Presidente non salga a Superga. Pretendiamo rispetto.
Il Torino perde a Udine, solita difesa inguardabile, male pure Paleari.
Il 4 maggio non è una semplice data per chi ama il Torino: è un rito civile, prima ancora che sportivo. È il giorno in cui una città sale verso la Basilica di Superga per ricordare il Grande Torino, la squadra più forte d’Italia, spazzata via nel 1949 in una tragedia che segnò per sempre la storia del calcio. Così per ribadirlo. Ci vuole rispetto prima di tutto.
Nel 1976 un terremoto devastante colpì il Friuli, che dall’Udinese è rappresentato nel calcio. Fu una delle più grandi tragedie del dopoguerra. La ricostruzione fu una grande prova civile e di coraggio di gente perbene, dove lo Stato era già sparito. Ci vuole rispetto.
Rispetto vuol dire anche non salire a Superga, non per paura di tafferugli che non ci sarebbero, ma perché a Superga non c’è nulla da vendere o da comprare. Non è la passerella del Giro d'Italia, non ci sono sponsor da conquistare o servire. Presidente stia a casa. Ci vuole rispetto. Questo Torino è una marchetta senza cuore, cosa centra con l'Epica del Grande Torino?
A Udine oggi partita al piccolo trotto, molti assenti, squadre senza traguardi da centrare e giusta vittoria friulana. Nel primo tempo Okoye para su Simeone, un pò leggerinno per l’occasione. Poi Kabasele risponde con deviazione fondamentale di Coco. I friulani spingo con Zaniolo che trova un gol, dopo un palo di Buksa, e un orrore di Gineitis, gol annullato per fuorigioco di Zaniolo stesso. Da noi Casadei e Ilkhan supportano poco Vlasic che comunque non trova lo spunto. Ebosse penoso, un ritorno a Udine indecente. Nel finale di primo tempo Ehzibue va in gol su bella azione di Ekkelenkamp, davvero un bel giocatore. Non manca il solito pasticcio difensivo granata, con Obrador molle come un budino sotto il sole. Poi nella ripresa disastro di Paleari in uscita su Kristensen che di testa colpisce. Torino non pervenuto. D’Aversa è riuscito a salvarci. Mentre fa le valige proverà a fare bella figura nel derby. I suoi giorni a Torino sono finiti. Purtroppo quelli di Cairo ancora no.


