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La formazione del Torino Calcio campione d'Italia 1975-1976

Torino Scudetto 1976: il settimo tricolore che ha fatto rinascere una città

Il 16 maggio 1976 rappresenta una delle date più sacre nella storia del Torino. Quel pomeriggio, al termine di un campionato epico, i granata conquistarono il loro settimo Scudetto, il primo dopo la tragedia di Superga del 1949. Ventisette anni di attesa, dolore e speranza si dissolsero in un'esplosione di gioia granata.

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Gigi Radice, l’allenatore che ha saputo plasmare un gruppo formidabile, e i “gemelli del golPaolino Pulici e Francesco Graziani sono diventati leggende eterne.

Paolo Pulici, gemello del Gol
Paolo Pulici

Il contesto: un Toro da ricostruire

Dopo anni di alti e bassi, la presidenza di Orfeo Pianelli decise di puntare su un progetto ambizioso. Nell’estate 1975 arrivarono rinforzi mirati: Patrizio Sala, Eraldo Pecci e Roberto Caporale. In panchina venne scelto Luigi Radice, tecnico giovane e innovatore, reduce da buone esperienze a Cesena e Cagliari.

Ciccio Graziani, gemello del Gol
Ciccio Graziani

Radice impose un calcio moderno, ispirato al “calcio totale” olandese: pressing alto, gioco sulle fasce, intensità e compattezza. Il Torino non era la squadra favorita (la Juventus di Trapattoni partiva avanti), ma aveva un’identità fortissima.

La rosa dei campioni d'Italia e la società

  • Presidente: Orfeo Pianelli
  • Segretario: Giuseppe Bonetto
  • Medico sociale: Cesare Cattaneo
  • Massaggiatore: Giovanni Tardito
  • Allenatore: Luigi Radice
  • Allenatore in seconda: Giorgio Ferrini

 

  • Portieri: Luciano Castellini, Romano Cazzaniga, Mauro Pelosin
  •  Difensori: Vittorio Caporale, Fabrizio Gorin, Marino Lombardo, Roberto Mozzini, Giuseppe Pallavicini, Roberto Salvadori, Nello Santin.
  • Centrocampisti: Roberto Bacchin, Eraldo Pecci, Giovanni Roccotelli, Claudio Sala (capitano), Patrizio Sala, Renato Zaccarelli.
  • Attaccanti: Marzio Bertocchi, Salvatore Garritano, Francesco Graziani, Paolino Pulici.

Pulici chiuse capocannoniere con 21 gol, Graziani fu devastante negli spazi.

Il campionato: una rimonta da brividi

Il torneo partì in salita. Al giro di boa la Juventus era ancora avanti di tre punti. Poi il Toro cambiò marcia.

Momenti decisivi:

  • 7 dicembre 1975 — Derby d’andata: Torino-Juventus 2-0 (Graziani e rigore di Pulici). Prima grande “dichiarazione di guerra”.
  • 28 marzo 1976 — Derby di ritorno: Juventus-Torino 0-2 (autogol di Cuccureddu e Damiani). Una vittoria storica al Comunale. Il derby in realtà finì 1-2 ma poi venne omologato lo 0-2 a tavolino per il petardo che colpì Castellini.

All’ultima giornata (16 maggio 1976), il Torino ospitò il Cesena con un punto di vantaggio sulla Juventus (impegnata a Perugia).

Torino-Cesena 1-1 (Pulici al 61', autogol Mozzini al 71'). Il pareggio bastò: la Juventus perse 1-0 a Perugia. 45 punti contro i 43 bianconeri. Scudetto conquistato.

Perché questo Scudetto è speciale

Non fu solo un trionfo sportivo. Fu la rivincita di una città e di una tifoseria che portava il lutto di Superga da quasi trent’anni. Il giorno dopo la festa, molti giocatori e tifosi salirono a Superga per rendere omaggio agli Invincibili.

Fu uno Scudetto meritato, conquistato con 18 vittorie, 9 pareggi e solo 3 sconfitte, il migliore attacco (49 gol) e una difesa solidissima.

Gigi Radice riuscì a fondere tecnica, carattere e umiltà. Claudio Sala, il capitano, incarnava lo spirito granata. Pulici e Graziani formavano una delle coppie d’attacco più forti d’Europa.

L’eredità del Toro ’76

Quello scudetto resta l’ultimo vinto dal Torino fino ad oggi. La stagione successiva i granata parteciparono alla Coppa dei Campioni (eliminati presto), ma quel gruppo ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei tifosi.

A cinquant’anni di distanza, i tifosi granata hanno voluto rendere omaggio ai protagonisti di questa impresa con una giornata speciale, la “partita della storia”.

Paolo Pulici e Luciano Castellini
La partita della storia

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