Aldo Ballarin, il muro difensivo del Grande Torino
La storia di Aldo Ballarin, storico difensore del Grande Torino e simbolo degli Invincibili morti a Superga.
Aldo Ballarin, il muro silenzioso del Grande Torino
Nel Grande Torino c’erano il genio di Valentino Mazzola, i gol di Gabetto, la fantasia di Loik, le parate di Bacigalupo.
E poi c’era lui:
Aldo Ballarin.
Il difensore che non cercava la luce dei riflettori ma che rendeva possibile tutto il resto.
Duro, elegante, instancabile. Un terzino moderno prima ancora che il calcio italiano imparasse davvero cosa significasse esserlo.

Il ragazzo di Chioggia
Aldo Ballarin nacque a Chioggia il 10 gennaio 1922, in una famiglia numerosa dove il calcio era parte della vita quotidiana. Cresciuto tra il mare e i campi polverosi del Veneto, iniziò a giocare nelle giovanili del Clodia prima di trasferirsi al Rovigo.
Da ragazzo aveva caratteristiche diverse dai difensori dell’epoca:
- velocità;
- corsa;
- colpo di testa;
- aggressività nei contrasti.
Iniziò addirittura come ala offensiva, e forse proprio quelle origini spiegano la sua capacità di spingere e accompagnare l’azione.
Dalla Triestina al Torino
Dopo l’esperienza al Rovigo arrivò la chiamata della Triestina, con cui esordì in Serie A nel 1941.
Furono anni difficili, segnati dalla guerra e dai campionati spezzati, ma Ballarin mostrò subito una personalità fuori dal comune. Giocò anche con il Venezia durante il campionato Alta Italia del 1944, prima che Ferruccio Novo decidesse di portarlo al Torino nel 1945.
Per acquistarlo il presidente granata spese una cifra enorme per l’epoca: oltre un milione e mezzo di lire.
Novo aveva capito tutto.
Il terzino perfetto del Grande Torino
Nel Grande Torino Ballarin diventò rapidamente insostituibile.
Il calcio degli Invincibili era offensivo, aggressivo, moderno. Per sostenerlo servivano difensori capaci di:
- marcare;
- impostare;
- correre all’indietro;
- spingere sulle fasce.
Ballarin faceva tutto.
Era un giocatore di temperamento feroce, abilissimo nel tackle e nel gioco aereo, ma allo stesso tempo intelligente tatticamente. Passò senza difficoltà dal vecchio “metodo” al più innovativo “sistema”, diventando uno dei pilastri della rivoluzione tattica del Toro.
Sul lato opposto agiva Virgilio Maroso. Insieme formavano una coppia perfetta: forza e classe, aggressività ed eleganza.
Il guerriero timido
In campo sembrava durissimo.
Fuori dal terreno di gioco invece Aldo Ballarin era riservato, quasi timido. I compagni raccontavano un ragazzo semplice, legatissimo alla famiglia e ai fratelli.
Tra questi c’era Dino Ballarin, il terzo portiere del Torino.
La storia dei fratelli Ballarin è una delle più dolorose e simboliche del Grande Torino:
due ragazzi partiti da Chioggia per conquistare il calcio italiano insieme.
Gli scudetti e la Nazionale
Con il Torino Ballarin vinse quattro scudetti consecutivi tra il 1945 e il 1949, diventando anche uno dei punti fermi della Nazionale italiana.
Esordì in azzurro nel 1945 contro la Svizzera e collezionò nove presenze con l’Italia. Ancora oggi resta uno dei più grandi calciatori mai nati a Chioggia.
Nel celebre blocco granata della Nazionale, Ballarin rappresentava la solidità difensiva di una squadra che sembrava imbattibile.
Superga: il destino spezzato
Il 4 maggio 1949 il Grande Torino stava tornando da Lisbona dopo l’amichevole contro il Benfica.
L’aereo si schiantò contro il muraglione della Basilica di Superga.
Aldo Ballarin morì insieme al fratello Dino e al resto della squadra. Aveva 27 anni.
L’Italia perse non soltanto una squadra:
perse uomini che erano diventati simboli nazionali.

Il ricordo eterno di Chioggia
A Chioggia il nome Ballarin è ancora oggi ovunque.
Lo stadio cittadino venne intitolato ai fratelli Aldo e Dino già nel 1950. Negli anni sono nati:
- murales;
- mostre;
- musei;
- sale espositive dedicate alla loro memoria.
Perché Aldo Ballarin non fu soltanto un difensore del Grande Torino. Fu uno degli uomini che costruirono la squadra più amata della storia del calcio italiano.
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