Cairo: Conte ct, Mancini, Torino e futuro del club
Urbano Cairo parla della Nazionale, della scelta di Mancini, del Torino, del mercato, della possibile cessione del club e del futuro. Le sue dichiarazioni complete.
Cairo analizza le scelte della Nazionale italiana

Con una intervista sulla Gazzetta dello Sport Urbano Cairo è tornato a parlare dei temi più importanti dell'attualità calcistica italiana, soffermandosi sulla recente riorganizzazione della Nazionale, sulle decisioni prese ai vertici del calcio italiano e sul futuro del Torino. Il presidente granata ha affrontato diversi argomenti, dalla nomina del nuovo commissario tecnico fino alle prospettive del club, passando per il mercato, la possibile cessione della società e alcune riflessioni sul calcio internazionale.
La ricostruzione delle scelte per la panchina azzurra
Cairo ha ripercorso le tappe che hanno portato alla nomina di Roberto Mancini come commissario tecnico, spiegando come si sia arrivati alla scelta definitiva dopo una serie di tentativi.
«Sappiamo come sono andate le cose. Malagò ha voluto indicare prima il direttore tecnico, impegnandosi a convincere Maldini, e poi sulla scelta di Pirlo e il problema dello sponsor russo legato alle scommesse è caduto tutto. Malagò era il candidato a presidente federale della Lega di A, a cui poi si sono aggiunte altre componenti. Oggi è lui il responsabile delle scelte, da parte mia riceve un grande in bocca al lupo, è nell’interesse di tutti che le cose vadano bene. E fin da subito: la Nations League è impegnativa e importante per il ranking. Siamo reduci da tre mondiali mancati, un disastro».
Secondo il presidente del Torino, la priorità assoluta è restituire competitività a una Nazionale reduce da anni particolarmente difficili. La Nations League rappresenterà un banco di prova importante, sia per il valore della competizione sia per le implicazioni sul ranking internazionale e sul percorso di qualificazione alle future competizioni.
«Avrei scelto Conte»: la preferenza di Cairo
Pur esprimendo il proprio sostegno al nuovo commissario tecnico, Cairo ha rivelato che la sua scelta sarebbe ricaduta su Antonio Conte, già protagonista sulla panchina azzurra tra il 2014 e il 2016.
Le motivazioni della scelta
«Lo avrei scelto perché è necessario dare un impulso forte all’attività, in modo da partire subito bene. Conte lo stimo, aveva già fatto bene in Nazionale, una Nazionale che non era chissà cosa, specie in attacco. Era motivato, poteva essere l’uomo giusto. Vero, in Lega c’era una propensione per Conte ct, Malagò ha scelto diversamente».
Le parole del numero uno granata confermano come all'interno della Lega Serie A vi fosse un orientamento favorevole al ritorno di Conte. Alla fine, però, la decisione è stata diversa e ha portato alla nomina di Roberto Mancini, al quale Cairo ha comunque augurato il miglior lavoro possibile nell'interesse del calcio italiano.
Le critiche a Infantino e alle decisioni della FIFA
Nel corso dell'intervista, Cairo ha espresso anche alcune considerazioni sul calcio internazionale, soffermandosi sull'operato del presidente della FIFA, Gianni Infantino.
«Le scelte vanno condivise»
«Infantino ha fatto alcune buone cose, come sviluppare la raccolta dei diritti tv del Mondiale e della Coppa del Mondo per club, altre onestamente non le ho capite. A partire dalla squalifica tolta a Balogun: il calcio deve essere intoccabile. E poi l’idea di vendere quote del Mondiale a investitori esterni, una decisione presa così, quasi dall’oggi al domani. No, le scelte vanno condivise senza seguire una politica personalistica».
Secondo Cairo, le decisioni che riguardano il futuro del calcio mondiale dovrebbero essere condivise tra le istituzioni, evitando iniziative individuali che possano mettere in discussione la credibilità e la trasparenza del sistema.
Il nuovo progetto tecnico del Torino
Guardando alla prossima stagione, Cairo ha ribadito la propria fiducia nel nuovo allenatore Ignazio Abate, scelto per guidare il progetto tecnico granata.
