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Consultoro fonte: leggo.it

Ci sono anche gli arabi che vogliono il Toro. Fuori nevica, ma sotto la Mole c’è un caldo caraibico. Pazzo inverno, in casa granata. Non sono bastate le bombe carta natalizie alla Sisport, le dimissioni di Foschi a favore di Petrachi, l’aggressione dell’Epifania a dieci calciatori che ha provocato un vero e proprio terremoto nel mercato di gennaio.
Il Toro è vivo, anche troppo. Ma nel momento più importante della stagione, quando torna a intravvedere la luce della serie A, rischia di essere distratto da altri fattori. Cairo vende, Cairo resta. Cairo contestato, Cairo amato. Mentre il tifo s’interroga e si spacca, Cairo va avanti con l’intenzione di cedere la proprietà del club. Il primo effetto si vedrà oggi pomeriggio, quando negli uffici milanesi dell’editore irromperà la famiglia Tesoro. L’antipasto ieri alla Sisport, dove alle 15 il patron è sbarcato con un blitz improvviso. Ad attenderlo, c’erano Petrachi e Ferri, con i quali si è seduto in panchina. Terminato l’allenamento, Cairo ha parlato alla squadra riunita nello spogliatoio. «Pensate soltanto a salire in A, non lasciatevi condizionare dalle voci», il succo dell’arringa presidenziale. Con l’aggiunta di un premio speciale per la promozione.
Già, voci e spifferi si susseguono, cavalcano l’onda, generano sogni o solo illusioni. Come il “rumor” che arriva dall’Oriente. C’è anche uno sceicco che ha chiesto notizie sul Toro. Sarebbe di Dubai, una sorta di terra promessa, ricchissima. Il nome è top secret. Così come la pista cittadina che vede tutti impegnati a caccia di una soluzione italiana, solida e qualificata. Per tacere di Luciano Gaucci, interessato al Torino dopo la bancarotta con il Perugia e l’esilio dorato a Santo Domingo.
Oggi è fissato l’incontro tra i primi possibili acquirenti venuti allo scoperto e Cairo. E’ la famiglia Tesoro: cuore salentino, portafogli bergamasco (vivono ad Ambivere) e passione per il Napoli. Papà Savino, 62 anni, una condanna a due anni e sei mesi per frode allo Stato, con il figlio Antonio, 29. Da giugno sono i proprietari della Pro Patria, acquistata alla terza asta fallimentare per un milione.