De Zerbi: “i granata punteranno alla Champions League”

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Come riparte il Sassuolo?
“Si riparte da una buona base con dei nuovi arrivi che giocheranno da subito. Voglio che questo Sassuolo abbia l’entusiasmo di giocarsela con tutti. Lo abbiamo fatto lo scorso anno, quest’anno a maggior ragione dovremo rifarlo. Ripartiamo con umiltà, sapendo che non possiamo competere con tutti alla pari. Dobbiamo mettere a punto ancora tante cose ma c’è la voglia di andare un po’ oltre a quello che dice la carta”.

Come si riparte nella fase offensiva e nella fase difensiva?
“Dipende da tutto. Fare gol o non prenderli è responsabilità di tutti. Contro lo Spezia il primo tempo doveva finire 3-0 ma non per le occasioni avute ma perché non abbiamo subito un tiro e abbiamo sprecato potenziali occasioni da gol. Se ci viene un po’ di cinismo, un po’ di cattiveria, aumentiamo il numero di gol e chiudiamo le gare. La stessa cosa vale per la fase di non possesso. Abbiamo preso qualche gol di troppo e mi sono concentrato tanto su questo aspetto in estate. Stiamo lavorando più dell’anno scorso su questo aspetto, vorrei che diventassimo più solidi e aggressivi”.

Locatelli il nuovo Sensi?
“Abbiamo un centrocampo con diverse qualità. Spero che questo sia l’anno di Locatelli, punto tantissimo su di lui. E’ maturato molto rispetto all’anno scorso, si sta completando e gli manca l’ultimo step per arrivare a fare il salto. Ha tutto e deve completarsi. Questa è una mia investitura ma sarà il campo a dire se giocherà. Mi aspetto tanto da lui ma anche da Rogerio o da Caputo, con quest’ultimo che non deve dimostrare nulla. Ha già fatto tanto, l’allenatore stravede per lui. E’ sempre il campo che giudica, può fare il centravanti in un attacco a tre, è intelligente, completo, è un acquisto importante”.

Che ruolo avranno i giovani che ha portato in ritiro ad esempio Raspadori e Kolaj?
“Raspadori rimarrà con noi tutto l’anno. Stravedo anche per lui, penso che possa avere un futuro molto importante, poi è chiaro che bisogna capire come finirà il mercato ma rimarrà qui. Bisogna capire chi arriverà, per stabilire se sarà centravanti o esterno ma è un giocatore intelligente. Io lo vedo più centravanti, è un giocatore completo. Un ragazzo top, è un Magnanelli 18enne”.

Con quale modulo scenderà in campo il Toro? E sul mercato può dirci qualcosa?
“Ho le idee chiare sulla gara di domani, sarebbe grave se non le avessi chiare ma abbiamo già in testa quello che faremo. Mi aspetto una partita di personalità e coraggio. Pronti a fare quello che è nelle nostre qualità, rispettando l’avversario. Loro hanno già delle partite vere sulle gambe, hanno fatto un grande mercato in questi anni e punteranno alla Champions League e anche giovedì hanno fatto una grande gara e non sarei sorpreso se la ribaltassero. Per il mercato ne parleremo il 3 settembre, sapendo che c’è ancora tanto da fare se vogliamo dare seguito alle parole dette. Vogliamo alzare l’asticella, vogliamo tutti fare questo passo in avanti ma perdiamo Demiral, Sensi, Lirola, Boateng e quindi bisogna essere realisti. Sono felice di questa squadra, sono innamorato ma dobbiamo completare la rosa sapendo che ci sono state partenze pesanti. Chi è arrivato è forte, da Toljan a Obiang che è un valore assoluto per noi e riuscirà a colmare il gap di fisicità. Caputo si addice al 100% a noi, Traorè è un talento purissimo ma manca ancora qualcosa. Se non faremo niente ci rimbocchiamo le maniche, mettiamo l’elmetto e andiamo dritti per dritti ma dobbiamo anche parlare chiaro ma non possiamo cambiare le cose”.

