Messias Salvador

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Junior Messias
Junior Messias

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“Oh Messias Salvador / te quiero mi jugador / trequartista rivoluzione / tra le note di questa canzone / non è bello soltanto il calcio / regionale delle società / ma è bello anche il calcio Metropolitano / al Wandà “. Se J-AX, invece di scrivere un inno alla speranza di legalizzazione della marijuana, si fosse occupato di vicende pallonare, avrebbe cantato così la favola di Junior Messias da Ipatinga, cresciuto calcisticamente nel Cruzeiro e trasferitosi a Torino soltanto dieci anni fa dove ha svolto le mansioni di fattorino e si è divertito nel tempo libero giocando nei tornei amatoriali. Poteva essere nostro se l’incontro estivo tra Vagnati e i dirigenti del Crotone avesse avuto successo, ma forse è stato meglio così : lui a “salvare” il Milan durante la prima presenza in Champions e noi con Brekalo, già a segno tre volte in otto presenze, a puntare sull’esplosione di un ventitreenne.

Detto dell’impresa rossonera che rimanda il verdetto della qualificazione all’ultima giornata, la settimana europea è andata tutto sommato bene (che bella sensazione ascoltare Allegri arrampicarsi sugli specchi dopo la batosta di Londra, con esternazioni ancora più grottesche alla luce delle ultime notizie sul presunto falso in bilancio, per il quale vengono indagati i vertici bianconeri) con il solo Napoli che si è complicato il cammino. L’Atalanta, che ha dimostrato di essere in salute andando ad espugnare l’Allianz, sarà padrona del proprio destino al Gewiss Stadium, l’Inter potrà tentare il colpaccio di aggiudicarsi il primato del girone al Bernabeu, mentre le romane, già certe del passaggio, avranno nel mirino la pole position nei rispettivi raggruppamenti.

La Roma arriva al match di domani con il sonoro 4 a 0 rifilato ai modesti ucraini dello Zorya, ma soprattutto con le certezze che il cambio modulo ha restituito alla squadra, poco equilibrata nel 4-2-3-1 di inizio stagione, più solida e con maggiore densità nel settore nevralgico del campo oggi, grazie ad un 3-5-2 atipico, che prevede l’impiego di giocatori offensivi (El Shaarawy da esterno tutta fascia oppure Mkhitaryan e Pellegrini da interni di centrocampo) in zone abitualmente poco congeniali. Le assenze in mediana non permetteranno a Mourinho la solita ampia gamma di scelte e lì dovrà essere bravo a colpire Juric con il consueto atteggiamento aggressivo e propositivo, ma con delle migliorie nella gestione del possesso palla, che qualche patema ha provocato nell’ultima sfida contro l’Udinese, confidando che non torni improvvisamente l’espressione di calcio che lo Special One proponeva almeno dieci anni fa. “Di José ho letto tutti i libri. – dichiarava infatti il tecnico granata lo scorso Maggio – Tanti anni or sono toccava argomenti nuovi per il nostro mondo, come la reazione del cervello in certe situazioni agonistiche e di stress o come metodi di lavoro più funzionali grazie al quasi esclusivo uso dell’attrezzo, ma queste cose ultimamente le ha mostrate meno”.

Basterà questa sottile, anche se ammirata, provocazione ad infondere negli uomini del portoghese la carica necessaria per tornare alla vittoria all’Olimpico che manca da quasi due mesi ( 2 a 0 all’Empoli, ultima della serie di quattro affermazioni consecutive casalinghe) oppure sarà da sprone per i giocatori granata, desiderosi di replicare gli unici tre punti esterni raggiunti oltre settanta giorni fa a Sassuolo, e di mettere in mostra, dinanzi al quattro volte miglior allenatore del mondo, la mentalità fresca, audace e sbarazzina che rappresenta la vera “special mission” di Ivan Juric ? L’augurio è di essere nella classifica domenicale a ridosso dei rivali e dunque di aver invertito il trend delle ultime tre trasferte (concluse entrambe amaramente con l’ 1 a 0) e che per una sera il top dei top non sia un talento romanista, bensì un emergente come Buongiorno, all’esordio in serie A, lo scorso anno, proprio contro la Roma (nel 3 a 1 in cui Abisso sprofondò il Toro di Gianpaolo), magari abile a stoppare Zaniolo e a proporsi con un’incursione vincente, che realizzi il sogno del suo primo goal nella massima serie, come la parabola di Junior Messias insegna.

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