header logo
bacigalupo-ballarin-maroso-grezar-rigamonti-castigliano-menti-loik-gabetto-mazzola-ossola

Romeo Menti, l’ala gentile che incantò il Grande Torino

[Maurizio Mellano]/ 4 maggio 2026

Nel pantheon del Grande Torino non ci sono solo giganti fisici o leader carismatici. Ci sono anche calciatori dal tocco elegante, dalla corsa leggera e dal cuore grande. Romeo Menti è uno di questi: ala destra raffinata, goleador istintivo e uomo di spogliatoio silenzioso che ha lasciato un segno profondo nella storia granata.

Nato a Vicenza il 5 settembre 1919, Menti è uno dei simboli più puri di quella squadra leggendaria che dominò il calcio italiano tra il 1945 e il 1949, prima di essere tragicamente fermata dalla Tragedia di Superga.

Dalle rive del Bacchiglione al Toro di Novo

Figlio di una famiglia in cui il calcio era di casa (i fratelli Mario e Umberto erano già calciatori), Romeo – chiamato Menti III – esordì giovanissimo nel Vicenza. A soli 16 anni debuttò nello stadio che, proprio in suo onore, sarebbe stato intitolato anni dopo.

Dopo ottime stagioni in biancorosso e un’esperienza importante alla Fiorentina (dove vinse anche la Coppa Italia), arrivò al Torino nel 1941. La guerra interruppe temporaneamente il suo percorso, ma nel dopoguerra tornò in granata diventando uno dei pezzi pregiati della macchina perfetta costruita da Ferruccio Novo.

Nella sua seconda esperienza al Toro (1946-1949) disputò 81 partite segnando 31 reti, numeri eccellenti per un’ala destra di quegli anni. La sua velocità, il dribbling secco e soprattutto la precisione sui calci piazzati lo resero un’arma letale per la squadra di Valentino Mazzola.

Un talento elegante e un uomo umile

Menti non era solo tecnica. Era eleganza nel gesto atletico. I tifosi e i cronisti dell’epoca lo ricordavano come un’ala “gentile”, capace di giocate pulite e di una sportività rara. Nonostante il fisico non imponente (169 cm per 66 kg), sapeva rendersi pericoloso sia negli inserimenti che sui calci di punizione e rigore.

Uno dei momenti più emblematici della sua carriera arrivò proprio alla fine: il 3 maggio 1949 a Lisbona, nell’ultima partita della storia del Grande Torino. Contro il Benfica, Romeo Menti realizzò l’ultimo gol della squadra granata, trasformando un calcio di rigore e fissando il risultato sul 4-3.

Il giorno dopo, quell’aereo non fece mai ritorno a casa.

4 maggio 1949 - la tragedia di Superga
4 maggio 1949 - la tragedia di Superga

La Nazionale e l’eredità immortale

Le sue prestazioni convincenti gli valsero anche la maglia della Nazionale italiana: 7 presenze e ben 5 reti, tra cui una spettacolare tripletta all’esordio contro la Svizzera.

Oggi il suo nome vive nel Stadio Romeo Menti di Vicenza, ma soprattutto nel cuore dei tifosi del Toro. È ricordato come uno dei componenti più tecnici e leali di quella squadra che ha rappresentato un modello di gioco e di stile per tutto il calcio italiano.

La sua morte a soli 29 anni ha privato il calcio di un talento ancora in piena maturità, ma ha consegnato il suo nome alla leggenda eterna del Grande Torino.

NEWS TORINO STORIA DEL TORINO
[Notizie ] [Storia Torino ]
Torino, Marianucci a rischio forfait nel derby di domenica
Ezio Loik, la mezzala instancabile del Grande Torino

💬 Commenti