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Stadio Filadelfia Torino

I tifosi del Torino si sono ritrovati al Filadelfia per ricordare Giorgio Ferrini, a cinquant'anni dalla sua scomparsa. Nella mattinata di domenica 8 novembre, nello storico impianto granata, è stata celebrata una Santa Messa in memoria del «Capitano dei capitani», scomparso l'8 novembre 1976 a soli 37 anni.

Alla commemorazione ha partecipato anche Ignazio Abate. Presenti, insieme all'allenatore granata, il direttore operativo Alberto Barile, il dirigente Emiliano Moretti e il team manager Alessandro Gazzi. Alla cerimonia hanno preso parte anche Amos e Cristiana, i figli di Ferrini, oltre a tifosi ed esponenti del mondo granata.

Una messa al Filadelfia, il luogo simbolo della storia di Ferrini

La scelta del Filadelfia non è casuale. È proprio qui che Giorgio Ferrini è cresciuto calcisticamente e ha costruito il suo legame con il Torino. Lo stesso impianto ospitò il suo funerale il 10 novembre 1976, due giorni dopo la morte, celebrato dallo storico cappellano granata don Francesco Ferraudo davanti a oltre cinquemila persone.

La Santa Messa di questa domenica è stata officiata da don Gianluca Carrega sulla tribuna coperta dello stadio. Un momento di raccoglimento che ha riportato la memoria del capitano nel luogo che più di ogni altro rappresenta il suo percorso in granata.

La presenza di Abate ha dato anche un significato particolare alla giornata. Alla vigilia della partita contro il Lecce, il tecnico aveva parlato dell'importanza della storia del Torino e della difficoltà di trasmetterne il valore a un gruppo composto anche da tanti calciatori stranieri. Aveva annunciato che sarebbe stato presente alla commemorazione: ha mantenuto la parola.

Giorgio Ferrini, 553 presenze e sedici stagioni in granata

Giorgio Ferrini è una delle figure più importanti nella storia del Torino. Nato a Trieste il 18 agosto 1939, arrivò in granata giovanissimo, dopo aver iniziato a giocare nel Ponziana. Tornò definitivamente al Toro nel 1959, dopo una parentesi in prestito al Varese, e da quel momento divenne uno dei simboli della squadra.

Con la maglia granata disputò sedici stagioni, dodici delle quali da capitano. Il suo bilancio parla di 553 presenze e 53 gol: numeri che raccontano soltanto una parte del suo peso nella storia del club. Ferrini era una mezzala combattiva, capace di recuperare palloni, impostare il gioco e trovare la porta.

Nel suo palmarès ci sono due Coppe Italia, conquistate nel 1967-68 contro l'Inter e nel 1970-71 contro il Milan. Nel 1968 vinse anche il Campionato Europeo con la Nazionale italiana.

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Dallo scudetto del 1976 al ricordo della famiglia

Dopo aver chiuso la carriera da calciatore al termine della stagione 1974-75, Ferrini entrò nello staff di Gigi Radice come viceallenatore. In quel ruolo partecipò alla conquista dello storico scudetto del 1976, il primo del Torino dopo il Grande Torino.

Pochi mesi dopo il trionfo, però, fu colpito da due emorragie cerebrali. Le sue condizioni si aggravarono nei giorni successivi e l'8 novembre 1976 arrivò la notizia della sua scomparsa.

Il legame con il Torino è stato ricordato anche dalla figlia Cristiana, che ha raccontato quanto il padre fosse legato ai colori granata: «Ha amato il Torino più di qualunque altra cosa al mondo. E per il Torino lui ha dato la vita. Non si è risparmiato mai».

Parole che restituiscono il senso di una dedizione diventata parte della memoria collettiva del tifo granata. Non a caso, allo stadio Olimpico Grande Torino, la tribuna e la sala hospitality portano il suo nome.

A cinquant'anni dalla morte, il Filadelfia è tornato a essere il luogo del ricordo. Con la famiglia, la società, l'allenatore e i tifosi riuniti per rendere omaggio a un uomo che continua a rappresentare un riferimento nella storia del Toro.

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