ancora nel 2013 sul sito ufficiale del Movimento un documento ufficiale attaccava come infondata “favoletta” quella dei dubbi sulla tenuta del ponte Morandi, una scusa insomma per realizzare l’inutile Gronda, e respingendo frontalmente le considerazioni che fin dal 2009 erano state avanzate da Autostrade per l’Italia, la concessionaria privata dell’A10 che aveva proposto nel 2009 la Gronda Bassa e l’abbattimento del ponte Morandi, giustificata considerando l’ormai inadeguatezza dell’opera “visti i 2,5 milioni di transiti l’anno, il quadruplicamento del traffico nei precedenti 30 anni, destinato a crescere di un ulteriore 30% nei successivi”. Nessuna sorpresa dunque che l’attuale ministro alle Infrastrutture Toninelli abbia posto la Gronda nell’elenco delle opere pubbliche che, come la TAV Torino-Lione e tante altre, il governo si riserva di riconsiderare o annullare. Peccato che, in questo caso, purtroppo gli allarmi sul ponte Morandi per procedere alla realizzazione della Gronda – oltre alla congestione perenne dell’asse unico autostradale urbano genovese – sia siano rivelati ieri tragicamente fondati. Quindi ora, grazie al partito del no pregiudiziale, niente infrastruttura nuova e nemmeno più quella vecchia, oltre il bilancio terribile delle vittime.

    Quarto: l’Europa e le sue regole di bilancio pubblico, contro cui qualcuno del governo a cominciare da Salvini ieri ha tuonato subito, non c’entrano nulla con il crollo del viadotto. Autostrade per l’Italia è concessionario privato del gruppo Atlantia controllato dai Benetton. Il problema semmai in questo caso è un altro. In particolare, e lo accerteranno i magistrati, se la società abbia sempre investito il necessario nei controlli e nella manutenzione del viadotto. In generale, a noi giornalisti non è possibile saperlo con precisione: visto che, anche dopo il decreto Madia sull’accesso ai dati della PA, l’Italia resta l’unico Paese democratico al mondo in cui le convenzioni autostradali sono secretate, ergo non si può capire con precisione si l’aumento delle tariffe avviene in presenza di reali e verificati investimenti effettuati, o sulla base di quelli annunciati o comunque non verificati. La secretazione delle convenzioni autostradali è uno scandalo contro il quale mi batto da anni e anni, come sa chi segue cosa scrivo e cosa dico su radio24. Una battaglia condivisa con pochissimi, come il professor Marco Ponti, perché la politica di ogni colore, destra e sinistra, ha preferito l’opacità dei rapporti con i concessionari privati.

    Quinto: ma quanto spendiamo nel complesso per realizzare nuove infrastrutture di trasporto viario nel nostro Paese? I dati comparati rilasciati dall’OCSE ci parlano di una storia precisa. A euro costanti, al netto delle diverse inflazioni nazionali, l’investimento pubblico italiano per le strade a metà degli anni Novanta era intorno ai 7 miliardi annui, come nel Regno Unito e Spagna, per poi salire oltre 8 miliardi nel 2001, e crescere fino a oltre 15 miliardi nel 2006, superando la Francia a 14 e la Germania a 11 miliardi. Poi la crisi terribile dopo il 2008: riscendendo fino a sotto 4 miliardi annui tra 2010 e 2013, e risalendo faticosamente sopra i 4 miliardi risuperando la Spagna solo 2015, e scavalcando sopra i 5 miliardi il Regno Unito nel 2016. Ergo sì: lo Stato ha tagliato di brutto gli investimenti sulle strade, e un effetto molto rilevante l’ha esercitato la crisi di spesa dovuta alla trasformazione delle Province (sono oltre 5mila i chilometri di strade provinciali oggi interessate da interruzioni, frane e gravi problemi di tenuta del manto stradale). Questo però riguarda lo Stato cioè l’Anas: oltre il 50% dei più di 7mila chilometri di autostrade italiane sono gestiti invece dai due maggiori concessionari privati, un altro 20% da altri, i cui investimenti sono stati invece premiati da (opachi, come detto) aumenti di tariffe.

