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Gigi Meroni, La Farfalla Granata
Gigi Meroni

Gigi Meroni al Torino: l’ala ribelle che restituì il sorriso al Grande Torino

Torino, anni Sessanta. Dopo la tragedia di Superga, il Toro cercava un’identità nuova, un simbolo capace di far sognare di nuovo i tifosi. Nel 1964 arrivò lui: Luigi “Gigi” Meroni, nato a Como il 24 febbraio 1943, un’ala destra funambolica, estroversa e geniale, pagata la cifra record di 300 milioni di lire dal Genoa.

Gigi Meroni, la farfalla granata
Gigi Meroni, la farfalla granata

Nereo Rocco, il “Paròn”, lo volle fortemente per ricostruire una squadra competitiva. Meroni non deluse. Nella stagione 1964-65 disputò 34 partite in Serie A segnando 5 reti, più 9 presenze e 3 gol in Coppa delle Coppe. Il Torino chiuse al 3° posto, raggiungendo le semifinali europee. Il feeling con il pubblico fu immediato.

I tifosi lo ribattezzarono “La Farfalla Granata” per il suo stile di gioco elegante, i dribbling imprevedibili e quel modo di volare sul prato con i calzettoni abbassati. Ma Meroni non era solo calcio. Artista, pittore, anticonformista, viveva con Cristiana Uderstadt, una giovane divorziata, in un’epoca in cui certi comportamenti facevano scandalo. Capelli lunghi, look beat, sensibilità artistica, una gallina al guinzaglio: era il “beatnik del gol”, il George Best italiano ante litteram.

Gigi Meroni, la farfalla granata
Gigi Meroni

Meroni: la stagione d’oro e il feeling con il popolo granata

Nel 1965-66 Meroni giocò 34 partite in campionato realizzando 7 gol. Il Torino non brillò in classifica (10° posto), ma l’ala comasca divenne idolo indiscusso. Il suo dribbling ubriacava i difensori, la sua classe illuminava il Comunale. In totale, con la maglia granata collezionò 103 presenze e 22 reti in Serie A, 122 presenze e 25 gol considerando tutte le competizioni.

Fabrizio Poletti, suo grande amico e compagno di squadra, raccontava di un ragazzo allegro, generoso, innamorato della vita. Meroni non era un professionista modello: amava la notte, la pittura, la libertà. Eppure sul campo era decisivo. Il suo gol più bello? Tanti, ma i tifosi ricordano soprattutto le serpentine irresistibili che facevano esplodere lo stadio.

Nel 1966 esordì in Nazionale (6 presenze e 2 gol totali), anche se la convocazione per i Mondiali in Inghilterra fu limitata. La sua popolarità andava oltre il rettangolo verde: rappresentava una generazione che voleva rompere gli schemi del calcio conformista dell’epoca.

Meroni non era solo un calciatore. Era un simbolo di rinascita per un Toro ancora segnato dal lutto di Superga. I suoi dribbling erano poesia, la sua vita fuori dal campo ribellione pura.

L’eredità che non si cancella

In soli tre anni Meroni trasformò il suo arrivo in un mito. Lasciò un’impronta indelebile: eleganza, estro, imprevedibilità. Ancora oggi, a distanza di decenni, i tifosi granata lo ricordano con affetto e rimpianto. La “Farfalla Granata” volò troppo poco, ma abbastanza per entrare per sempre nel cuore del Toro.

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