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Gustavo Giagnoni, allenatore del Torino Calcio dal 1971 al 1974

Gustavo Giagnoni, il ricordo di CuoreToro nel giorno della nascita

Il 23 marzo 1933 nasceva Gustavo Giagnoni, figura rimasta impressa nella memoria granata per il suo carattere deciso e per ciò che ha rappresentato sulla panchina del Torino.

Oggi vogliamo ricordarlo, riportando alla luce il profilo di un allenatore capace di incarnare lo spirito del Toro in anni intensi e combattuti, lasciando un segno ben oltre i numeri.

Dalla carriera in campo alla svolta in panchina

La sua carriera da calciatore non fu particolarmente brillante, ma Giagnoni seppe costruirsi una nuova identità come allenatore. La vera occasione arrivò nel 1971, quando il Torino decise di affidargli la guida tecnica della prima squadra.

Fin da subito, il suo impatto fu evidente: nella stagione 1971-72 i granata conquistarono un prestigioso secondo posto in Serie A, tornando a competere ai vertici del calcio italiano e riaccendendo entusiasmo tra i tifosi.

Gli anni al Torino e quel pugno a Causio…

Durante la sua esperienza sulla panchina granata (dal 1971 al 1974), Giagnoni collezionò numeri solidi che testimoniano la qualità del suo lavoro.

Sotto la sua guida, il Torino conquistò un secondo posto alla prima stagione in panchina, miglior risultato del suo triennio granata; nella sua ultima stagione a Torino si renderà protagonista di un clamoroso episodio il 9 dicembre 1973, quando durante un derby con la Juventus, insultato sarcasticamente da Franco Causio, colpì con un pugno quest'ultimo lasciandolo tramortito in campo.

Temperamento e identità granata

Giagnoni non era solo un tecnico, ma un uomo di forte personalità. Il suo temperamento sanguigno lo rese subito vicino ai tifosi, che si riconoscevano nella sua determinazione e nella sua schiettezza.

La rivalità con la Juventus fu uno degli aspetti più emblematici della sua esperienza: vissuta senza filtri, con dichiarazioni e atteggiamenti che alimentavano il clima del derby della Mole.

Nel suo periodo in granata Giagnoni plasmò e lanciò tanti giovani come Claudio Sala, Pulici e Mozzini che avrebbero formato la spina dorsale del Toro che avrebbe vinto nel 1976 lo scudetto sotto la guida di Gigi Radice.

Il colbacco e un’immagine diventata simbolo

Impossibile non associare Giagnoni al suo celebre colbacco. Quel cappello, indossato nelle fredde giornate allo stadio, è diventato nel tempo un’icona del calcio anni ’70.

Gustavo Giagnoni iniziò a indossare il colbacco per proteggersi dal freddo intenso durante gli allenamenti al Filadelfia. Il copricapo divenne presto un amuleto scaramantico a seguito di una serie di vittorie e, successivamente, il simbolo del suo stile "tremendista" e operaio, rappresentando la rivalsa granata

Un ricordo che appartiene ai tifosi

A distanza di anni, il nome di Gustavo Giagnoni continua a evocare un calcio fatto di passione e identità.

Nel giorno della sua nascita, CuoreToro lo ricorda così: non solo per i risultati ottenuti, ma per aver incarnato uno spirito granata puro, diretto e combattivo. Una figura che, ancora oggi, resta viva nella memoria di chi ama il Toro.

Gustavo Giagnoni ci ha lasciati il 7 agosto del 2018.

Il 23 marzo è anche l'esordio di Paolo Pulici

Come ricorda il sito ufficiale del Torino Fc, oggi è una data importante anche perchè coincide con l'esordio in maglia granata per Paolo Pulici. Il 23 marzo del 1969 il mito granata esordisce in un Torino-Cagliari, terminato 0-0. Nessuno può ancora sapere che diventerà il re dei bomber della Storia del Toro.

L'avversario è il Cagliari di Roberto Boninsegna e Gigi Riva. Pulici, appena diciottenne, prende il posto dell'assente Moschino e non sfigura affatto contro una delle migliori squadre della Serie A. È proprio il "Rombo di Tuono", Riva, ad elogiare il giovane centravanti a fine partita: "Mi è sembrato assai dinamico. Ha le qualità per diventare un calciatore interessante".

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