Torino, Castellini ricorda lo scudetto del 1976: “Avevamo sempre addosso il confronto con gli Invincibili”
L’ex portiere granata ha rievocato l’ultimo storico scudetto conquistato dal Torino

Sono giorni di grande attesa per l’evento in programma sabato prossimo, quando verrà celebrato l’ultimo scudetto del Torino, conquistato nel 1976. Una squadra composta da grandi campioni, capaci di scrivere una delle ultime pagine più gloriose della storia granata. Tra i protagonisti di quell’impresa c’era anche Luciano Castellini, storico portiere del Torino, che ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport, ricordando quella straordinaria stagione
Le parole di Luciano Castellini sul Grande Torino
Pativamo il peso del grande Torino, quello che morì a Superga. Avevamo sempre addosso il confronto con gli Invicibili. Allora il Filadelfia profumava ancora di quella squadra, io mi cambiavo nello spogliatoio dove si era cambiato Bacigalupo, le panche erano quelle, c’erano i loro ricordi. Gli osservatori del settore giovanile ti raccontavano le loro storie, gente che non era partita per Lisbona, ma che allora era presente. Andare al Filadelfia era come andare in chiesa. Noi eravamo ragazzotti, sentivamo quella pressione ma faticavamo a spiegarcela. Nella settimana dei derby c’erano cinquemila persone a ogni allenamento.
Luciano Castellini sul gruppo
Eravamo proprio amici. Ma anche con quelli della Juventus: Gentile, Tardelli, Zoff, che è stato anche mio testimone di nozze. Eravamo nemici in campo, ma eravamo uguali, solo con una maglia diversa. La nostra era quella dei poveri.
Lo scudetto e l'ultima gara
La festa? È più bella adesso che allora. Era stato tutto così violento, così veloce. Io mi dovevo sposare dopo due giorni, eravamo stati dietro di 4 punti alla Juve e venivamo da un mese terribile. Con il Cesena fu dura, anche se non ce ne rendevamo conto. Io sono sempre stato ansioso e quel giorno non riuscii a fare un rinvio, ma eravamo tutti così. L'autogol di Mozzini? Colpa al cinquanta per cento. Alla fine però tutto finì bene. Ogni tanto mi stupisco quando i calciatori dicono “Mi sono divertito”. Io non mi sono mai divertito la domenica. Per me era una passione, una tensione continua. Mi divertivo solo al 93′ quando vincevamo».

