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Ignazio Abate, allenatore del Torino FC

Il Torino è tornato da Firenze con tre punti pesantissimi e con una certezza: Ignazio Abate ha a disposizione una rosa con molte soluzioni dopo la fine della sessione estiva di calciomercato.

Mandragora, Gineitis, Fitz-Jim, İlkhan e Luongo rappresentano le principali alternative per una linea a due. Con il centrocampo a tre aumentano invece le possibilità di inserire anche Casadei e Bragança, due giocatori che possono modificare caratteristiche e qualità del reparto.

Il problema, quindi, non è la quantità.

È capire quale combinazione permetta al Torino di mantenere equilibrio senza rinunciare alla qualità offensiva.

Ignazio Abate, allenamento al Pinzolo

CENTROCAMPO A DUE: PIÙ SPAZIO ALLA FASE OFFENSIVA

Con due centrocampisti Abate può liberare un posto in più sulla trequarti oppure affiancare due punte.

È la soluzione che offre maggiore libertà nella costruzione offensiva, ma richiede una scelta molto precisa degli interpreti in mezzo al campo.

Una coppia come Mandragora-Gineitis, per esempio, non sembra la più naturale: entrambi sono mancini e Abate avrebbe bisogno di caratteristiche maggiormente complementari.

Più interessanti possono essere combinazioni come Mandragora-Fitz-Jim o Mandragora-İlkhan, mentre anche Gineitis e Fitz-Jim possono rappresentare una soluzione alternativa.

La scelta della coppia dipenderà quindi non soltanto dalla qualità individuale, ma soprattutto da chi può completare meglio il compagno.

🗃️Leggi la scheda di Rolando Mandragora

Rolando Mandragora in Fiorentina Torino

DUE TREQUARTISTI O DUE PUNTE?

Abate può scegliere una struttura con:

DUE CENTROCAMPISTI + DUE TREQUARTISTI + UNA PUNTA

oppure:

DUE CENTROCAMPISTI + UN TREQUARTISTA + DUE PUNTE.

Nel primo caso entrano in gioco Vlašić, Casadei, Bragança e Oristanio, con due posti da assegnare alle spalle del centravanti.

Nel secondo aumenta invece il peso dell'attacco, con un trequartista alle spalle di due punte.

Sono due interpretazioni molto diverse.

La prima punta maggiormente sulla qualità tra le linee e sulla capacità di creare gioco vicino all'area.

La seconda cerca invece di mettere pressione alla difesa avversaria attraverso la presenza contemporanea di due attaccanti.

È probabilmente questa la principale arma del centrocampo a due: la possibilità di aumentare il numero di giocatori offensivi senza cambiare necessariamente struttura.

Nicola Vlasic, intervista prima di Torino Carrarese

CENTROCAMPO A TRE: PIÙ CONTROLLO, MENO ATTACCANTI

Con tre centrocampisti il ragionamento cambia.

Abate può aumentare la presenza nella zona centrale del campo e inserire più facilmente giocatori come Casadei o Bragança, oltre a sfruttare Mandragora, Gineitis e Fitz-Jim in combinazioni differenti.

Il vantaggio è soprattutto tattico: più uomini possono partecipare alla costruzione, occupare meglio gli spazi e garantire maggiore protezione davanti alla difesa.

Ma c'è una conseguenza inevitabile.

Un centrocampista in più significa, in linea generale, un giocatore offensivo in meno.

TRE CENTROCAMPISTI + DUE TREQUARTISTI + UNA PUNTA.

A seconda dell'interpretazione tattica, con una disposizione più vicina a un 3-5-2, con due punte e un centrocampo più folto. Contro formazioni più ostiche Abate potrebbe adottare un 3-5-1-1 con Nikola Vlasic a supporto di una punta.

In entrambi i casi il tecnico deve scegliere dove collocare la qualità offensiva disponibile.

Ed è qui che la ricchezza della rosa diventa contemporaneamente un vantaggio e un problema.

Perché avere molti giocatori di qualità è positivo.

Ma non tutti possono giocare contemporaneamente.

Cesare Casadei

FIRENZE HA GIÀ DATO UN'INDICAZIONE

Contro la Fiorentina Abate ha scelto una struttura con tre uomini a centrocampo, affidando a Mandragora il compito di dare ordine e concedendo maggiore libertà di inserimento a Gineitis e Fitz-Jim.

La soluzione ha funzionato soprattutto nella ripresa, quando il Torino è riuscito a ribaltare la partita.

Questo non significa che il centrocampo a tre debba diventare automaticamente il sistema titolare.

Significa però che Abate ha già verificato sul campo la possibilità di aumentare la densità centrale senza rinunciare completamente alla pericolosità offensiva.

Ed è un punto di partenza importante.

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