"compro se vendo" . Potrebbe essere questo il mantra del calciomercato. Rispetto a qualche annetto fa ora vale per tutti, non per le piccole o medie squadre.
Il problema è che se tutti vendono pochissimi sono disposti a comprare, e se comprano cercano quelli più forti mica le scartine. Ecco perché le chiacchiere stanno a mille, mentre i fatti si contano sulle dita di una mano. Tanti prestiti con diritti, meno obblighi di riscatto, pochi investimenti, nella speranza che qualche squadra inglese o araba apra il portafoglio per poter fare mercato.
Chiariamo: non è detto che questa mancanza di liquidità sia un segnale di crisi, anzi. Probabilmente fa al contrario emergere le capacità di alcuni direttori sportivi nell'allestire squadre competitive a zero budget. Marotta, Carnevali, Giuntoli, Maldini, Sartori, D'Amico sono esempi di capacità. Se poi li paragoni al suicidio finanziario dei cugini torinesi le loro qualità emergono sfavillanti.
Il Torello si barcamena, né più né meno seguendo il low profile degli anni passati. Uno o due acquisti di giovani promettenti da valorizzare, qualche prestito che non verrà rinnovato, alcune scommesse. Volere di più è volere una realtà che non esiste. Con buona pace delle speranze di chi ancora ci crede.


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