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Tesoro, la terza via: "Socio con Cairo" fonte: La Stampa

A 200 partite col Toro ci vuole arrivare con slancio e possibilmente ancora da presidente. Urbano Cairo, oggi pomeriggio a Milano, incontrerà la famiglia Tesoro per capire le loro intenzioni sul club granata, ma in cuor suo il patron è molto fiducioso di restare alla guida del Torino e non solo per il particolare anniversario di sabato ad Ancona dopo 114 partite di serie A, 74 partite di B e 11 di Coppa Italia. Teste diverse, percorsi opposti e vigilie diversificate: lo scenario si sta formando in queste ore di lunga attesa, che sono state vissute in maniera diversa dalle due parti. Ieri pomeriggio, un po' a sorpresa, il presidente Cairo si è recato alla Sisport per assistere all'allenamento dei granata. In panchina si è confrontato a lungo con Petrachi, poi ha parlato con Colantuono, senza però tenere discorsi alla squadra che alla spicciolata ha lasciato gli spogliatoi dopo l'intensissima seduta di due ore e un quarto (e al mattino c'era stata sessione atletica, mai il Toro aveva lavorato così tanto). Chi l'ha visto parla di un presidente «carico e assolutamente sereno».

Tra i giocatori, un po' preoccupati al momento dell'annuncio di cessione, ora c'è la massima tranquillità e una certezza: Cairo non smobilita, non ha intenzione di abbandonare il Toro al proprio destino e magari nemmeno di venderlo. La visita di ieri ha certificato questo stato d'animo, anche perché il patron mancava da più di un mese alla Sisport (l'ultima volta si era fatto vedere dopo la rivoluzione di mercato). Tra i procuratori, inoltre, emerge la stessa convinzione: ovvero che Cairo non sia poi così sicuro di voler cedere il suo amato giocattolo, anche perché la serie A si è riavvicinata e il raggiungimento dell’obbiettivo potrebbe cambiare molte cose. Dal prezzo alla passione.

Ed è proprio questa sarà la base del primo approccio tra le due parti. Per valore, affetto e potenziale promozione (playoff a meno due punti e serie A diretta a meno cinque) Cairo valuta il Toro sui 30 milioni. «I soldi che ho investito personalmente in questi anni», aveva detto nell'intervista-annuncio. In verità, tra diritti tv, sponsor, merchandising e biglietteria in questi anni sono giunti robusti ricavi e per molti esperti che hanno letto il bilancio del Toro la cifra investita dal presidente non sfonderebbe i 15 milioni tra capitale sociale versato all'inizio (garantito con fideiussioni) e «finanziamento soci». Ed è da questo dettaglio che comincerà il ragionamento di Savino Tesoro, che si presenterà all'appuntamento col figlio (presidente della Pro Patria) e un commercialista di fiducia. «Ho lavorato tutto il giorno con clienti e collaboratori - spiega a tarda sera l'imprenditore pugliese-lombardo - e ho avuto poco tempo per pensare al Toro. Lo farò oggi, comunque ci siamo già informati per bene e stiamo pensando a più opzioni. Nulla è pregiudicato in partenza, ma prima voglio parlare con Cairo e poi farò i miei ragionamenti».

Savino Tesoro non esclude a priori la possibilità di entrare nel Toro non come padrone assoluto, bensì come socio. Dipenderà dalla cifra che potrà versare, anche perché considera la società come una scatola vuota, ma per farlo dovrà convincere Cairo ad aprire ad un potenziale partner. Il presidente granata è sempre stato molto freddo rispetto alla co-gestione societaria(«la testa che decide deve essere sempre una sola» è la sua convinzione), ma nei mesi scorsi avrebbe battuto più piste per trovare qualcuno che potesse affiancarlo, senza trovare le sponde giuste. Siamo alle prime mosse: i Tesoro potrebbero proporsi come terza via tra il patronato unico e la cessione totale. Nel frattempo della potenziale cordata c'è già una prima defezione: un imprenditore edile si è tirato indietro perché vuole prendere un club di prima fila nella vecchia serie C.