header logo
bacigalupo-ballarin-maroso-grezar-rigamonti-castigliano-menti-loik-gabetto-mazzola-ossola

Virgilio Maroso, il terzino che inventò il calcio moderno

Nel Grande Torino c’erano uomini destinati a diventare immortali.
Campioni straordinari, leader, goleador, simboli di un’Italia che cercava di rialzarsi dopo la guerra.

E poi c’era Virgilio Maroso.

Il più giovane della squadra.
Il “Cit”, come lo chiamavano nello spogliatoio granata.

Un ragazzo biondo e silenzioso che giocava da difensore ma aveva piedi, eleganza e visione da fuoriclasse offensivo. Per molti storici del calcio fu il primo vero terzino moderno italiano.

4 maggio - il Grande Torino

Il ragazzo destinato alla FIAT

Virgilio Maroso nacque il 26 giugno 1925 a Crosara di Marostica, in Veneto.

Come migliaia di famiglie del dopoguerra, anche i Maroso si trasferirono presto a Torino in cerca di lavoro e stabilità. Il futuro di Virgilio sembrava già scritto: fabbrica, turni e officina.

Il padre voleva che diventasse meccanico alla FIAT, e per un periodo il giovane Virgilio lavorò davvero mentre frequentava le scuole serali. Ma nei campetti della periferia torinese era impossibile non notarlo.

Aveva qualcosa di diverso:

  • velocità naturale;
  • eleganza nei movimenti;
  • tecnica raffinata;
  • senso tattico fuori dal comune.

Mario Sperone, figura storica del Torino, intuì immediatamente il talento del ragazzo e lo segnalò a Ferruccio Novo. La società che lo aveva cresciuto chiese cento lire per il trasferimento: una cifra che inizialmente sembrò perfino eccessiva al presidente granata. Col tempo Novo capì che quello era stato uno degli investimenti migliori della sua vita.

Il “Cit” del Grande Torino

Nel 1944 il Torino decise di mandarlo in prestito all’Alessandria per permettergli di maturare.

Fu allenato da Adolfo Baloncieri, leggenda granata e maestro di calcio, che ne affinò ulteriormente il talento. Dopo una stagione eccellente tornò al Torino pronto per diventare titolare.

Nello spogliatoio lo chiamavano: “il Cit”, il piccolo.

Era infatti il più giovane della squadra degli Invincibili. Ma in campo sembrava già un veterano.

Nel sistema del Grande Torino formava la linea difensiva insieme a:

Ed era proprio lui, sulla fascia sinistra, a dare modernità a quella squadra rivoluzionaria.

Il terzino che cambiò tutto

Negli anni Quaranta i difensori raramente superavano la metà campo.

Maroso invece giocava in modo completamente diverso.

Dribblava, impostava, saliva sulla fascia, costruiva gioco come un centrocampista. I suoi trascorsi da mediano gli permettevano una lettura tattica straordinaria e una capacità di impostazione sconosciuta ai difensori dell’epoca.

Molti osservatori lo consideravano addirittura “sprecato” nel ruolo di semplice terzino.

Aveva:

  • piedi raffinati;
  • grande visione;
  • senso dell’anticipo;
  • capacità di uscire palla al piede anche nelle situazioni più difficili.

Ma ciò che colpiva davvero era l’eleganza.

In un calcio duro e fisico, Maroso sembrava danzare sul pallone. Raramente commetteva fallo e preferiva sempre:

  • il tempismo;
  • l’anticipo;
  • la giocata tecnica.

Per questo ancora oggi viene considerato uno dei più grandi terzini italiani di sempre.

Il Filadelfia e gli Invincibili

Al Filadelfia i tifosi impazzivano per lui.

Biondo, elegante, velocissimo, Maroso rappresentava perfettamente il calcio spettacolare del Grande Torino.

Con i granata conquistò quattro scudetti consecutivi e diventò rapidamente anche titolare della Nazionale italiana. Esordì in azzurro nel 1945 contro la Svizzera e segnò il suo unico gol internazionale contro il Portogallo nel febbraio del 1949.

Gli infortuni e il destino crudele

Dal 1947 iniziarono i problemi fisici.

Una fastidiosa pubalgia ne limitò le presenze e ne rallentò il rendimento proprio mentre il suo talento sembrava pronto a esplodere definitivamente.

La sua ultima partita con il Torino arrivò il 10 aprile 1949 contro il Modena.

Pochi giorni dopo partì per Lisbona insieme ai compagni del Grande Torino.

Non era ancora al meglio della forma e inizialmente aveva perfino pensato di non prendere parte alla trasferta. Alla fine salì comunque su quell’aereo.

4 maggio 1949 - la tragedia di Superga
4 maggio 1949 - la tragedia di Superga

Superga e il rimpianto eterno

Il 4 maggio 1949 l’aereo del Grande Torino si schiantò contro il muraglione della Basilica di Superga.

Virgilio Maroso aveva soltanto 23 anni.

Per molti il meglio della sua carriera doveva ancora arrivare.

Aveva già rivoluzionato il ruolo del terzino, ma probabilmente avrebbe potuto fare ancora di più: diventare il punto di riferimento assoluto del calcio europeo nel suo ruolo.

Il destino fermò tutto troppo presto.

NEWS TORINO STORIA DEL TORINO
[Notizie ] [Storia Torino ]
Torino, quali sono le zone preferite dai giocatori del Toro
Torino, il confronto con Vanoli divide: classifica migliore, stagione peggiore?

💬 Commenti