Torino, la lezione di Nkounkou: pochi minuti, più fame di tanti titolari
Il terzino entra con voglia e intensità, qualità mancate troppo spesso ai granata nel corso della stagione

Nella vittoria del Torino contro il Sassuolo si sono messi in luce alcuni giocatori che, nel corso della stagione, hanno vissuto prevalentemente nell’ombra. Basti pensare a Pedersen, autore del gol decisivo, o a Njie, che nel primo tempo si è reso più volte pericoloso, risultando il giocatore più vivace tra i granata. In crescita anche Ebosse, ormai quasi una certezza per la retroguardia.
Tra i nomi da citare c’è anche quello di Niels Nkounkou, terzino classe 2000 entrato nel finale per sostituire un Obrador stremato e poco brillante. Il francese, nel giro di pochi minuti, ha dato una sorta di lezione ai compagni, soprattutto dal punto di vista dell’atteggiamento e dell’intensità con cui si dovrebbe indossare una maglia come quella del Torino.
Nkounkou, un’occasione sprecata?
In questa stagione Nkounkou ha mostrato a più riprese qualità tecniche particolari rispetto a molti compagni: grande gamba, buone intuizioni offensive e uno spirito di sacrificio da sottolineare.
I limiti, naturalmente, non sono mancati: a volte troppo impulsivo nelle scelte, con qualche rischio eccessivo e non sempre lucido nelle giocate. Eppure, anche nei pochi minuti concessi, ha dato l’impressione di avere molto più a cuore la causa rispetto ad altri giocatori che hanno avuto molte più occasioni senza però riuscire a incidere davvero.
Una trattativa complicata
La sensazione è che, al netto di un atteggiamento fuori dal campo non sempre impeccabile, Nkounkou sia rimasto penalizzato da una clausola che, in una società come il Torino, ha inevitabilmente inciso sulle scelte tecniche.

Il dover gestire le presenze per evitare l’obbligo di riscatto (fissato intorno ai 5 milioni di euro), ha probabilmente limitato il suo impiego. D’Aversa, quando ha potuto, ha comunque cercato di concedergli spazio, segnale di come lo considerasse una pedina utile.
E chi guarda dalla panchina
Cesare Casadei è rimasto in panchina per tutta la gara contro il Sassuolo. Un giocatore che, nel corso della stagione, ha spesso mostrato un atteggiamento appena sufficiente, mettendo troppo frequentemente in secondo piano lo spirito di sacrificio.
Discorso simile anche per Adams che, pur essendo uno dei giocatori più importanti della rosa e nonostante numeri discreti, non ha sempre dato l’impressione di mettere anima e intensità in ogni partita.
Nkounkou, invece, sia contro il Sassuolo, che con Lazio e Milan, è entrato con la voglia di mettersi in mostra, pur sapendo che la sua permanenza al Torino appare ormai improbabile. Una lezione tutt’altro che banale, che forse più di qualcuno avrebbe dovuto prendere come esempio.

