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Ignazio Abate, allenamento al Pinzolo

Il tecnico del Torino racconta a Sky il suo rapporto con la piazza granata e il lavoro sui nuovi giocatori: «Sapevamo che una trasformazione così profonda avrebbe richiesto tempo».

Ignazio Abate non cerca scorciatoie.

Nel momento in cui il Torino è fermo a 4 punti dopo le prime cinque giornate di Serie A, l'allenatore granata rivendica il percorso intrapreso e spiega a Sky la sua idea di squadra.

Nessun “click” improvviso da aspettare.

Per Abate la priorità è costruire un'identità, creare un gruppo e trasmettere ai giocatori un modo diverso di stare in campo.

Ignazio Abate, allenatore del Torino FC

ABATE: «A TORINO MI RIVEDO MOLTO»

Il primo messaggio riguarda il rapporto con la piazza.

Abate racconta di essere sempre più coinvolto dalla sua esperienza al Torino e non nasconde quanto il carattere dell'ambiente granata sia vicino al suo modo di vivere il calcio.

«Sono sempre più contento di essere qui. È un ambiente caldo e passionale, nel quale mi rivedo molto», ha spiegato il tecnico a Sky.

Poi una frase particolarmente significativa:

«Ho bisogno di questo calore, dell'adrenalina e anche della pressione, perché sono elementi che riescono a tirare fuori il meglio di me».

Non una pressione da evitare, dunque, ma una componente che Abate considera parte integrante del proprio lavoro.

Ignazio Abate allo Stadio Grande Torino

«LA TRASFORMAZIONE HA BISOGNO DI TEMPO»

Il secondo punto riguarda la squadra.

Il Torino è cambiato molto durante l'estate e Abate sottolinea proprio la profondità della trasformazione richiesta al gruppo.

«Mi soddisfa vedere l'unione tra questi ragazzi crescere giorno dopo giorno», ha raccontato.

E aggiunge:

«Sapevamo che una trasformazione così profonda, sia nei giocatori sia nel modo di pensare, avrebbe richiesto tempo».

È questo il concetto sul quale il tecnico insiste maggiormente: prima dei risultati deve consolidarsi un'identità collettiva.

Un aspetto particolarmente importante per una squadra che ha inserito numerosi giocatori nuovi e che, nelle prime cinque giornate, ha anche cambiato più volte sistema di gioco e interpreti.

La grinta di Ignazio Abate in Torino Carrarese di Coppa Italia

«NON SERVE NESSUN CLICK»

È probabilmente la frase più interessante dell'intervista.

«Secondo me non serve nessun click», dice Abate.

Il tecnico non immagina quindi una svolta improvvisa capace di cambiare da una partita all'altra il volto del Torino.

L'obiettivo è piuttosto continuare a lavorare sui principi.

«Mi sto godendo il percorso, anche perché per me è importante creare un legame umano con i miei ragazzi».

Una dichiarazione che racconta anche il metodo dell'allenatore: conoscenza dei giocatori, costruzione del gruppo e crescita quotidiana prima ancora della ricerca della soluzione immediata.

Ignazio Abate, allenatore del Torino FC

IL TORINO CHE VUOLE ABATE

Poi Abate entra nel dettaglio della squadra che vuole vedere in campo.

«L'identità del gruppo è sicuramente l'aspetto più importante».

E subito dopo definisce con chiarezza i suoi principi:

«Voglio una squadra intensa e aggressiva, che abbia il coraggio di giocare con la palla».

Sono tre elementi che descrivono il Torino che il tecnico sta cercando di costruire: intensità, aggressività e personalità nel possesso.

Ma Abate non parla di una squadra votata soltanto alla fase offensiva.

Nel suo discorso c'è anche la disponibilità a difendere e a soffrire quando la partita lo richiede.

L'obiettivo, dunque, non è semplicemente giocare di più con il pallone, ma diventare una squadra riconoscibile in entrambe le fasi.

Ignazio Abate, esordio sulla panchina del Torino FC

LA SOSTA PRIMA DELL'UDINESE

Il momento scelto per queste dichiarazioni non è casuale.

Il Torino è arrivato alla pausa per le Nazionali con 4 punti, frutto della vittoria contro la Fiorentina, delle sconfitte contro Milan, Sassuolo e Roma e del pareggio per 1-1 ottenuto a Bologna.

Un avvio complicato sul piano dei risultati, ma che Abate interpreta come una fase di costruzione.

Alla ripresa ci sarà subito una partita importante.

Il 12 ottobre alle 20:45, allo Stadio Olimpico Grande Torino, arriverà l'Udinese.

Sarà la prima occasione per verificare quanto del lavoro svolto durante la sosta potrà tradursi in una maggiore continuità sul campo.

E proprio la continuità è il passaggio successivo del progetto di Abate: non un improvviso “click”, ma la capacità di trasformare progressivamente i principi di gioco in prestazioni e risultati.

Perché il percorso può anche richiedere tempo.

Ma per il Torino, dopo cinque giornate, è arrivato il momento di cominciare a vedere con maggiore chiarezza la squadra che Abate ha in testa.

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