Eliminati i proclami, i granata tornano a volare
fonte: leggo.it
Trenta milioni è il prezzo giusto. Cairo ha ritrovato la parola soltanto per la clamorosa uscita di inizio marzo nella quale, per la prima volta, ha manifestato l’intenzione di vendere il Torino «a chi è più ricco, più capace, più organizzato e più tifoso di me».
E’ l’eccezione che conferma la regola. L’editore alessandrino è in silenzio da più di tre mesi e presumibilmente vi resterà fino alla conclusione del campionato, se non dovesse andare in porto la cessione del club prima di quel termine.
Una novità che ha stravolto in primis proprio le abitudini dell’imprenditore, che non ha mai fatto mistero di amare telecamere, taccuini e bagni di folla. Invece: niente salotti, dibattiti, trasmissioni televisive. E pochissimo Toro. Tre blitz alla Sisport nel 2010, quando l’anno prima varcava i cancelli dell’impianto una settimana sì e l’altra pure. Soltanto l’Olimpico per la partita, la nuova dieta.
Ma anche allo stadio, Cairo non è più lo stesso. Si è trasformato. Ha abbandonato il suo seggiolino in tribuna autorità, seduto tra il fratello Roberto e l’avvocato Trombetta. Al suo posto, familiari e amici hanno esposto lo striscione “Cairo sempre con noi”, il contraltare al “Cairo vattene” che campeggia in curva Maratona dalla partita contro il Brescia.
E’ emigrato al terzo anello, il patron, protetto dalle vetrate dei palchi e dai suoi più fidati collaboratori. Ha lasciato i riflettori alla squadra e, come d’incanto, il Torino si è ripreso. Era dodicesimo a gennaio, adesso è settimo a due punti dai play-off: e con il secondo posto a cinque lunghezze. Anche il Lecce capolista, distante “solo” otto scalini, è tornato sulla terra.
Sognare non è vietato, soprattutto per questo Toro ridisegnato quasi interamente dal direttore sportivo Petrachi. Magari con mezzo presidente in meno, ma con tanta fiducia in più. Poi, a giugno si tireranno le somme. Comunque andrà, tutte le follie e le contraddizioni di questa stagione saranno ricordate a lungo.
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