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Saul Coco, difensore del Torino Fc

Nelle scorse settimane si è discusso molto, in casa Torino, del futuro degli attaccanti, quasi tutti destinati a partire. Da Simeone a Che Adams, fino a Zapata: nessuna punta ha la certezza di far parte della squadra del futuro. Lo stesso Kulenovic, riscattato dopo il raggiungimento della matematica salvezza, non ha fornito le garanzie che la società si aspettava.

Le ultime gare, però, hanno evidenziato ciò che con Baroni era all’ordine del giorno: oltre al pacchetto offensivo, i granata devono rifondare anche la retroguardia. Difensivamente, infatti, è stata una stagione da incubo per il Torino, che ha incassato 58 reti in 35 partite, piazzandosi al penultimo posto tra le peggiori difese, davanti solo al Pisa retrocesso (63 gol subiti). 

Questo tema era però passato in secondo piano per diverse settimane perché, dall’arrivo di D’Aversa sulla panchina granata, le reti incassate si sono più che dimezzate (11 in 9 gare), accantonando momentaneamente la questione difensiva. Osservando però nello specifico i gol subiti, soprattutto nelle ultime due partite, emerge come le reti siano spesso molto simili tra loro, segno che i limiti non sono mai stati realmente corretti.

Ismajli al centro della difesa 

L’unica certezza difensiva della stagione è stata Ardian Ismajli, centrale albanese arrivato a parametro zero la scorsa estate. L’ex Empoli ha inizialmente faticato a imporsi, soprattutto a causa dei continui infortuni (suo grande limite) e anche per l’impiego da braccetto imposto da Baroni. Da quando D’Aversa lo ha riportato al centro della retroguardia, si è preso la difesa sulle spalle, contribuendo in modo significativo ad alcuni risultati positivi. Accanto a lui, però, solo sprazzi di sufficienza: nessun altro si è dimostrato davvero all’altezza. Non a caso, le numerose rotazioni hanno generato un’inevitabile instabilità nel reparto arretrato.

Ardian Ismajli, Torino Fc
Ardian Ismajli, Torino Fc

Maripán e Coco, due pilastri in calo

Nella scorsa stagione, con Paolo Vanoli alla guida del Torino, Saúl Coco e Guillermo Maripán erano stati tra i protagonisti. Il primo aveva disputato un buon girone d’andata, salvo poi calare e incappare in una serie di errori che ne hanno messo in discussione la permanenza. Il cileno, invece, era diventato per un lungo periodo un beniamino dei tifosi, grazie al suo spirito combattivo e alla capacità di limitare gli attaccanti avversari. In questa stagione, però, entrambi hanno evidenziato limiti importanti. 

Maripán, anche a causa di vicende extracampo e contrattuali, ha perso il posto finendo ai margini. Coco, invece, ha alternato buoni interventi a errori banali costati caro al Torino. La scorsa estate era sembrato vicino alla cessione, anche per cifre elevate, ma alla fine la società ha deciso di trattenerlo: a giugno, però, è probabile che si cerchi una nuova soluzione, anche se difficilmente arriveranno offerte altrettanto generose.

Ebosse, giusto spirito, ma limiti evidenti

Se Luca Marianucci si è rivelato fuori contesto e poco adatto a una situazione delicata come quella del Torino, diverso è il discorso per Enzo Ebosse. Il classe 1999 è arrivato in punta di piedi, tra lo scetticismo generale, ma ha comunque dato il proprio contributo alla salvezza. 

Nelle ultime due giornate (così come contro il Parma), però, sono emersi chiaramente i suoi limiti nelle letture difensive: fatica a imporsi nel cuore dell’area e viene troppo spesso sovrastato. Un segnale di come il giocatore non sia ancora pronto per ricoprire un ruolo così centrale per un’intera stagione, ma possa rappresentare piuttosto un’alternativa affidabile. Il ruolo di braccetto sinistro (qualora si prosegua con la difesa a tre) dovrà essere una delle priorità del mercato estivo.

Enzo Ebosse, conferenza stampa
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