Un calcio al Var dal Sig. Biwaga

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Giovanni riceve la palla in mezzo al campo, la stoppa di petto, si guarda intorno per cercare un compagno…”Giò, passala, passala”  urlano dalla panchina, il suo avversario da tergo lo fiacca con un colpo nelle reni, Giò rimane in piedi, si gira sulla sua sinistra, calcia di destro lungo linea verso il compagno ma la palla termina in fallo laterale. Pioveva, le maglie erano fradice, il terreno intriso d’acqua con qualche raro ciuffo d’erba dava un senso a quel, solo in parvenza triste, campetto di periferia. “dai “spugna” (il soprannome del piccoletto a nome Carlo che beveva acqua in continuazione) portala giù sta palla! vaiii…buttala in mezzo!” Spugna mancino in maglia Granata con il numero 7 sulle spalle calzettoni bassi effettua un cross che arriva in area a mezza altezza, sul quale si avventa il “nero” (soprannome di Luis Biwaga ragazzino di origine Congolese) che impatta la palla con la fronte e…”gooooool!!!” Mancava poco alla fine della partita, i compagni quasi increduli si gettarono addosso a Luís tirandogli pacche sulle spalle e sommergendolo di abbracci quasi a soffocarlo si gettarono tutti nel fango a festeggiare. Nel frattempo gli avversari in maglia bianca (ormai color fango) circondavano l’arbitro, che in giacchetta nera incuteva comunque timore, per chiedere di annullare il gol per fuorigioco. Battibecco tra le panchine e su gli spalti dove anche uno sparuto gruppo di tifosi armati di ombrello se le mandavano a dire. L’arbitro si diresse verso il guardalinee infreddolito, confabularono per qualche istante e poi imperterrito indicò il centrocampo convalidando il gol. Non si fece tempo a riprendere la partita che il triplice fischio decretò il termine dell’incontro mandando tutti sotto la doccia. Gioia e mugugni nei rispettivi spogliatoi durarono qualche istante fino a quando arrivò Don Filippo che entrò a congratularsi prima nello spogliatoio degli arbitri, poi in quello degli sconfitti e infine in quello dei vincitori dove si intrattenne un po’ più a lungo. Fuori dall’impianto il pubblico attendeva l’uscita dei giocatori. Misurato nella discussione, ognuno portava le proprie convinzioni in merito a quel gol chiacchierato che per taluni avrebbe condizionato il proseguo del torneo organizzato da gli oratori di tutta la regione. Torneo che destava molto interesse nei vari paesi che ne facevano un vanto di bandiera e di Parrocchia. Si fece avanti un tifoso dotato di macchina fotografica asserendo di aver scattato alcune fotografie proprio dell’azione che portò al gol, rimandando così la discussione a qualche giorno dopo quando avrebbe sviluppato il rullino. Era cessato di piovere, i giocatori uscivano alla spicciolata ma, per lo stupore di tutti, vincitori e vinti si erano già lasciati la partita alle spalle dandosi appuntamento la sera in un locale dove gli sconfitti avrebbe offerto birra per tutti. Per ultimo uscì Don Filippo che si era prodigato appositamente nei rispettivi spogliatoi per tessere la tela della sportività, facendone valere i dettami dello Sport. Ignaro di ciò, gli si avvicinò il tifoso con la macchina fotografica…”Don ho le prove per valutare la validità del gol, appena avrò lo sviluppo del rullino porterò il tutto alla sua attenzione”. Il silenzio calò tra i presenti,  facendo a pugni con l’atmosfera che si era creata in quel momento. Ci pensò Luis Biwaga a stemperare il clima e rivolgendosi al proprio allenatore con il suo discreto Italiano cadenzato disse:”mister se mi annullavano quel gol sarei diventato “nero” dalla rabbia!”. Ilarità generale e un applauso scrosciante riportarono quel pomeriggio nella giusta dimensione di festa dello sport, lasciando però ancora un po’ di spazio a dubbi e polemiche in attesa venissero sviluppate le fotografie. A metà settimana durante la riunione del comitato organizzatore del torneo che prendeva in esame le carte arbitrali (ammonizioni- marcatori ecc…ecc…) si presentò il tifoso fotografo con la busta contenente i provini del rullino e li consegnò nelle mani di Don Filippo. Stava per crearsi un pericoloso precedente, ma la curiosità è fatta uomo anche in veste Spirituale e il Don, pur restio, si adeguò alla visione degli stessi. Non pareva essere vero, i provini erano completamente neri, nessuna immagine a supporto, nessuna fotografia, nessuna moviola quindi, non esisteva certo il Var. Alzata di spalle degli organizzatori che continuarono divertiti, in parte increduli, a svolgere i loro compiti mentre nella mente di Don Filippo si insinuò un dubbio… quel diavoletto del “nero” aveva colpito ancora! “Luiiiiis!” – Era un mio amico il “nero” giocavamo insieme all’oratorio e ci divertivamo un sacco. Mi piace pensare al Sig. Biwaga in giro per il mondo e sono certo che come al sottoscritto, questo calcio così com’è è diventato adesso, non piaccia proprio più. Un forte abbraccio da Granata a tutti voi che avete trovato il tempo di leggermi. Con affetto.

Carlo Testa

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