Eusebio Castigliano, il mediano geniale del Grande Torino
Eusebio Castigliano, colonna del Grande Torino: carriera, numeri, curiosità e il legame eterno con Superga e Vercelli.
Eusebio Castigliano, il cuore operaio del Grande Torino
Nel mito immortale del Grande Torino ci sono campioni entrati nella leggenda per talento, carisma e spirito di sacrificio. Tra questi, Eusebio Castigliano occupa un posto speciale: mediano moderno, goleador inatteso e uomo simbolo di una squadra che ha segnato per sempre la storia del calcio italiano.
Nato a Vercelli il 9 febbraio 1921, Castigliano fu uno degli uomini chiave del Torino degli Invincibili, capace di unire quantità e qualità in un calcio ancora lontano dai ritmi contemporanei. La sua carriera si interruppe tragicamente il 4 maggio 1949 nella Tragedia di Superga, insieme al resto della squadra granata.

Dalle risaie vercellesi al Toro degli Invincibili
Cresciuto nella Pro Vercelli, Eusebio Castigliano si mise in mostra fin da giovanissimo grazie a una combinazione rara per l’epoca: forza fisica, tecnica raffinata e grande senso del gol. Dopo le esperienze con Spezia e Biellese, arrivò al Torino nel 1945, entrando subito nei meccanismi perfetti della squadra costruita da Ferruccio Novo.
Con la maglia granata vinse quattro scudetti consecutivi, diventando una delle colonne del centrocampo del Grande Torino. Nonostante il ruolo di mediano, riuscì a segnare ben 36 reti in campionato con il Toro, numeri straordinari per un giocatore della sua posizione.

Un mediano avanti coi tempi
Castigliano viene ricordato dagli storici del calcio come uno dei primi mediani “moderni”. Non era soltanto un interditore: sapeva inserirsi, calciare con potenza e partecipare alla costruzione offensiva.
Ambidestro, elegante e dotato di grande personalità, era celebre anche per le sue giocate spettacolari. Una delle curiosità più tramandate racconta di come riuscisse a palleggiare con una monetina e infilarla nel taschino della giacca con un colpo di tacco, lasciando incantati soprattutto i bambini.
Per questo motivo, a Vercelli era soprannominato anche “Zampa di velluto”.

La Nazionale e il destino spezzato
Le prestazioni con il Torino gli valsero anche la chiamata della Nazionale italiana. Tra il 1945 e il 1949 collezionò 7 presenze e realizzò una rete con la maglia azzurra.
Poi arrivò il giorno più tragico della storia granata. Il 4 maggio 1949, l’aereo che riportava il Torino da Lisbona si schiantò contro la Basilica di Superga. Nell’incidente morirono 31 persone, tra giocatori, dirigenti, giornalisti e membri dell’equipaggio.
Con loro se ne andò anche Eusebio Castigliano, che aveva soltanto 28 anni.

Un ricordo ancora vivo a Vercelli e Torino
A distanza di oltre settant’anni, la memoria di Castigliano continua a vivere nel cuore dei tifosi granata e della sua Vercelli. Alla sua figura sono stati dedicati un campo sportivo, una società calcistica e persino un Toro Club cittadino.
Ancora oggi viene ricordato come uno degli interpreti più completi e moderni del calcio italiano dell’epoca, simbolo perfetto dello spirito del Grande Torino: talento, sacrificio e appartenenza.
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