    Sesto: ma a parte la spesa per realizzare strade e ponti nuovi, per la manutenzione stradale quanto spendiamo, per impedire ad esempio che ponti e viadotti crollino, come testimoniato da ben 12 casi gravi nell’ultimo decennio? Ecco, qui i conti non tornano. La fonte è sempre l’International Transport Forum delll’OCSE. E comprende la manutenzione stimata sia di strade urbane sia extraurbane. A euro costanti 2005, negli anni 2010-2015 l’Italia risulta con una spesa media in manutenzione stradale di circa 15mila euro a chilometro annuo. Solo la Norvegia ci supera, a quota 17mila. Tutti gli altri Paesi sono a quote molto più basse: il Regno Unito 8mila euro, l’Austria 7mila, la Francia 4mila, il Belgio 2mila. Verrebbe da dire che, se i numeri sono corretti, c’è un enorme problema di come li spendiamo davvero, questi soldi. Un enorme problema di trasparenza e di efficienza dell’allocazione delle risorse pubbliche. Non è affatto vero che lo Stato gestisca le autostrade meglio dei privati. Basti pensare alla biblica cinquantennale vicenda della Salerno-ReggioCalabria dell’Anas statale,inaugurata mille volte nei decenni dai politici ma che a tutt’oggi ha ancora 30 cantieri aperti e 8 – i maggiori – sospesi per Ferragosto. Mentre l’Anas stesso, per salvarlo dai maxi contenziosi, si pensava di annegarlo in Ferrovie prima che il governo attuale chieda a Ferrovie invece di salvare Alitalia: a pasticcio si sostituisce così un pasticcio ancor peggiore.

    Due emergenze nazionali, dunque, e basta effetti devastanti del no pregiudiziale a opere nuove. In tutta Italia ponti a rischio e viabilità congestionata sono un cappio al collo dello sviluppo e del lavoro, delle imprese e di milioni di cittadini. C’è bisogno di più investimenti pubblici trasparenti, e di investimenti privati trasparenti. E’ il modo migliore per non rendere vano il sacrificio doloroso di decine di vittime.
    Cit. Oscar Giannino

  • Marco Corti 18 Agosto 2018 at 14:18

    Nessuno ha notato come nell’attuale governo si siano subito messi sulla difensiva?

    Mauro, digita la voce GRONDA, o NO GRONDA, (viabilità alternativa al ponte Morandi) per farti un’idea di come per incanto ora siano sparite dal Web grillino tutta una serie di posizioni oltranziste, assolutamente idiote. Certo, l’imbarazzo è forte, meglio puntare il dito sugli altri, come d’abitudine.

    Fine della disquisizione politica. Passiamo oltre che l’argomento del sito è un altro, meglio.

  • dalla mutta 18 Agosto 2018 at 14:22

    pepito quando le cose le vogliono fare non c ė nessun comitato o opposizione che ne blocca i lavori…poi se si fosse fatto la manutenzione anche ai tiranti centrali saremo a parlare solo dell inizio del campionato

  • mauro.re 18 Agosto 2018 at 14:28

    Corti , tu la butti subito in politica …mi sembra la TUA una sorta si difesa ad oltranza…….!!!

    Io sono solo un semplice cittadino che con il mio minidotato cervello pensa che sputtanare soldi su TAV , TAP o altre grandi opere che possono anche servire ma la priorità rimane , i nostri ponti (5 crollati in 3 anni)i nostri treni che deragliano sulle tratte interne dei pendolari………..

    è come se ti regalano una FERRARI poi non hai i soldi per la benzina……..non credi sia meglio una Smart e camminare……..?????

  • mauro.re 18 Agosto 2018 at 14:33

    Sai cosa me ne frega a ME se ci metto 2 ore su AV TRA Milano e ROMA…….se poi non ho un treno che mi fa Modena Mantova che prende mia figlia per andare a scuola e tutte le volte che passa sul ponte di PO lo fa ai 20 all’ora perché ritenuto non sicuro per la velocita normale…..??

