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Ardian Ismajli, allenamento al Pinzolo

Il calcio di una volta tra carte e feste di paese vs il ritiro 2.0 tra marketing e notifiche

IL BOOMER

Quando avevo 12 anni, il Toro andava in ritiro per tre o quattro settimane in montagna, mai troppo lontano ma a ritemprarsi e ritrovare la forma precampionato. Il ritiro serviva ai giocatori soprattutto per fare gruppo, conoscersi e stringere amicizie dentro e fuori dal campo. Nel tempo libero si giocava a carte o a biliardo, senza le continue porte girevoli del mercato e le valigie pronte, si aspettava Ferragosto e l'uscita di Alè Toro con le foto di tutti (mai più di 4-5 giocatori) i nuovi acquisti; squadra fatta e via col gruppo! A differenza di oggi, i calciatori erano quasi isolati dal mondo: niente social, telefoni assenti se non quello fisso dell'albergo o le vecchie cabine; i contatti con le famiglie erano ridotti al minimo. Le amichevoli si giocavano sempre e solo contro le selezioni dilettantistiche locali e in paese c’era sempre un'aria di festa vera per accogliere la squadra che dava il via alla nuova stagione.

IL DODICENNE

Oggi i ritiri sono tutta un’altra storia. Il Toro, ad esempio, dal 2023 va a Pinzolo, in Val Rendena ma a noi sembra di essere con loro. Per molte squadre il ritiro è diventato prima di tutto un’occasione di marketing: i top club europei fanno qualche giorno al fresco e poi volano in tournée dall'altra parte del mondo come star della musica. Nel tempo libero, poi, altro che carte: si sta coi telefoni o si gioca alla console! Per noi tifosi è fantastico perché, a differenza di una volta, abbiamo un flusso continuo di informazioni, di aggiornamenti, sia della squadra che, soprattutto del mercato: sappiamo in tempo reale come si allenano, la loro condizione fisica e come procede la preparazione grazie alle storie e ai video della società o dei singoli giocatori, seguiamo passo passo le loro trattative e il passaggio repentino da un club all'altro, non ci sfugge nulla.

IL CALCIO D'AGOSTO e IL PUNTO D'INCONTRO

Ieri come oggi, le prime uscite estive sono una tentazione pericolosa: c’è chi si dispera per una sconfitta in un'amichevole sotto il sole e chi sogna già l'Europa dopo un gol a porta vuota contro la rappresentativa locale.

Però, anche a distanza di 35 anni, quando ci si mette sulle gradinate a guardare una partita di ritiro, l'emozione non cambia: si sente ancora il profumo dell'erba bagnata appena tagliata, il suono del pallone colpito pieno e le urla dei giocatori che si chiamano le marcature. Cambierà anche il calcio, ma la curiosità estiva, la trepidazione e le mille aspettative per i nuovi acquisti, la nuova maglia e il gioco hanno sempre lo stesso sapore.

Alessandro e Francesco Raviolo

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