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Ignazio Abate, allenatore del Torino FC

La polemica di Massimiliano Alvini sul calendario, alla vigilia di Frosinone-Torino, rischia di trasformarsi in un boomerang per i granata. Il tecnico dei ciociari aveva sottolineato la differenza nei tempi di recupero tra le due squadre, lamentando un trattamento non equo. Eppure, al Benito Stirpe, è stato proprio il Frosinone a sembrare più fresco, aggressivo e brillante.

Il Torino, che aveva giocato martedì contro il Como, arrivava alla sfida con più tempo a disposizione per prepararla rispetto ai padroni di casa, reduci dall'impegno di giovedì contro il Lecce. Due giorni di riposo in meno per i ciociari, ma una differenza di intensità che in campo è sembrata evidente.

Una circostanza che apre inevitabilmente una riflessione sulla prestazione della squadra di Ignazio Abate. Il problema è stato soltanto fisico? Oppure anche nelle scelte tecniche e nella gestione della partita qualcosa non ha funzionato?

Frosinone più aggressivo, Torino in difficoltà

Fin dai primi minuti la squadra di Alvini ha mostrato un atteggiamento aggressivo, pressando alto e cercando di togliere spazio e tempo ai portatori di palla granata.

Il Torino ha faticato a costruire dal basso, commettendo errori e perdendo palloni in zone pericolose. Il pressing ciociaro ha messo in difficoltà la difesa, costringendo spesso Perri e i suoi compagni a soluzioni affrettate.

Non è stata soltanto una questione di corsa. Il Frosinone è sembrato più reattivo sulle seconde palle, più rapido nelle transizioni e più convinto nell'attaccare gli spazi. La sensazione è stata quella di una squadra che aveva ancora energie da spendere, mentre il Torino faticava a trovare le contromisure.

Eppure, sulla carta, erano proprio i granata ad avere avuto più tempo per recuperare e preparare la partita.

Abate e le scelte di formazione: perché Fitz-Jim in panchina?

Una delle decisioni che fanno discutere riguarda Kian Fitz-Jim. Contro il Como era stato tra i migliori in campo, dando qualità e dinamismo al centrocampo granata. A Frosinone, invece, è partito dalla panchina.

Kian Fitz-Jim esulta dopo il gol in Torino Monza

Una scelta che lascia qualche interrogativo. In una partita in cui il Torino avrebbe avuto bisogno di qualità tecnica, capacità di gestire il pallone e di superare la pressione avversaria, l'assenza iniziale dell'olandese ha fatto discutere.

Non è possibile sapere se Fitz-Jim avrebbe cambiato l'andamento della gara, ma viene spontaneo chiedersi se fosse opportuno rinunciare dal primo minuto a un giocatore che aveva dato segnali così positivi nella precedente uscita.

Casadei, perché non puntare sulla fisicità a centrocampo?

Altro interrogativo riguarda Cesare Casadei. In una partita che si preannunciava fisica, intensa e caratterizzata da duelli e seconde palle, il centrocampista avrebbe potuto rappresentare una soluzione interessante.

Il Torino ha sofferto proprio in quelle situazioni in cui servivano aggressività, capacità di contrasto e presenza in mezzo al campo. Casadei avrebbe potuto offrire caratteristiche differenti rispetto agli interpreti scelti da Abate?

Anche in questo caso non si tratta di affermare che il suo ingresso avrebbe risolto i problemi, ma di interrogarsi sulla gestione delle risorse a disposizione. Perché non provare a inserire un giocatore con queste caratteristiche in una gara in cui il centrocampo granata è apparso in difficoltà?

Quattro giocatori offensivi, ma il Torino non punge

La scelta di schierare contemporaneamente Simeone, Adams, Vlasic e Zapata è un altro tema su cui riflettere.

L'idea di Abate era probabilmente quella di aumentare il peso offensivo della squadra, affidandosi alla qualità e all'esperienza dei suoi interpreti. Ma il risultato non è stato quello sperato.

Il Torino ha prodotto poco, non è riuscito a rendersi realmente pericoloso con continuità e ha finito per subire cinque gol nelle ultime due partite, contro Como e Frosinone.

Avere tanti giocatori offensivi in campo non significa necessariamente creare più occasioni. Senza equilibrio, senza un centrocampo capace di sostenere la manovra e senza un'organizzazione efficace contro il pressing avversario, anche una formazione ricca di qualità può diventare sterile.

La domanda è inevitabile: era davvero la soluzione migliore affrontare una squadra così intensa con quattro giocatori offensivi, oppure sarebbe servito un centrocampo più equilibrato e capace di reggere l'urto?

Torino, il calendario non può diventare un alibi

La questione sollevata da Alvini prima della partita assume ora una prospettiva differente. Il Frosinone aveva meno tempo per recuperare, ma non ha mostrato di risentirne. Anzi, ha dato l'impressione di avere più energie, più brillantezza e maggiore intensità. E senza poter contare sul bomber Raimondo, messo fuori causa da un'entrata killer di Aboukhlal.

Questo non significa che il calendario non abbia un peso. Le partite ravvicinate possono incidere sulla condizione fisica e sulle rotazioni. Ma proprio per questo diventa fondamentale la gestione della rosa, la capacità di leggere le caratteristiche dell'avversario e di scegliere gli uomini più adatti.

Il Torino, dopo il ko contro il Como e la pesante sconfitta di Frosinone, ha bisogno di interrogarsi sulle proprie difficoltà. Cinque gol subiti in due partite sono un dato che non può essere ignorato.

È già un campanello d'allarme per Abate?

La stagione granata aveva dato segnali incoraggianti, con tre vittorie consecutive e una squadra che sembrava aver trovato una propria identità. Le ultime due uscite, però, hanno riportato a galla problemi che richiedono attenzione.

La sconfitta contro il Frosinone non può essere liquidata soltanto come una giornata storta. Il Torino è apparso in difficoltà sul piano atletico, tattico e nella gestione del pallone. E alcune scelte di formazione meritano una riflessione.

Fitz-Jim e Casadei sono due risorse importanti. La gestione degli uomini offensivi, l'equilibrio del centrocampo e la capacità di affrontare squadre che pressano con grande intensità saranno aspetti decisivi nelle prossime partite.

Il calendario può spiegare una parte delle difficoltà, ma non tutto. Adesso Abate è chiamato a trovare risposte, perché il Torino non può permettersi di perdere le certezze costruite nelle prime giornate.

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