    HO solo precisato che la collusione Politica-Imprenditori-Cooperative va avanti da 50 anni in Italia , c’e chi le denuncia poi rimane tutto come prima ………sempre Sordi poi ci svegliamo quando succede una tragedia….!!!!!

  • Karmagranata 18 Agosto 2018 at 14:48

    Sono nato in un paese dove due magistrati mettono a nudo il delinquenziale patto affaristico politico/mafioso e per questo vengono lasciati soli e fatti massacrare a colpi di tritolo. Sono nato in un paese dove lo Stato è nemico anche delle piu semplici verità (Ustica docet).Sono nato in un paese dove un contratto tra lo Stato e un privato viene coperto dal segreto di stato. Sono nato in questo paese e me ne vergogno.

  • italmexico 18 Agosto 2018 at 14:53

    Salve a tutti ragazzi. Purtroppo per questioni lavorative spesso non riesco a collegarmi e lo faccio appena posso.
    Io sono sempre stato il primo a criticare la societa’ cuando lo ritenevo giusto, ma adesso sarebbe dargli contro. Se chiudiamo cosí sara’ veramente un ottimo mercado!!!
    Solo una domani a Mauro. Re : tu chi avresti preso al posto di Zazza????

  • italmexico 18 Agosto 2018 at 14:56

    Ciao Karmagranata. Non te ne vergognare del nuestro paese, credimi che tantissimi pasi nel mondo sono peggiori dell’italia. Fidati fratello.

  • italmexico 18 Agosto 2018 at 15:23

    Paesi no pasi

  • dalla mutta 18 Agosto 2018 at 15:28

    grande italmexico…buon ritorno…

  • roberto79 18 Agosto 2018 at 19:40

    il Fatto quotidiano? ahah il quotidiano dei diffamatore di professione Travaglio…

    Cordoglio alla città di Genova

    Mercato da applausi

     

  • roberto79 18 Agosto 2018 at 19:42

    Meno Stato Più privato, con le regole a favore dei cittadini.

  • italmexico 18 Agosto 2018 at 20:09

    Ciao Fratello Dalla. Superó di riuscire a collegarmi piu spesso

  • italmexico 18 Agosto 2018 at 20:10

    Spero, non Superó. Maledetto t9

  • mauro.re 18 Agosto 2018 at 21:09

    Roberto79

    basta verificare se quello che ho scritto è diffamazione o verità…….

    Certo capisco la tua ironia , in fondo siamo nel “paese” dove è più facile metterlo in nkulo che in testa a certa gente….!!!!!!

  • Djordy64#Balotelli vieni al Toro!# 19 Agosto 2018 at 0:01

    @Dalla: applausi al tuo commento sulla tragedia di Genova. E grazie a Pepito per la dettagliata spiegazione.

    Faro molta molta fatica a dimenticare quanto è successo ad , una città che conosco bene a cui sono affezionatom a  un ponte che io stesso percorrevo spesso, almeno una ventina di volte l’anno. Per motivi i lavoro lo percorrevo 2 volte al mese anni fa , e l’ultima volta che l’ho percorso è stato 9 giorni prima del crollo. Quel giorno il ponte era pieno di auto e camion . Nulla mi dice che il ponte non sarebbe potuto crollare appunto 9 giorni prima e la tragedia , visto il traffico e il nr di vetture oltre che i camion e le cisterne , magari piene di gas o altro. In quel caso la trahedia avrebbe assunto proprpzioni se possibili ancora più devastanti.

    Non oso pensare quante vittime ci sarebbero state se fosse crollato  magari al rientro dalle ferie , la massa di gente che torna a casa il 26 Agosto . O ancora peggio a Settmebre dopo l’apertura delle scuole , la ripresa di tutti i lavoratori, magari all’ora di punta.