L'elogio al nuovo allenatore
«Abate mi piace, è un allenatore con idee, voglia, ambizione e temperamento. Mi piace molto».
Il presidente ha poi raccontato un aneddoto legato al passato rossonero del tecnico.
«Con lui, che ebbe Franco Baresi allenatore nella Primavera del Milan, abbiamo ricordato il grande uomo e grande campione che fu. Ignazio mi ha confermato che era una persona di poche parole, dava l’esempio con i fatti».
Parole che confermano la convinzione della società di aver affidato la squadra a un tecnico giovane ma dotato di personalità e idee chiare.
Mercato: «Faremo ancora acquisti»
Cairo ha invitato alla prudenza dopo il successo ottenuto in amichevole contro il Burnley, ricordando come il calcio estivo offra indicazioni limitate.
«Siamo in un calcio d’agosto e sono felice della vittoria in Inghilterra contro il Burnley, ma è ancora troppo presto per dare giudizi. In squadra sono già stati fatti buoni innesti e altri ancora ne faremo. Anche se ho detto che magari venderò il club, non significa che mi impegnerò di meno nel costruire la squadra, anzi, lo farò a maggior ragione: se sarà l’ultima stagione voglio farla alla grandissima e poi dare un gruppo forte a chi arriverà. Magari poi si dirà che il mio Toro non era così male…».
Il presidente ha quindi assicurato che il mercato del Torino non è ancora concluso e che la società continuerà a lavorare per rinforzare la rosa a disposizione di Abate.
«Se arriverà la persona giusta, sono pronto a vendere»
A settembre Cairo festeggerà ventuno anni alla guida del Torino. Un lungo percorso iniziato dopo il fallimento della società e culminato con il ritorno stabile in Serie A e due qualificazioni alle competizioni europee.
«A settembre saranno 21 anni di proprietà del Toro. Ho tenuto per più tempo la squadra di uno dei miei figli, che ne ha 20. Ho preso il club dal fallimento e fatto cose buone e altre meno. Per quindici anni abbiamo vissuto prevalentemente nella parte sinistra della classifica e per due volte in Europa, ma capisco che la gente vuole qualcosa in più. Tutti viviamo di sogni, io per primo. Se c’è qualcuno che arriva, che è abbastanza ricco da poter mantenere la squadra, tifoso perché bisogna esserlo, sono disponibile a vendere. Ognuno sa quello che può fare: il Como in tre anni ha investito 400 milioni, io non li ho, devo essere crocefisso per questo? Non ho avuto per ora offerte scritte, quando arriveranno le valuterò. A malincuore ma non voglio tarpare le ali a nessuno: mi farò da parte e resterò il primo tifoso».
Il presidente ha quindi ribadito la disponibilità a valutare eventuali offerte, purché arrivino da investitori solidi, capaci di garantire un futuro ambizioso al Torino. Al momento, tuttavia, non sono pervenute proposte ufficiali.
«Ho già grandi responsabilità»
Infine, Cairo ha escluso un proprio ingresso in politica, spiegando come il suo impegno resti concentrato sulle aziende del gruppo e sul Torino.
«Una mia discesa in campo? Potrebbe anche piacermi ma non lo farò. Devo tenere conto delle aziende che ho e dei nostri 4500 dipendenti. Leggo il Corriere della Sera a mezzanotte e la Gazzetta dello Sport subito dopo. La tendenza al digitale è ineluttabile ma i numeri della carta scendono meno velocemente di quanto preventivato. Serve però mantenere un livello alto. E poi ho altri progetti adrenalinici».
Le dichiarazioni del presidente granata delineano una visione che spazia dalla Nazionale al futuro del Torino, passando per il calcio internazionale e le prospettive della società. Pur lasciando aperta la porta a una possibile cessione del club, Cairo ha ribadito che il proprio impegno resterà totale fino all'ultimo giorno della sua gestione, con l'obiettivo di consegnare una squadra competitiva e un progetto solido a chi eventualmente raccoglierà il testimone.

