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Gol con il contagocce. Toro e Bianchi costretti a fare pace
Scritto da La Stampa    Giovedì 02 Febbraio 2012 09:57    PDF Stampa E-mail

 

Segni particolari: non più indispensabile. È la nuova carta d’identità di Rolando Bianchi dopo le ultime 48 ore di trattative (e le tre panchine consecutive) che hanno investito il bomber con tanto di giallo finale: molto vicino per qualche ora al Catania, prima che Cairo ci ripensasse dopo il rifiuto dell’attaccante? Oppure, secondo la versione della società, solo oggetto di un contatto tra i due club, sapendo già dall’inizio dell’esito negativo della trattativa? Il gong di fine mercato è suonato, ma il pericolo è che restino le scorie. Se è vero che il club per la prima volta ha traballato di fronte ad un’offerta importante (4,5 milioni di euro) e che Ventura non si è opposto all’operazione. «L’ho chiamato per chiedergli cosa avrebbe fatto. Mi ha risposto che sarebbe rimasto», confessa il tecnico. Una versione che non trova conferma in società, ma che, certamente, tornerà a galla.

Comunque sia il piano è fallito anche per un patto d’onore tra l’attaccante e la piazza. «Voglio la serie A con il Toro, non la lascio a meno che non sia la società a volermi vendere», così Bianchi. Che, nella lunga telenovela con Cairo, di cui si conosce solo la data dell’ultima inderogabile puntata (2013), si è sempre comportato con coerenza. Lui voleva il Toro (e Cairo l’estate scorsa ha sempre detto di non volerlo cedere) e il 31 agosto l’ha comunicato allo Schalke 04,che gli aveva offerto 3 milioni a stagione fino al 2015. Martedì scorso nei titoli di coda del calcio-mercato il film si è ripetuto: stop al Catania, pronto a spalmare in più anni il suo ingaggio.

Insomma, se è stata una questione di cuore a trattenere il bomber a Torino, il comportamento della società deve essere andato di traverso a chi dal 2008 ha dimostrato a suon di gol (61) attaccamento alla maglia. Infatti, Bianchi c’è rimasto male, soprattutto perché, ancora una volta, il suo caso è stato affrontato all’ultimo minuto. I tifosi hanno già fatto le loro scelte, tributandogli martedì sera un grande affetto, mentre Cairo e Petrachi sono tornati nell’occhio della contestazione.

Quel che è certo è che Ventura da tre giornate fa le prove del Toro senza Bianchi, ma i risultati non migliorano: 1-1 a Cittadella (gol di Antenucci, l’unico in gol nel 2012), 0-0 a Varese, 1-0 sul Vicenza grazie ad un autogol. Per ora l’apporto dei nuovi è nullo: Meggiorini, in attesa di vedere Pasquato (ieri provato esterno sinistro, poi seconda punta), in tre partite ha sbagliato altrettante occasioni gol. Relegare ancora Bianchi in panchina sarebbe difficile, anche se il bomber lunedì contro il Brescia toccherà 114 giorni d’astinenza: al Manchester City arrivò a 116. Per questo vendere Bianchi al 31 gennaio sarebbe stato un clamoroso autogol per mancanza di alternative: da quando Rolandinho si è inceppato (15 ottobre 2011, 1-0 alla Juve Stabia), la squadra ha tirato il freno, conquistando 26 punti nelle prime 10 giornate e 24 nelle successive 15. «Bianchi non è un problema», taglia corto Ventura. Anzi, a ben vedere resta la soluzione più autorevole all’imbarazzo granata sottoporta.

 
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