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Pallone Torino FC al Filadelfia
Pallone Torino FC al Filadelfia

Il giorno del derby arrivò come una corrente fredda.
L’ingegnere si svegliò presto, non agitato, concentrato.
Anche Torino era già sveglia, e l’aria portava un misto di eccitazione e pioggia in sospeso.

Si presentò allo stadio Comunale nel primo pomeriggio.
Lo riconobbero, lo fecero entrare dal cancello laterale.
I giocatori lo guardavano con curiosità, qualcuno rise piano.
Lui non disse nulla.

Restò in panchina, seduto in fondo, mentre il tempo scorreva come un nastro già visto.
Ogni minuto che passava lo riportava verso qualcosa che aveva già vissuto e che non sapeva se avrebbe potuto ripetere.

La partita fu dura.
La Juventus passò in vantaggio a metà del primo tempo.
A inizio ripresa, pareggio del Torino: un gol identico a quello che ricordava, esattamente al minuto previsto. Ogni dettaglio coincideva.

A dieci minuti dalla fine, l’ingegnere sentì il cuore accelerare.
Il destino stava arrivando puntuale.
Si voltò verso il presidente, che lo fissava sbalordito, ormai diviso tra fede e paura.

All’ottantottesimo, un fallo netto in area.
L’arbitro fischiò. Rigore.
Lo stadio esplose come una caldaia.

Il presidente si alzò di scatto.
«Dentro!» gridò al tecnico.
L’ingegnere tolse la tuta, mostrando il suo numero 3 sulla maglietta senza nome, entrò in campo. Sentì il rumore del pubblico come un tuono sordo.
Ogni passo sull’erba era un ritorno al sogno d’infanzia.
La curva Maratona guardava stupita quell’uomo di mezza età muoversi verso l’area, pesante ma preciso, come una macchina che trova il suo allineamento finale.

Il tiro partì.
Il portiere intuì, parò.
La palla restò viva, rimbalzò con un effetto innaturale, lento, fino al limite dell’area piccola. Esattamente dove doveva andare.
L’ingegnere arrivò per primo, senza pensarci, e la spinse dentro.

Il boato dello stadio fu come un terremoto.
La folla non capiva chi fosse, ma non importava.
Granata ovunque, braccia al cielo, urla, lacrime.
Lui restò immobile, le mani sul viso.
Aveva fatto il gol del novantesimo.
Aveva chiuso il cerchio.

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