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"Mai visto Felipe, mi fido. Obodo un lusso per noi fonte: La Stampa

Stiano tranquilli, i nostri tifosi. Il Toro quest'anno c'è, ne sono straconvinto». Franco Lerda lo dice il giorno dopo aver incassato il primo ko del precampionato. Può farlo, perché nel 2-0 subìto in 45' dal Gubbio di Prima Divisione ha schierato una squadra in super emergenza con tre soli probabili titolari e tanta gente fuori ruolo. Non gli crescerà il naso, perché davvero nel ritiro di Norcia che finisce oggi s'è visto nascere un Toro che prova finalmente a entrare in confidenza con il bel calcio, sollecitato dal suo allenatore a un possesso palla agile e incisivo. «Lavoriamo per questo - dice Lerda -. Cerchiamo un'identità, un linguaggio comune dentro e fuori il campo. Vedo che i ragazzi mi seguono con piacere e passione. Buon segno. Perché nello sport tutti vogliono vincere, ma io sono convinto che chi gioca bene ha più possibiltà per farlo».

Torna a casa con un solo rammarico, il neotecnico granata: gli infortuni. «Mi hanno complicato i piani. Di fatto, sono rimasto senza ali. E con i ko degli esterni, fondamentali nel mio gioco, s'è rallentato l'apprendimento della fase offensiva». Fuori in sequenza Stevanovic, Iunco e Lazarevic («L'anno scorso ha avuto la pubalgia, gli restano degli scompensi: è meglio che si fermi un po' a... rifare le convergenze»), quasi mai in campo Gasbarroni: le lacune, adesso, sono proprio lì. «Ci manca ancora qualcosa in attacco. E in difesa c'è da capire la situazione di Pratali e da decidere se per Carrieri, molto bravo nel torneo di Gubbio, sia meglio andare a giocare con più continuità altrove». Temi caldi di mercato.

Novità che anche nei giorni più difficili Lerda ha atteso con serenità: «Parlo sempre con Petrachi e spesso con Cairo. So che quest'anno muoversi è più complicato che mai e che le nostre entrate sono strettamente legate alle uscite da fare. Ma non sono mai stato preoccupato. Nemmeno prima che prendessimo Filipe e Obodo, due che ci serviranno molto». Due che Lerda allenerà per la prima volta martedì, alla ripresa torinese. «Confesso di non aver mai visto il portoghese. Ma me ne parla benissimo Petrachi che ha la mia stessa idea di calcio. Filipe ora gioca dietro ma è nato come esterno alto. È quel che cercavamo. L'Obodo che conosco può essere un lusso per la B: ha avuto tanti guai, ma è guarito e nell'Udinese stava ripartendo molto bene. In mezzo al campo può fare le due fasi, ha soltanto bisogno di ritrovare il ritmo partita».

Altri due stranieri, per il Toro meno italiano di sempre. «Non ci faccio più nemmeno caso, con tutte quelle multinazionali che si vedono in tv. E per un allenatore non ci sono problemi aggiuntivi: questi sono tutti o quasi ragazzi che stanno da noi da tempo. Quel che conta sono le motivazioni e l'applicazione: tutta roba spesso più importante delle qualità tecniche». Di queste ultime, oggi sembrano più dotate Atalanta e Siena, squadre peraltro già complete. «Ma in campionato partiremo tutti alla pari - ribatte Lerda -. È vero, aspetto ancora qualche innesto importante ma i nuovi arriveranno con la preparazione già fatta e non avranno difficoltà a inserirsi in una squadra già impostata. Il 22 agosto, quando inizierà il campionato, non potremo essere al top del gioco, ma della forma fisica e dell'entusiasmo sì».