Torino, il confronto con Vanoli divide: classifica migliore, stagione peggiore?
Il possibile sorpasso sui numeri di Vanoli non cancella mesi di confusione tecnica, prestazioni deludenti e identità smarrita

Il Torino, nonostante una stagione complicatissima, in cui a un certo punto si è anche temuta la retrocessione, è riuscito comunque a rialzarsi, raggiungendo con due giornate d’anticipo i 44 punti con cui aveva chiuso la passata stagione. Un bottino che resta però deludente, soprattutto considerando le ambizioni nate a inizio anno: nuovi investimenti, un allenatore scelto per aprire un progetto e un nuovo modulo su cui costruire la squadra.

Alla fine, tutti e tre questi aspetti si sono rivelati in parte illusori, con i granata che hanno poi deciso di affidarsi a D’Aversa, tornando al consueto 3-5-2. Sui social, diversi tifosi hanno esaltato la possibilità di chiudere il campionato con più punti rispetto alla scorsa stagione, mettendo così in discussione l’amatissimo Paolo Vanoli. Altri, invece, hanno acceso il dibattito sulle profonde differenze tra le due rose.
Torino, un campionato da 50 punti?
Dopo il successo per 2-1 contro il Sassuolo, il Torino è salito a quota 44 punti, mantenendo aperta la possibilità di chiudere la stagione intorno ai 50. I granata affronteranno infatti Cagliari e Juventus nelle ultime due giornate, con la possibilità di migliorare il rendimento ottenuto da Paolo Vanoli nella scorsa stagione (11° posto con 44 punti).
Numeri che potrebbero far pensare a un percorso di crescita, ma che in realtà rischiano di essere fuorvianti.
Torino, una stagione comunque negativa
Per gran parte della stagione, il Torino ha vissuto in un limbo fatto di risultati e prestazioni estremamente altalenanti. I primi mesi con Baroni hanno evidenziato una squadra fragile, priva di personalità e di una chiara identità tattica.
Le vittorie sono state spesso episodiche: contro il Napoli, ad esempio, il gol decisivo di Simeone era nato da una giocata di Gilmour, mentre contro la Roma l’unica vera ripartenza aveva portato ancora una volta alla rete del Cholito con una conclusione straordinaria. Episodi che fanno parte del calcio e che per molte squadre rappresentano una componente fondamentale, ma che non sono bastati a costruire un’idea di gioco riconoscibile.

Baroni è rimasto troppo legato a situazioni favorevoli che, col passare delle settimane, non hanno più retto, facendo emergere tutti i limiti del gruppo. Certamente il cambio di modulo quasi immediato non ha aiutato il tecnico a sviluppare una filosofia precisa, ma l’evoluzione vista con D’Aversa ha dimostrato che, pur con tanti limiti, questa squadra poteva proporre qualcosa di più.
Vanoli, uno spirito da Toro
Il motivo per cui Paolo Vanoli è rimasto un beniamino del pubblico granata riguarda soprattutto l’atteggiamento mostrato dalla squadra. Se da una parte i punti raccolti avrebbero potuto essere di più, dall’altra la rosa a disposizione era decisamente meno competitiva rispetto a quella attuale.
Vanoli ha affrontato quasi tutta la stagione con Sanabria, complice la rottura del crociato di Zapata, e con giocatori che oggi non fanno più parte del progetto tecnico. Pedine come Karamoh e Linetty, che faticano ad imporsi in Portogallo e Turchia, oppure giovani come Dembelé, che ha dimostrato di non essere ancora pronto per certi livelli.

Anche il cambio di modulo a gennaio è stato quasi obbligato per provare a rimescolare le carte, ma pure in quel caso l’unico esterno disponibile sulla destra era Lazaro. Insomma, un contesto molto diverso rispetto al Torino attuale, che inevitabilmente rende difficile il confronto diretto tra le due stagioni.
D’Aversa e la grinta ritrovata
Roberto D’Aversa ha dimostrato di poter dare un’identità a una squadra che, fino a poche settimane prima del suo arrivo, subiva quasi due gol a partita. Ha sistemato la fase difensiva e imposto regole chiare per provare a cambiare immediatamente direzione.
Le numerose variazioni di formazione sono state spesso figlie dell’incostanza di alcuni giocatori, non sempre all’altezza della situazione. Le prestazioni, naturalmente, non sono state tutte convincenti, ma se il Torino oggi può ancora sperare di migliorare il bottino della passata stagione, gran parte del merito è dell’ex tecnico di Parma ed Empoli.

Ciò che accomuna D’Aversa a Vanoli, e che lo differenzia nettamente da Baroni, è soprattutto la comunicazione diretta e l’atteggiamento combattivo mostrato nelle ultime settimane. Due aspetti che a Torino continuano ad avere un peso importante, anche se i risultati complessivi restano mediocri.
La società dovrebbe ripartire proprio da qui: più che dalle sole idee tattiche, servirà ricostruire uno spirito di gruppo credibile, perché negli ultimi anni è stato soprattutto questo a fare la differenza.

