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Paolo Pulici e Luciano Castellini

Nel centenario dello storico stadio granata, Paolo Pulici ripercorre su La Stampa il legame con la casa del Grande Torino: i ricordi, il dolore per la demolizione e il desiderio di trasmettere lo spirito granata alle nuove generazioni.

Il Filadelfia non è soltanto uno stadio. Per chi ha vissuto la storia del Torino, è un luogo di appartenenza, memoria e identità. E per Paolo Pulici, uno dei simboli più amati della storia granata, è stato molto più di un campo da calcio: è stata casa.

Nell’intervista pubblicata da La Stampa il 16 ottobre, firmata da Gianluca Oddenino, Pulici racconta il proprio rapporto con il Filadelfia alla vigilia del centenario dell’impianto, inaugurato il 17 ottobre 1926. Un racconto personale che attraversa gli anni del Grande Torino, la demolizione dello storico stadio e la sua rinascita, fino al valore che quel luogo conserva ancora oggi per il popolo granata.

Paolo Pulici all'inaugurazione del Filadelfia

PULICI: «IL FILA È LA CASA DEL TORO»

Il legame di Pulici con il Filadelfia nasce da ragazzo, quando arrivò al Torino dal Legnano. Lì avrebbe trascorso una parte fondamentale della propria vita calcistica, crescendo fino a diventare uno dei grandi protagonisti della storia granata.

«Sono 17 anni al Filadelfia: una vita», ricorda Pulici nell'intervista. Parole che restituiscono il peso di un'esperienza che va ben oltre le partite e gli allenamenti.

Il Fila era il luogo in cui si imparava a giocare, ma anche a comprendere cosa significasse indossare la maglia del Torino. Un ambiente nel quale la presenza dei tifosi, il confronto quotidiano e il ricordo di chi aveva vestito quella maglia prima di lui contribuivano a costruire un'identità precisa.

Per questo, quando gli viene chiesto che cosa rappresenti quel luogo, Pulici non ha dubbi: «È la casa del Toro».

Urbano Cairo e Paolino Pulici al Filadelfia

IL DOLORE PER LA DEMOLIZIONE: «HO PIANTO DI RABBIA»

Il passaggio più intenso dell'intervista riguarda la demolizione del vecchio Filadelfia, avvenuta nel 1997. Per Pulici, vedere scomparire lo stadio che aveva accompagnato una parte decisiva della sua vita è stato un dolore difficile da accettare.

«Ho pianto per la rabbia e il dolore», racconta, ricordando quel momento. La demolizione non significò soltanto perdere un impianto sportivo: per lui rappresentò la scomparsa di un pezzo di storia granata, legato al Grande Torino e alle generazioni che avevano costruito il mito del club.

La ferita è rimasta nel tempo. Il Filadelfia originario non era una struttura come le altre: custodiva ricordi, insegnamenti e un modo di vivere il calcio che Pulici considera parte integrante dell'identità del Torino.

La ricostruzione, inaugurata nel 2017, ha restituito ai granata un luogo simbolico. Ma la memoria del vecchio stadio, con le sue gradinate e la sua storia, continua a occupare un posto speciale nel cuore di chi lo ha vissuto.

Lo Stadio Filadelfia, moncone del 1927

IL GRANDE TORINO E L’EREDITÀ DEL FILA

Nel racconto di Pulici, il Filadelfia è anche il luogo in cui la memoria del Grande Torino diventava qualcosa di concreto. Non una storia lontana, da celebrare soltanto nelle ricorrenze, ma una presenza capace di accompagnare quotidianamente i giocatori.

Il ricordo di chi aveva indossato quella maglia prima di lui faceva parte della vita dello spogliatoio e degli allenamenti. Il passato non era separato dal presente: rappresentava una responsabilità e uno stimolo.

È questo uno degli aspetti più significativi della testimonianza di Pulici. Il Filadelfia era una scuola di calcio, ma anche una scuola di appartenenza, nella quale il valore della maglia veniva trasmesso attraverso le persone, gli esempi e il rapporto con i tifosi.

«SENTIVA LA PRESENZA DEL GRANDE TORINO»: IL RICORDO DI UNA MAGLIA SPECIALE

Il rapporto tra il Fila e la sua storia emerge anche nei ricordi legati agli allenamenti e alla quotidianità della squadra. Per Pulici, giocare in quel luogo significava sentirsi parte di una tradizione che aveva radici profonde.

La presenza del Grande Torino non era soltanto evocata dai racconti: si percepiva nell'ambiente, nei nomi dei campioni che avevano calcato quel campo e nel significato attribuito alla maglia granata.

È anche per questo che il centenario del Filadelfia assume un valore particolare. Celebrare i cento anni dello stadio significa ricordare una parte fondamentale della storia del Torino e interrogarsi su come trasmetterla a chi non ha potuto conoscere il vecchio impianto.

IL CENTENARIO DEL FILADELFIA: UNA STORIA CHE CONTINUA

Il 17 ottobre 1926 il Filadelfia veniva inaugurato. Cento anni dopo, il luogo continua a rappresentare uno dei riferimenti più forti dell'identità granata.

La sua storia comprende i trionfi del Grande Torino, le stagioni dei campioni che ne hanno raccolto l'eredità, il periodo dell'abbandono, la demolizione del 1997 e la ricostruzione inaugurata nel 2017.

La testimonianza di Pulici ricorda che il valore del Fila non si misura soltanto attraverso ciò che resta materialmente dello stadio. È fatto anche di ricordi condivisi, di emozioni e di un legame che resiste al passare del tempo.

Per il Torino, il centenario è dunque molto più di una ricorrenza. È l'occasione per celebrare la propria storia e ricordare che alcuni luoghi continuano a vivere nella memoria di un popolo anche quando le loro mura non esistono più.

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