    No un incidente del genere non puo essere dimenticato , e qualcuno deve pagare. Carcere a vita per chi sara giudicato responsabile , per l’incuria , per il risparmio dei soldi della manutenzione, per non avere ascoltato i numerosissimi allarmi precedneti la tragedia, allamri che iniziarono già negli anni 90 e che suonarono rumorosi dal 2009

    Praticamente è stato un terremoto , ma non un terremoto naturale, bensi un terremoto causato da incuria , incapcità meneferghismo e superficialità.

    Oggi tornavo dalla Francia e mi sono fatto la Torino Savona.

    A ogni cavalcavia e su ogni viadotto pregavo, non credo sia accettabile.

    Ha ragione Mauro Re quando scrive che è inutile spenere soldi nella TAV o in infrastutture avveniristiche o magari , figurati, nel ponte sullo Stretto ….iniziamo a spendere nel mettere in sciurezza ciò che c’è e che va tutto ristrutturato

    Ha raguine Dalla quando dice che abbiamo auto piene di sistemi di sicurezza, ma non abbiamo nè paracadute e nè, aggiunro io, un Bag dal tetto della Vettura , ch esploda quando 10 tonnellate di cemento armato o un camion di piovono dall’alto. O un sistema che avvisi che il ponte sta crollando e fermi la vettura. Per Viareggio non ha pagato nessuno, cosi come per altre tragedie

    Per questa , che è inaccettabile, qualcuno deve pagare . Salvini , Conte e DiMaio pensateci voi

     

  • Djordy64#Balotelli vieni al Toro!# 19 Agosto 2018 at 0:18

    Cambiando argomento sono totalmente d’accordo con la Redazione , con i Mellano . Con una postilla: io ero già abbonato. Il tifoso vero non aspetta Zaza e Soriano per abbonarsi. Il tifoso vero si abbona a presincdere , si abbona come facevo io anche in B , si abbona anche quando in campo ci sono gli Oguro, i Karic, gli Orfei, i Doudou , gli Ivic, gli Ipouah i Ramallo  e tanti altri giocatori veramente di basso livello passati dal Toro.

    Questo Toro a maggior ragione merita piu abbonati, piu pubblico. E vero che questo stadio non ha capienza enorme e ha il grave difetto di non avere un numero di posti popolari sufficiente per accogliere tutti coloro che vorrebbero seguire la squadra senza svenarsi. Ma appoggio l’articolo. Stavolta davvero, a presicndere se ci sarà una  cessione obbligata causa modulo o causa numero o causa input del tecnico, lo stadio dovrebbe venire riempito.

    Ma io andavo allo stadio anche quando perdevamo 4-0 in casa col Ravenna, 4-0 in casa col Venezia, 5-0 in casa col Cagliari, 6-0 a Milano, 5-1 con la Fiorentina….tempi grami tempi bui ( allora le scoppole si susseguivano e non avvenivano a spot come ad esempio il 0-5 col Napoli o il 4-0 al Derby )ma il dovere di tifoso andrebbe fatto comunque . L’amore per la maglia dovrebbe esserci sempre a prescindere a giocatori tecnici e presidenti.

    Ma so che molti non saranno d’accordo con me .

    Forza Toro

  • Toro71(#PRIMAVERARESISTI) 19 Agosto 2018 at 1:02

    DJ, Punto 1: a prescindere na mazza! Punto 2)Non ci sono tifosi veri o falsi, ognuno fa quello che c….vuole e può. Punto 3: 13 anni di M non si dimenticano in un giorno per un discreto mercato.

  • TORO1968 19 Agosto 2018 at 1:11

    Concordo Djordi, tranne per la parola vero.

  • Marco Corti 19 Agosto 2018 at 2:44

    Si ma se insistete a parlare di ciò che è successo a Genova in questo modo, avrei da dire qualcosa, e mi scuso con i liguri se da romano mi intrometto in questa dolorosa faccenda che vi ha colpito in questo modo terribile, GRONDA e TAV non c’entrano una beata minkia tra loro. Tanto meno il ponte sullo stretto.

