Torino, quando Petrachi colpiva nel segno: i migliori acquisti dell’era granata
Il ritorno di Petrachi al Torino riaccende il ricordo dei suoi migliori acquisti: da Belotti e Immobile a Sirigu, Bremer e Darmian.

Nikola Maksimović
Diverso il percorso di Maksimović, ma non meno indicativo. Acquistato a basso costo cresce rapidamente, mostra personalità e solidità. Non diventerà un leader assoluto in granata, ma la sua esplosione è sufficiente per generare una plusvalenza importante. In questo senso, Maksimović è un acquisto “petrachiano” nel senso più pragmatico: sportivamente utile ed economicamente intelligente.
Wilfried Singo
Arrivato giovanissimo, quasi grezzo, Singo è uno di quei profili che raccontano la volontà di anticipare il mercato. Potenza fisica, progressione, margini enormi. Non sempre continuo, non sempre ordinato, ma capace di spaccare le partite. Petrachi intravede in lui un progetto più che un giocatore finito, e il campo – col tempo – gli dà ragione. Un colpo di prospettiva in una squadra che aveva bisogno di energia e imprevedibilità.
Sasa Lukic
Forse uno degli acquisti meno celebrati, ma tra i più significativi nel medio periodo. Lukic arriva giovane, spaesato, attraversa anche momenti difficili, ma cresce fino a diventare capitano. Centrocampista moderno, ordinato, affidabile, rappresenta un altro esempio di come la gestione Petrachi puntasse sulla crescita interna, non solo sul rendimento immediato. Non un colpo mediatico, ma una scommessa vinta col tempo.

Davide Zappacosta
Zappacosta al Torino rientra perfettamente nella logica del “rilancio consapevole”. Giocatore già noto, già passato in granata, ma reduce da stagioni altalenanti. Petrachi intercetta il momento giusto: esperienza, affidabilità, conoscenza dell’ambiente. Zappacosta non è un colpo da copertina, ma è uno di quei giocatori che alzano il livello medio della squadra e danno equilibrio.

Vanja Milinković-Savić
Forse uno dei colpi più sottovalutati dell’era Petrachi, almeno all’inizio. Vanja arriva a Torino giovanissimo, con addosso più etichette che certezze: grande fisico, talento grezzo, discontinuità evidente. Il suo percorso non è immediato, anzi è fatto di errori, panchine, critiche e pazienza. Ed è proprio qui che emerge la bontà dell’operazione: il Torino decide di aspettarlo.
Con il tempo, Milinković-Savić cresce, matura, diventa affidabile e poi determinante. Parate decisive, personalità, capacità di reggere la pressione in una piazza esigente come Torino. Da scommessa rischiosa a titolare stabile, fino a diventare uno dei portieri più incisivi della Serie A per rendimento e numeri. Anche in questo caso, Petrachi aveva intravisto qualcosa prima degli altri: non un prodotto finito, ma un investimento da costruire.