Quanto le dà fastidio, se le dà fastidio, avere la squadra incompleta con il campionato ormai alle porte?
“Mi dà fastidio soprattutto nei ruoli di comando del gioco perché il difensore centrale e i centrocampisti bassi sono quelli che danno il via al gioco. Non ho preoccupazioni che non arriveremo a comandare il gioco, è chiaro che abbiamo 4 nuovi in quei ruoli, è più difficile avere le stesse capacità e conoscenze dell’anno scorso ma ci arriveremo ma questa è la difficoltà di fare la squadra in corsa. L’anno scorso con l’Inter siamo arrivati con tutti gli effettivi tranne Marlon e Locatelli che si allenavano dal primo giorno di ritiro. Non sarà mai una scusa, chi giudica, deve tenere in conto questo aspetto”.

Difesa a 3 o a 4 domani?
“Giocheremo con la difesa a 4 perché non abbiamo ancora provato la difesa a 3 con i tre difensori, con i due difensori e il centrocampista può essere”.

Come vive il prepartita? Quanto incide lo staff nel lavoro quotidiano e in partita?
“Non sono ripetitivo. Il calcio, come la vita, non è mai uguale. E come martellamento, mi piace variare, anche per divertirmi io stesso. Il mio staff lavora e vive con me in simbiosi, io sono la punta dell’iceberg ma nei cambi Possanzini ha un ruolo determinante, spesso li decide lui e se dovete criticare i cambi quindi criticate lui. I preparatori lavorano dal punto di vista atletico ma hanno un ruolo determinante nella gestione, il match analyst si occupa dell’aspetto tattico. Poi Cavalli mi dà una mano nel suddividere la torta del lavoro, mi dà un pocihno di riepilogo su quello che è stato il nostro lavoro settimanale e del periodo”.

Stiamo assistendo a una piccola rivoluzione culturale nel nostro calcio e il Sassuolo di De Zerbi ha anche questo ruolo, se vogliamo.
“Bisogna fare quello in cui si crede. Ci sono tanti santoni e stregoni, sapendo che non c’è una soluzione unica per vincere, altrimenti la farebbero tutti. Alcune idee hanno vantaggi e svantaggi. Io faccio quello in cui credo. Ascolto il giudizio degli altri, magari modifico qualcosa ma non stravolgo la mia idea, il mio pensiero, quello che mi gratifica e mi fa divertire, mi fa svegliare la mattina contento di andare a lavoro, altrimenti vado a casa. Se i giocatori devono fare una cosa per farmi contento, preferisco facciano il contrario ma mi deve essere spiegato, deve essere discusso. Io dico allo staff: ‘avete delle idee, vi ascolto, se mi convincete la facciamo, ma se non mi convincono non devono offendersi perché si fa quello che dico io’, è come essere manager di un’azienda”.

Obiang e Magnanelli sono alternativi?
“Obiang e Magnanelli ad oggi sono alternativi, tra un po’ di tempo potranno giocare insieme come due mediani o con Obiang mezz’ala. Nello sviluppo può entrare dentro un centrocampista, può partire Obiang come difensore centrale, non da subito, potrebbe anche farlo in futuro perché migliorerebbe la qualità del gioco. Abbiamo tanti giocatori che possono fare più ruoli come ad esempio Caputo, Raspadori, Bourabia, Locatelli, Traorè, Boga: possiamo fare tante cose, cercando di sbagliare il meno possibile nelle scelte”.

Quanto incide la differenza di esperienze dei due allenatori e la differenza tra le due tifoserie, tra le due storie?
“Mazzarri allena da tanto, è uno dei migliori in Italia. Sa prima quello che succede in seguito perché è furbo, ha esperienza, è intelligente, è bravo. Io sono al settimo anno ma voglio raggiungere il livello di quegli allenatori. Il pubblico può fare la differenza ma per noi può essere uno stimolo. Spero che crescano, di partita in partita, il gruppetto di tifosi che si sta creando a Sassuolo e che è venuto a trovarci a Vipiteno in ritiro, spero che sia da richiamo per gli altri perché la squadra ha bisogno, giocare con gente che fa il tifo perché è diverso da giocare in un teatro e faremo quello che ci è consentito per far crescere questo gruppo, come ad esempio andare a salutarli prima e dopo la gara. Io alleno da 7 anni ma anche il Sassuolo è in A da 7 anni, ci vuole tempo. Il bambino non cammina sin da subito, magari non riusciremo a creare un pubblico come quello del Torino perché hanno grande tradizione ma magari potremmo crescere anche noi”.

I rigoristi?
“Berardi quando c’è, altrimenti Caputo. Avete visto? Quindi Berardi rimane…(ride, ndr)”. (tuttomercatoweb.com)

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