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Valerio Bacigalupo, le mani che proteggevano il Grande Torino

Prima di tutto c’era lui.
Prima di Maroso, di Loik, di Mazzola, di Gabetto.

Quando si recita la formazione del Grande Torino, il nome che apre la leggenda era sempre lo stesso: Bacigalupo.

Valerio Bacigalupo non era soltanto il portiere degli Invincibili.
Era il volto tranquillo di una squadra che sembrava impossibile da battere, il numero uno che trasformò il ruolo del portiere in qualcosa di moderno, spettacolare e rivoluzionario.

Il ragazzo di Vado Ligure

Valerio nacque a Vado Ligure il 12 marzo 1924, ultimo di una famiglia enorme composta da dieci fratelli e sorelle. In casa Bacigalupo il calcio era una religione: quasi tutti giocavano e il fratello maggiore Manlio sarebbe diventato a sua volta portiere professionista.

Da bambino Valerio passava le giornate inseguendo palloni nei campi della Liguria.
Non era altissimo per il ruolo, ma aveva qualcosa che gli altri non possedevano:

  • riflessi incredibili;
  • esplosività;
  • coraggio;
  • istinto.

Dopo le esperienze con Vado, Cairese e Savona, arrivò il Genoa durante gli anni difficili della guerra. Fu lì che Ferruccio Novo lo notò osservandolo in una rappresentativa ligure contro quella piemontese. Quel giorno Bacigalupo chiuse la porta e si aprì il destino granata.

Il Torino lo acquistò nel 1945 per 160.000 lire. Aveva soltanto 21 anni.

Nel dopoguerra il Torino stava diventando la squadra più forte d’Italia.

Novo cercava un portiere moderno, capace non solo di parare ma di guidare la difesa e partecipare al gioco. Bacigalupo era perfetto.

Tra i pali al Filadelfia diventò rapidamente un idolo.

Era spettacolare senza essere mai eccessivo:

  • usciva basso con coraggio;
  • parava rigori;
  • giocava lontano dalla linea;
  • leggeva l’azione in anticipo.

Per molti storici del calcio fu uno dei primi portieri realmente moderni del calcio italiano.

Il “Trio Nizza”

A Torino divideva l’appartamento con Mario Rigamonti e Danilo Martelli in via Nizza.

Nacque così il celebre “Trio Nizza”, diventato parte del folklore granata.

Aveva un’amicizia sincera perfino con Lucidio Sentimenti IV della Juventus, il rivale che spesso gli contendeva il posto in Nazionale. Nel suo portafoglio, ritrovato tra i rottami di Superga, venne trovata proprio una fotografia insieme al portiere bianconero.

La Nazionale

Le prestazioni con il Torino gli aprirono presto le porte della Nazionale italiana.

Esordì nel 1947 contro la Cecoslovacchia e diventò uno dei simboli di quell’Italia costruita quasi interamente sui giocatori granata.

Nel celebre Italia-Ungheria del 1947, con dieci giocatori del Torino in campo, il blocco granata mostrò al mondo la forza della squadra di Novo.

Superga e l’eternità

Il 4 maggio 1949 il Grande Torino tornava da Lisbona dopo un’amichevole contro il Benfica.

Pioveva su Torino.
Le nuvole erano basse.

L’aereo si schiantò contro il muraglione della Basilica di Superga.

Valerio Bacigalupo aveva soltanto 25 anni.

Con lui scomparve la squadra più forte del calcio italiano.

4 maggio 1949 - la tragedia di Superga
4 maggio 1949 - la tragedia di Superga

Il numero uno immortale

Bacigalupo giocò 137 partite con il Torino.

Ancora oggi il suo nome è il primo che ogni tifoso granata pronuncia recitando la formazione del Grande Torino.

Perché gli Invincibili iniziavano dalle sue mani.

E forse nessun altro portiere, nella storia del Toro, è mai riuscito davvero a uscire dalla sua ombra.

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