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Profondo Granata
Scritto da Sandro Mellano    Giovedì 02 Febbraio 2012 13:08    PDF Stampa E-mail

 

Finalmente la campagna acquisti, detta di riparazione, è finita e, ancora una volta, per il Toro si può definire contraddittoria e, permettetemi, inutile.

Individuato il punto debole, nella scarsa prolificità degli attaccanti in organico, è stato ingaggiato, acquistato è ormai un termine caduto in disuso, Meggiorni bomber che nelle due ultime stagioni ha realizzato la bellezza di due reti e che è giunto alla ribalta del calcio, grazie ad un’indimenticabile e, probabilmente, occasionale annata nel Cittadella.

Sconcertante è stato l’arrivo di Pasquato, non tanto per le qualità del giocatore, probabilmente giovane di sicuro talento, ma per la formula: prestito secco dalla Juve. Si è vista, nell’occasione, la differenza tra la società ricca e potente, che detta le condizioni, e la povera Cenerentola costretta ad accettarle come una sorta di elemosina. Era proprio necessaria quest’umiliazione per avere un giocatore che non è certo possa fare la differenza?

La vera perla, però, è stata la gestione del caso Bianchi, ceduto al Catania nella notte e poi ripescato per il timore dell’opinione dei tifosi e, forse, per un rifiuto del giocatore stesso. Tralasciando l’aspetto legato alle tempistiche, che non avrebbero consentito di acquistare un’alternativa di livello, sono le ripercussioni e, soprattutto, la dimostrazione di poca forza e coerenza dimostrate dalla società che preoccupano. Se la decisione aveva una valenza tecnica ed era condivisa con il tecnico, bisognava andare avanti senza ripensamenti, perché ora sarà complicato gestire la convivenza tra i due. Uguale fermezza era auspicabile se, invece, era prevalente l’aspetto economico. In entrambi i casi sono convinto che la decisione presa sarebbe stata capita anche se, probabilmente, non condivisa visto l’amore che i tifosi nutrono per il Capitano.     

Anche quest’anno, dunque, pur in una situazione ambientale e di classifica molto tranquille si è persa l’occasione per dare al tecnico almeno un innesto di qualità, quello che avrebbe permesso di chiudere in anticipo la questione promozione. Non sto parlando di Ibra o Messi, credo che uno come Eder o Cerci avrebbero fatto al caso nostro e con un investimento, perché di quello si trattava, neanche così grande avremmo probabilmente messo il solco definitivo dalle altre pretendenti alla serie A, sedendoci, il prossimo anno, al tavolo dei ricchi quello dove sono apparecchiate pietanze succulente condite con i diritti televisivi.

Tuttavia il dubbio che cresce nei tifosi è che questa squadra e questa società, nella tanto agognata serie A, facciamo gli scongiuri perché arrivi, possano di nuovo recitare il ruolo dei comprimari, tornando molto velocemente nel campionato che, ormai, purtroppo, c’è tanto familiare. Non credo sia solo una questione di soldi, Chievo e Catania, tra le altre, sono lì a dimostrarlo. E’ una questione di organizzazione, di strutture forti e credibili. Abbiamo nominato un Direttore Generale che non si sente mai, tanto che è lecito domandarsi se non stia facendo il precedente lavoro avendo solo cambiato qualifica sui biglietti da visita. Non abbiamo mai acquistato un giocatore da fertilissimi mercati quali Argentina, Brasile o Africa, cosa, invece, consueta per le squadre sopra citate, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Certo che se non esiste, se non a parole, una rete di osservatori e il Direttore Sportivo opera in un arco territoriale che comprende sempre le solite squadre, ben difficile sperare di trovare giocatori di prospettiva.

Termino precisando che la mia non è una contestazione aprioristica a Cairo, al quale riconosco di aver salvato la società, unico pretendente a una sposa che tutti avevano ripudiato, è solo un tentativo di fornire un modesto contributo per riportare il nostro Toro ai livelli che gli competono.

Forza Toro!!!!  

 
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