Torino, Adams in bilico: stagione altalenante e futuro da decidere
Lo scozzese ha perso brillantezza rispetto alla stagione precedente, pur realizzando gol pesanti
Settimane calde in casa Torino. Il club granata sta valutando in queste ultime gare quale potrebbe essere la squadra del futuro. Ci sono infatti diverse pedine pronte a dire addio e altre su cui invece la società vorrebbe ripartire. Un nome che rimane in dubbio è quello di Che Adams, giocatore chiave della rosa, che in questa stagione è rimasto però spesso nell'ombra.
Che Adams, una stagione di alti e bassi
Come gran parte della squadra, anche Che Adams ha vissuto un’annata di alti e bassi, alternando prestazioni importanti, condite da gol pesanti, a gare anonime, lontane dai livelli mostrati nella scorsa stagione sotto la gestione di Paolo Vanoli.
Lo scozzese, dopo aver chiuso l’annata precedente in doppia cifra (9 gol in campionato e uno in Coppa Italia con l’Empoli), ha perso brillantezza, complice anche qualche problema fisico che ne ha rallentato il rendimento. Rispetto al passato è apparso meno coinvolto nel gioco, faticando a integrarsi negli schemi tattici prima di Marco Baroni e poi di Roberto D’Aversa.
Resta comunque un contributo non da poco: in una Serie A povera di grandi numeri da parte degli attaccanti, le sue 5 reti e 2 assist rappresentano un bottino sufficiente, soprattutto considerando il peso specifico di alcune prestazioni, come quelle contro Lecce e Pisa, decisive per la corsa salvezza.

Questione di motivazioni
Se nella scorsa stagione l’ex Southampton aveva brillato non solo per i gol ma anche per la qualità nelle giocate lontano dall’area, quest’anno ha faticato a incidere nella costruzione della manovra. Una difficoltà legata anche alla scarsa centralità nel progetto tecnico.
Sia accanto a Simeone sia in alternanza con Zapata, Adams è spesso risultato meno coinvolto, anche a causa di un gioco molto diretto, fatto di lanci lunghi, poco adatto alle sue caratteristiche. Non è infatti un attaccante che basa il proprio gioco sulla fisicità, quanto piuttosto sui movimenti negli spazi e sulla capacità di legare il gioco.
A incidere è stato anche il ruolo ricoperto durante la stagione. Spesso partito dalla panchina, Adams non è mai stato considerato un titolare imprescindibile, a differenza di quanto accaduto lo scorso anno, quando ( anche complice l’infortunio di Zapata e la concorrenza ridotta) era riuscito a ritagliarsi un ruolo centrale. Una condizione che probabilmente lo scozzese ritiene fondamentale per esprimere al meglio il proprio potenziale.
Un futuro sempre più incerto
Non è certo un segreto che il calcio inglese sia il suo habitat naturale. La partita di Cremona, in cui ha toccato appena due palloni nell’area avversaria (zero per Simeone), è emblematica delle difficoltà incontrate nel contesto della Serie A.
In Premier League, infatti, il gioco più aperto e gli spazi maggiori favoriscono giocatori con le sue caratteristiche. L’utilizzo come centravanti puro non si è rivelato la soluzione ideale per il numero 18 granata, che ora, a un anno dalla scadenza del contratto, potrebbe seriamente valutare un cambio di rotta per rilanciarsi ad alti livelli.
A quasi 30 anni e con un contratto in bilico, è difficile immaginare che la società non stia valutando una possibile cessione. Arrivato a parametro zero, Adams rappresenterebbe una plusvalenza certa.

