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Matteo Darmian of Torino FC celebrates after scoring the opening goal during the Serie A match between Torino FC and Parma FC at Stadio Olimpico di Torino on October 29, 2014 in Turin, Italy.

Tra i tifosi granata la memoria è quasi un dovere, perché la storia del Torino si tramanda di padre in figlio, dal Filadelfia agli spalti dell'Olimpico Grande Torino, eppure proprio la memoria diventa una cattiva consigliera quando la si applica ai numeri, che si tratti di una striscia senza vittorie, di un attaccante a secco o di un derby che sembra stregato.

Le sequenze che sembrano annunciare un cambiamento imminente, dal digiuno che «prima o poi finirà» al gol che «ormai è maturo», nascono quasi sempre da un equivoco sulla natura del caso, ed è utile smontarlo con esempi presi direttamente dal campo.

Il derby che non arrivava mai

Per vent'anni, dal 1995 al 2015, il Torino non riuscì a vincere un derby contro la Juventus, e con il passare delle stagioni si diffuse tra i tifosi la convinzione che la vittoria fosse ormai «dovuta», come se il conto delle sconfitte accumulate dovesse prima o poi essere saldato, finché il 26 aprile 2015 le reti di Darmian e Quagliarella chiusero la serie con un 2-1 rimasto nella storia recente del club.

Il digiuno, però, non si interruppe perché la sua lunghezza avesse accumulato qualcosa, dato che nel calcio ogni partita dipende dai valori in campo e dagli episodi, e le probabilità granata in quel derby non erano più alte di quelle degli anni precedenti per effetto dell'attesa.

L'errore ha perfino un nome, fallacia di Monte Carlo, e lo deve alla notte del 18 agosto 1913 in cui, nel casinò del Principato, il nero uscì ventisei volte di fila mentre i presenti puntavano sempre di più sul rosso: un equivoco che si ripresenta identico davanti alle varianti di roulette online, riservate ai maggiorenni, e che sugli spalti prende la forma del classico «stavolta tocca a noi».

A differenza di una ruota, una squadra può migliorare davvero, ma lo fa attraverso il mercato, le scelte tecniche e il lavoro in allenamento, non grazie al calendario delle sconfitte passate.

Il bomber a secco e il gol «maturo»

Lo stesso equivoco accompagna gli attaccanti in astinenza, quando dopo sei o sette giornate senza reti si sente ripetere che il gol «è nell'aria» o che «deve sbloccarsi», come se ogni partita a vuoto aumentasse automaticamente le probabilità di segnare in quella successiva.

In realtà le occasioni di un centravanti dipendono da quanti palloni gli arrivano e dalla qualità di compagni e avversari, e il digiuno in sé non accumula alcun credito: se il bomber torna a segnare è perché la squadra ha ricominciato a servirlo, oppure perché la precisione, calata per qualche settimana, è tornata sui suoi valori abituali. Per capire se la crisi è reale o è solo sfortuna, due dati aiutano più delle sensazioni.

  • Expected goals (xG): misurano la qualità delle occasioni avute, e un attaccante che produce molti xG senza segnare sta attraversando con buona probabilità una fase sfortunata più che un'involuzione.
  • Tiri e palloni toccati in area: se calano, il problema riguarda il gioco della squadra e non la mira del singolo, e nessuna «legge dei grandi numeri» lo risolverà da sola.

La legge dell'ex

Tra le convinzioni più radicate del tifo c'è la cosiddetta legge dell'ex, secondo cui il giocatore ceduto segna immancabilmente contro la sua vecchia squadra, e ogni stagione sembra offrire nuove conferme, con il gol dell'ex idolo che diventa subito il titolo del giorno dopo.

Il meccanismo è quello del bias di conferma: si ricordano le volte in cui l'ex ha colpito e si dimenticano le decine di partite in cui è rimasto a guardare, perché un pomeriggio senza gol non fa notizia, e così una coincidenza ben raccontata finisce per sembrare una regola.

Esonerare l'allenatore dopo tre sconfitte

Nel calcio i risultati riflettono in buona parte i valori reali, ma il caso continua a giocare brutti scherzi attraverso la regressione verso la media, cioè la tendenza di una prestazione eccezionale (in positivo o in negativo) a riavvicinarsi col tempo al livello abituale.

Uno studio dell'economista olandese Bas ter Weel sul campionato dei Paesi Bassi ha mostrato che le squadre in crisi migliorano dopo l'esonero dell'allenatore più o meno quanto le squadre in crisi che lo confermano, segno che una parte della ripresa attribuita al nuovo tecnico arriva comunque, per semplice ritorno alla normalità. Prima di invocare rivoluzioni dopo un brutto mese, due controlli sui dati raccontano spesso una storia diversa dalla classifica.

  • Prestazioni e risultati: confrontare i punti raccolti con le occasioni create e concesse aiuta a capire se la squadra gioca davvero male o se sta raccogliendo meno di quanto produce.
  • Calendario: tre sconfitte contro le prime della classe pesano in modo diverso da tre passi falsi contro avversarie di pari livello, e il dato va sempre letto alla luce delle squadre affrontate.

Una memoria che appartiene solo ai tifosi

La memoria resta una ricchezza quando riguarda la storia, e il ricordo del Grande Torino, scomparso a Superga il 4 maggio 1949, o del derby del 2015 fa parte dell'identità granata in un modo che nessuna statistica può scalfire, ma applicata alle serie di risultati diventa una trappola che spinge ad aspettarsi svolte «dovute» o a cercare un colpevole dopo ogni mese storto.

Il tifo granata, del resto, insegna da sempre che la passione vive di ricordi, mentre il pallone, partita dopo partita, riparte ogni volta da zero.

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