    Se poi mi si cita il Fatto quotidiano come vangelo, e si tralascia il fatto che il partito di riferimento di detto giornale ha fatto la guerra per anni a qualunque soluzione di viabilità alternativa a Ponte Morandi

    “Durerà altri 100 anni” andatevi a ricercare queste parole pronunciate da uno dei tanti idioti incapaci del vostro vangelo.

  • GrilloParlante 19 Agosto 2018 at 6:30

    @DJ: il tifoso vero non si appecora al Cairo di turno per vedere disfato il Torino e la sua storia. Il tifoso vero se necessario contesta e dopo 13 anni di stenti ha il sacrosanto diritto di incazzarsi. Non confondere l’amore per la maglia alla contestazione di una proprieta’ fino all’altro ieri sicuramente inadeguata. Ora, il mercato del 2018 ha dato discontinuita’ ai mercati passati. Saranno stati i risultati della campagna abbonamenti al 15 Agosto? Saranno stati i messaggi a valanga sui vari forum (incluso Toronews dove oramai il 50% dava contro Cairo)? Sara’ stata la petizione? Sara’ stato Cairo che si e’ scoperto tifoso del Toro? Sara’ stato il Cairo imprenditore che ha tirato le somme? Non possiamo saperlo ma e’ ovvio che c’e’ stato un cambio. Detto questo capisco sia chi ha rivisto il giudizio su Cairo, sia chi non ha cambiato opinione o chi aspetta di vedere come procederanno le cose. Riprendendo una parola usata ed abusata in questi mesi: “vedremo….”

  • topotoschi45 19 Agosto 2018 at 11:48

    lo so,son cinico ,pero’ un mister che si lamenta dell’abbondanza,non mi va.

    Poi la societa’ con il presidente in pma persona,naturalmente,lo rimbecca rispondendo che la qualita’va gestita,mi fa notare gia’ un’antitesi.

    Non vorrei fosse preludio a diatribe e scazzi vari.

    Poi vediamo chi esce.

    L’affaire Edera piaciuto poco,tanto per dire,vediamo se esce qualcuno il 31 e soprattutto chi

    Comunque lamentarsi del di piu’ e’ da ottusi,voleva Sadiq? che badola

  • BERTU62 19 Agosto 2018 at 12:51

    @topo, sappiamo delle Tue idee in merito alla società, però sul discorso Mazzarri bisogna dire una cosa: coerentemente con quanto ha da sempre detto, preferisce lavorare su una rosa ridotta (non di 25 elementi, per intenderci) e composta da un mix di giovani e meno-giovani (leggi scommesse/scommessine..)….Da come la vedo la questione sta così: un conto è gestire 17/18 titolari (fra 1° e 2° portiere, difensori centrali e centrocampisti ed attaccanti) più un numero variabile di giovani che accettano di buon grado di stare in panchina magari anche per più della metà dell’intero campionato, eppoi giocare solo scampoli di partite già segnate, senza fare casino e ringraziando anzi di stare nel gruppo dei grandi, ed un conto invece è gestire un folto gruppo di calciatori già affermati, vogliosi di giocare per mostrare tutto il Loro valore ed aumentarlo per gratificazioni personali o economiche, 25 giocatori in Rosa dove chi (inevitabilmente…) viene tenuto fuori fa casino, non fa (come si dice in gergo..) spogliatoio ma contribuisce ad alimentare malumore e risentimento…..Esperienza nella gestione di spogliatoi con parecchi “Galli” (e nessuna affinità col nostro Belotti) ne ha fatta parecchia il buon Mazzarri, dal Napoli all’Inter, soprattutto….

    Ancora nella conferenza stampa pre-partita di ieri, in risposta alle domande dei giornalisti sul mercato, ha risposto parlando del mercato IN USCITA, perché comunque, che piaccia o meno, qualcuno dovrà uscire: non si possono tenere tutti quanti visto che in campo si và in 11 e che Mazzarri non schiera 5 attaccanti, e ad andare via saranno quelli che avranno richieste da una parte e nullaosta di partire dall’altra…

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