Bisognava osare di più

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Dopo la pessima figura rimediata contro il Napoli, tra le mura domestiche, il Toro, nel turno infrasettimanale della 6^ giornata di campionato, ha giocato sul campo dell’Atalanta con solo obiettivo: primo non prenderle. E così è stato, perché alla fine dei 95 minuti, di cui 5 di recupero, il risultato non si è schiodato dall’iniziale 0 – 0. Un’altra sconfitta avrebbe fatto sorgere la parola crisi.

Mister Mazzarri è stato di parola, infatti tra gli undici scesi in campo c’erano delle novità: Parigini, al posto di Berenguer, e Moretti ha beneficiato di un turno di riposo, lasciando spazio all’ex Nantes Djidji, al suo esordio con la maglia granata. Inoltre, il Mister ha cambiato modulo, passando, per l’occasione, al 3 – 5 – 1 -1. Un pareggio a casa dell’Atalanta è un risultato apprezzabile, se non fosse per una classifica deficitaria a causa dei quattro punti persi per evidenti errori arbitrali.

Il pareggio ottenuto è frutto della prestazione maiuscola di Salvatore Sirigu, Salvatore di nome e di fatto, il migliore dl Toro, e di una prova indiscutibilmente positiva di Nicolas Nkoulou, perno della difesa, nonché di Ola Aina e dello stesso Djidji, anche se in misura minore. A centrocampo, nonostante un passo indietro rispetto alla gara di Udine, ha lottato Meité, la cui prestanza fisica è fuori discussione. Baselli, invece, ha deluso ancora una volta; il salto di qualità che aspettiamo da tempo, tarda a concretizzarsi. Belotti si è trovato abbastanza isolato, e due suoi calci piazzati si sono infranti contro la barriera atalantina. Parigini, lanciato da Mazzarri al primo minuto, ha evidenziato un buon impegno, ma non è stato in grado di fungere da spalla in modo efficace per il Capitano. Gli ingressi di Lukic e di Berenguer, rispettivamente al posto dell’infortunato De Silvestri (il suo recupero è stato troppo accelerato?), e di Parigini hanno dato più vivacità, mentre Zaza è subentrato a Baselli all’88°, restando in campo per sette minuti, considerando i cinque minuti di recupero. Zaza non sembrava troppo entusiasta d’essere stato chiamato a giocare gli ultimi scampoli di una partita, impostata sin dall’inizio sulla difensiva. Mazzarri ha dichiarato che nel finale ha osato e che la partita si poteva vincere, ma in che modo, se il Toro non ha fatto un tiro in porta?

Occorre tornare presto alla vittoria, se si vuole muovere significativamente ed effettivamente la classifica, per non ripetere l’andazzo degli ultimi campionati. I tre prossimi incontri vedranno il Toro giocare in trasferta a Verona contro il Chievo fanalino di coda e meno uno in classifica, poi affrontare il Frosinone all’Olimpico “Grande Torino”, per poi tornare in trasferta sul campo del Bologna. Sono tre partite che, sulla carta, sono ampiamente alla portata del Toro, ma dovrà essere un vero Toro, perché in passato sono stati regalati punti a squadre che venivano da una serie negativa di risultati. Non vorremmo che succedesse la stessa cosa contro il Chievo che, nelle prime sei giornate di campionato, ha raggranellato due punti, conseguenza dei pareggi in casa contro l’Empoli e in trasferta contro la Roma.

Vorremmo che Zaza e Soriano trovassero la giusta collocazione in seno alla squadra, perché due investimenti di questa portata e relativo potenziale, non possono trascorrere più tempo in panchina che sul terreno di gioco.

Intanto il sorprendente Sassuolo con 13 punti, sinora vero outsider, sta occupando con merito la terza posizione in classifica, forte della vittoria con il classico punteggio di 2 – 0 sul campo della Spal. Con tutto il rispetto, ma fa specie rilevare che Fiorentina, Spal, Genoa, Udinese e Parma sono avanti del Toro in classifica. E’ lapalissiano, ma per vincere occorre realizzare dei gol, e per conseguire questo obiettivo è altrettanto ovvio che serva un attacco che mandi la palla in rete. Si sente la mancanza di Iago Falque, e il Gallo Belotti è ancora un lontano parente del Belotti 100 milioni di Euro.

Franco Venchi

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