"Il Novantesimo", un racconto ambientato a Torino alla vigilia di un derby
"Sa che il Torino vincerà 2 a 1, con un rigore parato e ribattuto in rete da un esordiente al novantesimo"

L’idea gli arrivò addosso, semplice e assurda allo stesso tempo.
Decise di non parlarne con nessuno.
A casa e in ufficio lo avrebbero preso per pazzo.
L’unico con cui poteva tentare era suo fratello. Lo stesso che era entrato a fine partita per vedere il famoso derby dell’84, quello del gol al novantesimo.
Si incontrarono nel solito bar di via Monginevro.
Il fratello arrivò col giornale sotto braccio.
L’ingegnere, piano, raccontò tutto. L’incidente, la pioggia, il giornale. Il risultato del derby. E la sua idea.
Il fratello non rise. Lo guardò serio.
«E tu vuoi scommettere?»
L’ingegnere annuì.
«Duemila euro. Due a uno per il Toro, rigore al novantesimo, gol su rimpallo di un giocatore neo-tesserato, all’esordio in serie A.»
Il fratello restò in silenzio.
Poi disse: «Sai che una combinazione del genere paga mille a uno?».
«Lo so.»
«Ma se sbagli?»
«Non posso sbagliare.»
Si separarono alla porta.
Se davvero era tornato indietro, in quella seconda vita, forse il destino non si sarebbe spezzato nello stesso punto. Il tempo aveva fatto un passo falso, e lui era lì, in mezzo al suo errore.

