Un porte chiuse che fa male a un Toro già malato

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Oggi 3 dicembre è il compleanno del Toro, con 113 anni di storia,passione, gioie e dolori. Purtroppo però non sarà un anniversario felice perché la società e la squadra lo passeranno lontano dai tifosi e per il popolo granata, per la storia di questa società e per quello che il Filadelfia rappresenta, non c’è niente di peggio.
Periodo difficile in casa Toro, con la contestazione andata in scena sabato quando alcuni tifosi hanno aspettato il rientro del pullman della squadra di ritorno da Genova e continuata domenica al Filadelfia con lo striscione: “Avete chiuso” e con la catena chiusa da un lucchetto appesa al cancello del Fila.
C’è bisogno di uno scossone, di “mismatcher” in società, ovvero persone che notino le dinamiche che non vanno e lavorino per cambiare questa situazione critica.
Di sicuro non aiuta mantenere il Fila chiuso, anzi! Sopratutto dopo la promessa fatta da mister Mazzarri di mantenere il Fila aperto il primo giorno della settimana, anche in caso di sconfitta nel week end. Una promessa durata di fatto solamente per una settimana e poi
modificata sempre dal mister toscano nella conferenza stampa di presentazione di Genoa-Torino, dicendo che si sarebbe valutato di settimana in settimana con la società se aprire o no gli allenamenti ai tifosi.
Una scelta, quella di non mantenere la parola data, che fa male a un Toro già malato, soprattutto nel giorno del suo compleanno, soprattutto per i bambini.
C’è tanto da lavorare a livello di gioco, a livello mentale per quanto riguarda la squadra (come dicono e ripetono tutti fino allo sfinimento: è la stessa di quella che la scorsa stagione ha ottenuto un buon 7′ posto con due rinforzi: Verdi e Laxalt). C”è da fare chiarezza e fare passi concreti sulla questione Robaldo. Su questo tema il ds Bava, in occasione di una cena di un Toro Club, aveva dichiarato: “Per il Robaldo andiamo avanti a lavorare, non ci fermeremo finché non lo avremo realizzato” e bisogna crederci in queste parole perché Bava ci ha messo la faccia, oltre ad averci sempre messo il cuore per quanto riguarda la realizzazione di questo centro sportivo per il settore giovanile. Glielo si legge dagli occhi e lo si sente dalla sua voce quando ne parla.
C’è bisogno di fare risultati perché alla fine sono quelli che contano, c’è bisogno che il mister sia sempre presente perché sabato sera i tifosi avrebbero voluto parlare con lui ma il mister granata non c’era e c’è bisogno di aprire quella che una volta era chiamata “la casa del popolo granata”. Nel contempo, come aveva chiesto Mazzarri, non devono mancare rispetto e civiltà.
Buon compleanno Toro, il regalo migliore che tu possa ricevere è quello che si possa tornare a un ambiente sereno e compatto ma… sicuramente molto dipende anche da te.

Giovanni Goria

6 Commenti

  1. Gran bell’articolo
    La decisione di chiudersi in conclave può essere interpretata in 2 modi
    Il tentativo di costruire una cittadella… un ego collettivo che unisca il gruppo al di là di tutto e di tutti
    Oppure una scelta autoreferenziale con tendenza a diventare autistica… un marcare la differenza tra aspetto tecnico e sociale… fra materia e spirito una frattura tra il presente della contingenza e la memoria, la storia, l’identità e la cultura
    Chi non ha memoria… rispetto e cultura della memoria non ha futuro

  2. Il mondo è cieco ma gli angeli (di Superga) ci vedono bene assai. Tornate indietro e guardate calciatori o dirigenti che hanno tradito o “usato” il Toro come sono finiti. Ne cito solo alcuni, Lentini, Balzaretti, Cerci che andava nel calcio che conta per non dire di Cimminelli, Romero o Vidulich tutti in mutande. Cairo presto farà la stessa fine e la stessa fine la farà quello che si “cucca” due milioni l’anno per non produrre uno straccio di gioco.

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