Morte Gigi Meroni: la tragica fine della Farfalla Granata
Il 15 ottobre 1967 Gigi Meroni morì a 24 anni investito in corso Re Umberto a Torino. La storia dell’incidente che spense il talento della Farfalla Granata.

La tragica morte di Gigi Meroni: la Farfalla Granata volò via troppo presto
Torino, 15 ottobre 1967. Una domenica di calcio come tante altre. Il Torino batte la Sampdoria 4-2 al Comunale. Gigi Meroni gioca, viene anche espulso, ma il risultato premia i granata. Nessuno poteva immaginare che quella sarebbe stata l’ultima partita della sua breve vita.

Poco dopo la fine dell’incontro, Meroni e il compagno Fabrizio Poletti decidono di andare al bar Zambon. Meroni si era accorto di aver dimenticato le chiavi di casa in corso Re Umberto, dove abitava. I due attraversano la strada trafficata. È sera, la visibilità non è ottimale.
Ad investire Meroni fu Attilio Romero
Mentre sono al centro della carreggiata, vedono arrivare un’auto e fanno un passo indietro. Una Fiat 124 Sport Coupé guidata dal 19enne Attilio Romero (tifoso del Toro, futuro presidente del club nel 2000) li investe. Poletti viene colpito di striscio. Meroni, invece, è centrato in pieno alla gamba sinistra, sbalzato sull’altra corsia e travolto da una seconda auto, una Lancia Appia guidata da Guido Zaccaria. Il corpo viene trascinato per circa 50 metri.
Trasportato d’urgenza all’Ospedale Mauriziano con fratture multiple a gambe, bacino e un grave trauma cranico, Meroni muore alle 22:40. Aveva solo 24 anni.
Meroni: i dettagli drammatici e le coincidenze del destino
L’incidente avvenne a pochi metri da casa sua. Romero, neopatentato, si fermò subito a prestare soccorso e si costituì. Venne assolto dall’accusa di omicidio colposo perché i due giocatori stavano attraversando fuori dalle strisce pedonali. La tragedia colpì profondamente tutta Torino: un giovane tifoso aveva involontariamente ucciso il suo idolo.
Meroni lasciò un vuoto incolmabile. Non solo per il talento calcistico, ma per la sua personalità unica: artista sensibile, ribelle, innamorato della vita. La sua morte prematura alimentò il mito. Il Torino perse un fuoriclasse nel pieno della maturità sportiva. Poletti, amico fraterno, rimase segnato per sempre.
“Gigi non tornerà più in campo, ma forse ce la farà”, disse un medico. Non ce la fece. La Farfalla aveva chiuso le ali per sempre.
Ancora oggi, una targa commemorativa in corso Re Umberto ricorda il luogo della tragedia. Il mito di Gigi Meroni vive nei racconti dei tifosi più anziani e nelle nuove generazioni che scoprono la sua storia: talento, estro e una fine tragica che lo ha reso immortale.
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