Abate al papà: "Cairo mi ha offerto la panchina del Toro"
Beniamino Abate racconta il retroscena della telefonata del figlio Ignazio: "Papà, Cairo mi ha offerto la panchina del Toro". Ecco l'intervista.

Abate: "Papà, Cairo mi ha offerto la panchina del Toro"
Dietro la scelta di Ignazio Abate come nuovo allenatore del Torino c'è un momento che la famiglia difficilmente dimenticherà. A raccontarlo è il padre Beniamino Abate, ex preparatore dei portieri del Milan per oltre vent'anni, in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport.
Il retroscena riguarda la telefonata con cui Ignazio annunciò ai genitori di aver ricevuto la proposta di Urbano Cairo. Un momento carico di emozione che ha riportato alla mente tutti i sacrifici compiuti dal nuovo tecnico granata per arrivare su una panchina così prestigiosa.
"Papà, mi ha chiamato Cairo"
Beniamino Abate ha raccontato così quei minuti indimenticabili.
"Una sera Ignazio ci chiama, parliamo con il vivavoce. Accanto a me c'è mia moglie Pasqualina e lui mi dice: 'Papà, mi ha chiamato il presidente Urbano Cairo'. In quel momento per me e per mia moglie è stata una forte emozione: ci tremava pure la voce."
L'ex preparatore rossonero ricorda ancora la sua reazione incredula.
"A Ignazio replico di getto, forse farfugliando: 'Ma come...?'. Mi risponde: 'Sì, sì, Cairo: mi ha offerto la panchina del Toro'. Ricordo di avergli solo detto: 'E cosa aspetti ad accettare?'

"Se chiama il Toro, ti senti realizzato"
Per Beniamino Abate quella chiamata rappresenta il punto più alto del percorso intrapreso dal figlio dopo aver concluso la carriera da calciatore.
"In quel momento ho pensato a tutti i sacrifici fatti da Ignazio per arrivare su questa meravigliosa panchina. Quando poi ci ha informato di aver firmato con il Toro, nella testa ho rivissuto tutto il film della sua vita: da quando aveva cominciato ad allenare nel settore giovanile del Milan a quando è andato via, lontano dalla famiglia, per guidare la Ternana."
Poi aggiunge una frase destinata a fare piacere ai tifosi granata.
"La nostra emozione, da genitori, è stata bellissima: se chiama il Toro, ti senti realizzato. Ripaga dei sacrifici del passato."

"Gli dissi io di fare l'allenatore"
Nel corso dell'intervista, Beniamino Abate ha raccontato anche come nacque la seconda carriera del figlio.
"Quando era alla fine del suo percorso da calciatore era il momento di decidere. Io lo avevo invogliato a prendere la strada della panchina perché vedevo in lui le qualità tecniche e caratteriali ideali per fare questa professione."
Secondo il padre, Ignazio ha sempre avuto un rapporto speciale con il calcio.
"Sin da piccolo gli ho detto che, per stare in questo mondo, bisogna vivere per il calcio. E lui vive totalmente per questo sport: è sempre stato uno studioso del calcio. Poi ha occhio, come dicono i tecnici."
Determinante, ricorda Beniamino, fu anche la fiducia del Milan.
"All'epoca Angelo Carbone se ne innamorò e gli diede la panchina degli Allievi. Ha fatto nelle giovanili rossonere un percorso giusto che gli ha permesso di ricevere la prima chiamata tra i grandi, alla Ternana, da Capozucca."
"La sua forza è l'empatia"
Tra le qualità che, secondo il padre, renderanno Abate un allenatore importante c'è soprattutto il rapporto con i giocatori.
"Ha una grande qualità: l'empatia. Ha un carattere che gli permette di entrare nel cuore dei suoi giocatori, di tutti. Sono sicuro che lo farà anche a Torino."
Parole che ben si sposano con la filosofia scelta dal Torino per inaugurare il nuovo ciclo tecnico.
"È uno da Toro"
Nel finale dell'intervista, Beniamino Abate spiega perché il figlio sia l'uomo giusto per una piazza esigente come quella granata.
"Il Milan gli ha lasciato l'umiltà, perché senza non fai niente. Poi l'abnegazione al lavoro, la professionalità e la coerenza: sono i principi che Ignazio ha fatto suoi."
E aggiunge di non voler più tornare in panchina al suo fianco.
"Mi ha chiesto di seguirlo al Torino? No, quell'epoca è finita. Ho fatto due anni con lui nella Primavera del Milan: bellissimi, ma oggi sono un pensionato del calcio. Sarò il primo tifoso del Toro dopo di lui: il Toro è meraviglioso, è la storia."
La chiusura è una vera investitura.
"Per come lo conosco sul piano caratteriale, è pronto ad affrontare la piazza di Torino. Si galvanizza nei momenti di tensione e nelle difficoltà: è un duro, Ignazio è proprio uno da Toro."
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