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Gianluca Petrachi e Urbano Cairo al Filadelfia
Gianluca Petrachi e Urbano Cairo al Filadelfia

Il dibattito sulle squadre di Serie A

La pressione alimenta la passione. È da qui che si può partire per immaginare un campionato più competitivo nei prossimi anni.

In questi giorni, dopo la sciagurata eliminazione della Nazionale dai playoff per l’accesso ai Mondiali, si è riacceso il dibattito sulla progettazione del calcio italiano, con l’obiettivo di raggiungere una nuova dimensione.

Il presidente della Lega Calcio Serie A, Ezio Maria Simonelli, nella giornata di ieri ha confermato che tra i temi sul tavolo c’è anche la possibile riduzione del campionato da 20 a 18 squadre.

Un’ipotesi che circola da anni, con l’obiettivo di aumentare la competitività e lo spettacolo. Resta però la resistenza di molte società, soprattutto quelle di medio-bassa classifica, che oggi non sembrano favorevoli al cambiamento.

Toro, senza pressione non nasce l’ambizione

Tra le principali critiche rivolte al Torino negli ultimi anni c’è quella di essersi spesso accontentato di una salvezza tranquilla, senza mai tentare il salto di qualità.

Un atteggiamento figlio anche di una rosa non sempre all’altezza di obiettivi più ambiziosi, costruita per garantire stabilità più che per rischiare.

In questa stagione, a distanza di quattro anni dalla salvezza conquistata con Davide Nicola, i granata hanno vissuto per diversi mesi con il timore di restare invischiati nella lotta per non retrocedere.

L’arrivo di Roberto D'Aversa ha cambiato l’inerzia: obiettivo centrato con anticipo e stagione chiusa senza particolari affanni.

Eppure, proprio il rischio retrocessione ha portato la società a intervenire, tra dirigenza e guida tecnica. Un segnale chiaro: senza pressione, il Torino fatica ad alzare il livello delle proprie prestazioni.

Roberto D'Aversa e Gianluca Petrachi al Filadelfia - Torino

Serie A a 18 squadre

Non è ancora certo se la riforma potrà essere attuata, ma è evidente che un eventuale passaggio a 18 squadre modificherebbe profondamente il campionato.

Troppo spesso, infatti, le stagioni di diverse squadre, tra cui il Torino, si “spengono” in anticipo, senza obiettivi concreti né reali motivazioni.

Con un sistema più competitivo, ad esempio con due retrocessioni dirette e una zona playout, la lotta salvezza potrebbe estendersi fino alle ultime giornate, coinvolgendo club come quello granata, il Genoa, il Cagliari o l’Udinese, tra le altre. 

Il risultato sarebbe un campionato più vivo, con maggiore intensità e meno squadre senza obiettivi già a metà stagione. Una possibile svolta per aumentare spettacolo ed emozioni, evitando classifiche “piatte” e prive di significato.

Cambio di mentalità

In questi anni la dirigenza granata non ha mai mostrato una reale ambizione di crescita, limitandosi a inseguire obiettivi minimi e alla portata della rosa. 

Se il sistema cambiasse le carte in tavola, anche le società sarebbero costrette ad adattarsi, ripensando sia alle strategie di mercato sia la progettazione complessiva del club. 

In sintesi, se la spinta non arriva dall’interno, potrebbe essere necessario un intervento esterno per imporre un cambio di passo.

 

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