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Dalle strade di Varese al sogno granata

Franco Ossola nasce a Varese il 23 agosto 1921. Cresce in una città che respira calcio e, giovanissimo, inizia a giocare nelle giovanili del Varese, dove viene allenato da Antonio Janni, leggenda granata degli anni ’20 e ’30. È proprio Janni a notare per primo le qualità di quel ragazzo magro ma scattante.

Nel 1939, a soli 18 anni, Ferruccio Novo decide di investire su di lui: il presidente paga 55.000 lire dell’epoca per portarlo a Torino. È l’inizio di una storia d’amore destinata a durare dieci anni e a entrare nella leggenda.

La scalata verso la titolarità

All’arrivo in granata, Ossola trova sulla sua strada un ostacolo difficile: Pietro Ferraris, uno dei più forti ala sinistre del calcio italiano. Per i primi anni deve accontentarsi di un ruolo da rincalzo, ma non si arrende. Lavora in silenzio, si allena con dedizione e aspetta il suo momento.

Quando Ferraris viene ceduto, Franco Ossola conquista definitivamente la maglia numero 11. Da quel momento diventa uno dei titolari inamovibili del Grande Torino. Gioca prevalentemente da ala sinistra, ma la sua versatilità gli permette di agire anche sulla fascia destra.

Con la maglia granata disputa 176 partite ufficiali, realizzando 86 gol (secondo alcune fonti fino a 89 considerando tutte le competizioni). Si piazza al 9º posto nella classifica all-time dei marcatori del Torino, un risultato straordinario per un’ala esterna.

Lo stile di gioco: velocità e concretezza

Ossola non era un’ala “di fantasia” come tante dell’epoca. Era un’ala moderna: rapida, concreta, con un dribbling secco e un cross preciso. La sua corsa leggera e la capacità di saltare l’uomo in velocità lo rendevano devastante nelle ripartenze, uno dei marchi di fabbrica del Grande Torino.

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Sapeva essere decisivo sia con gol personali che con assist per i compagni (soprattutto per Gabetto, Mazzola e Loik). I tifosi lo amavano per la sua umiltà, la serietà e la fedeltà assoluta ai colori granata.

Con il Toro vinse cinque scudetti consecutivi (1943, 1946, 1947, 1948, 1949) e una Coppa Italia nel 1943.

L’uomo e la famiglia

Franco era un ragazzo riservato, legato alla sua Varese e alla famiglia. Nel 1949, alla vigilia della tragedia, la sua compagna era in attesa di un figlio. Quel bambino nascerà pochi mesi dopo Superga e verrà chiamato Franco Ossola come il padre. Diventerà poi un discreto atleta (velocista) e uno dei più appassionati custodi della memoria granata.

L’ultimo volo e l’eredità immortale

Il 3 maggio 1949 gioca l’ultima partita della storia del Grande Torino a Lisbona contro il Benfica. Il giorno dopo, sull’aereo che doveva riportare la squadra a casa, Franco Ossola perde la vita a soli 27 anni nella tragedia di Superga.

Inizialmente sepolto insieme ai compagni nella tomba monumentale al Cimitero di Superga, viene poi traslato nella tomba di famiglia a Varese. Oggi lo stadio della sua città natale porta il suo nome: Stadio Franco Ossola.

4 maggio 1949 - la tragedia di Superga
4 maggio 1949 - la tragedia di Superga

Un’ala che non ha mai smesso di correre

Franco Ossola rappresenta perfettamente lo spirito del Grande Torino: talento, umiltà, dedizione e amore per la maglia. Non era una stella planetaria come Mazzola, ma uno di quei giocatori che facevano funzionare alla perfezione la macchina granata.

La sua corsa sulla fascia sinistra resta impressa nella memoria di chi lo vide giocare e continua a vivere nel cuore di ogni tifoso granata. Perché il Grande Torino non è fatto solo di capitani leggendari, ma anche di ali veloci, generose e fedeli come Franco Ossola.

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