Udinese-Torino, il solito copione: si sogna poco e si sbaglia troppo
Ambizioni a intermittenza e continuità mai trovata: il confronto racconta una stagione già scritta
Sabato prossimo è in programma la sfida tra Udinese e Torino, valida per la 35ª giornata di Serie A. Entrambe le squadre arrivano da un pareggio: i friulani si sono visti sfuggire la vittoria in extremis all’Olimpico contro la Lazio, mentre i granata hanno rimontato due reti alla capolista Inter.
Risultati importanti, che però non cambiano gli equilibri di una stagione ormai indirizzata verso il consueto piazzamento a metà classifica.
Due facce della stessa medaglia. Una medaglia con ambizioni limitate, che a volte, fino a marzo, sogna un posto in Europa, e che altre volte rischia di incepparsi, finendo coinvolta nella lotta salvezza. In linea di massima, però, tra l’11° e il 13° posto si colloca il loro habitat naturale.
Eppure, osservando le due squadre, emergono differenze significative, soprattutto nella costruzione delle rose a inizio stagione.
Udinese, talenti incostanti
L’Udinese è da sempre una società attenta alla valorizzazione dei giovani, con l’obiettivo di farli crescere e rivenderli a cifre importanti. In questa stagione, il tecnico Runjaic ha potuto contare su diversi profili di qualità, capaci teoricamente di ambire a traguardi più ambiziosi rispetto all’attuale posizione in classifica.
Basti pensare ad Atta, trequartista dalle caratteristiche imprevedibili, o a Solet, difensore arrivato a parametro zero, in grado di coniugare quantità e qualità. A questi si aggiungono la rinascita di Zaniolo, leader tecnico della squadra, e i gol di Davis, definitivamente esploso. Senza dimenticare i giovani come Miller (ex pupillo di Vagnati) e Bertola, centrale italiano dalle ottime prospettive.
Un organico ricco e variegato che, però, non è riuscito a trovare continuità. Le vittorie contro Napoli, Inter, Milan, Roma e Lazio (all’andata) non sono bastate per dare una svolta alla stagione, con i bianconeri rimasti stabilmente nella zona centrale della classifica.
In un’annata complicata come quella del Torino, sorprende come tra le due squadre ci siano appena tre punti di differenza. Eppure, i numerosi passi falsi dell’Udinese hanno inevitabilmente ridimensionato le ambizioni. All’andata, il divario fu evidente, in una partita che avrebbe potuto chiudersi con un risultato più ampio rispetto all’1-2 finale.

Torino, maggiore coraggio?
Nonostante una stagione complicata, il Torino si trova a soli tre punti dall’Udinese, pronto a ridimensionare quanto di buono fatto dai friulani. La gara d’andata, però, non rappresenta un riferimento attendibile: i granata erano guidati da un altro allenatore e mostravano un atteggiamento molto diverso rispetto a quello visto nelle ultime settimane con D’Aversa.
L’Udinese sta affrontando questo finale di stagione con un approccio aggressivo, cercando di valorizzare il talento dei singoli e concedendo qualcosa in fase difensiva.
Il Torino, invece, ha mostrato un atteggiamento più prudente, fatta eccezione per la gara contro l’Inter. Il pareggio contro i nerazzurri potrebbe però rappresentare una svolta, liberando la squadra da pressioni e favorendo un finale di stagione più propositivo e coraggioso.
Anche perché, al di là delle singole sfide, il destino sembra essere già scritto: entrambe le squadre sono destinate a chiudere ancora una volta nella zona di classifica che, ormai, rappresenta la loro dimensione consolidata.

Una stagione già vista
Situazioni opposte, destini simili. Se l’Udinese può contare su una società solida, orientata alla valorizzazione dei talenti per aumentare la qualità dell’organico, il Torino vive invece in un clima di contestazione costante. Eppure, il piazzamento in classifica resta praticamente identico.
Ogni anno il copione si ripete: partite simili, risultati invariati e una zona medio-alta della classifica che sembra avere posti già assegnati. Una routine che, stagione dopo stagione, sta spegnendo l’entusiasmo degli ambienti, sempre meno coinvolti dalle vicende sportive dei rispettivi club.
Eppure, esempi come il Bologna dimostrano che il salto di qualità è possibile, anche senza disponibilità economiche nettamente superiori. Torino e Udinese, invece, sembrano accontentarsi di restare in una dimensione intermedia, quasi una categoria a parte.
Una zona grigia del campionato, dove le emozioni faticano ad accendersi e le stagioni finiscono per assomigliarsi tutte.
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