Undici Uomini e una promessa
Tra memoria, delusione e una speranza che non smette di esistere.
E forse è proprio così.
Il Toro non è mai tornato.
Non siete mai più tornati davvero.
Siete rimasti lì.
Fermi in quel momento in cui eravate tutto.
E quello che è venuto dopo è stato solo un tentativo.
Un tentativo di riempire un vuoto.
Di stare all’altezza di qualcosa che non si replica.
Non è solo un ricordo lontano: è un confine.
È una linea netta che separa due mondi.
Da una parte una squadra che non chiedeva il permesso alla storia: la scriveva.
Dall’altra anni passati a inseguire, a spiegare, a giustificare.
Da una parte c’era la fame.
Dall’altra l’abitudine.
Parliamo di attimi. Attimi che durano niente.
Tempo che passa senza lasciare segni.
Non vi meritate una storia tenuta in vita solo per memoria.
Non vi meritate di essere ricordati così, mentre tutto il resto si spegne piano.
Forse dovremmo solo fermarci un attimo
e avere il coraggio di dirlo davvero:
Scusateci.
Scusate se ci siamo abituati.
Scusate se abbiamo smesso di pretendere.
Scusate se abbiamo accettato di essere meno.
Siamo delusi. Tanto quanto voi.
Ma siete lì, da qualche parte nel tempo, a ricordare a tutti quanto si può essere grandi.
L’unica cosa che non riusciamo ad accettare è che forse non tutte le storie hanno un lieto fine.
O forse sì.
Perché finché in qualcuno di noi resterà anche solo un briciolo di speranza, continueremo ad aspettare.
Aspetteremo undici uomini capaci di farci alzare gli occhi, un qualsiasi 4 maggio.
Guarderemo il cielo smettere di piangere, chiuderemo l’ombrello
e finalmente potrete riposare in pace.
Perché, allora, ce l’avremo fatta davvero.
Valentina Mellano

