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Stadio Olimpico Grande Torino
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Domenica fuori dallo stadio: una scelta che fa male

La marcia del 4 maggio
La marcia del 4 maggio

Domenica resterò fuori dallo stadio.
Come la Curva Maratona, come tanti altri.
Eppure non è una scelta semplice. Fa male.
Perché chi ama veramente il Toro lo sa, il Toro non si abbandona.

Il Toro è presenza, è fedeltà, è rimanere anche quando fa male.
È La voce che resta quando ti chiedono “perché lo fai”.
È memoria, è fatica, è dignità che non si piega nemmeno quando dovrebbe.
Il Toro è la squadra di chi non ha mai scelto la strada facile.
Di chi perde e si rialza senza chiedere scuse.
Di chi non ha bisogno di vincere per sapere chi è.
Il Toro non è mediocrità accettata.
È dignità ostinata.
Su quella maglia ci hanno inciso addosso RESISTENZA , in stampatello Granata.

Quella non è un’arena qualunque: È CASA.
E casa non si lascia, mai.

Non è giusto che a pagare siano sempre gli stessi: chi va in campo e chi sugli spalti ci mette il cuore.
Non è quest’uomo che deve impedirmi di entrare in casa mia.
È lui che non dovrebbe più entrarci.

Perché quando non sei più voluto, restare non è tenacia: è arroganza.
E quando resti solo perché puoi, non perché ami, fai danni.
Lui non ama questa squadra.
La amministra.
E amministrare senza amore significa svuotare, raffreddare, consumare lentamente.
Significa togliere ambizione, togliere respiro, togliere futuro.
Lui il Toro lo possiede ma non gli appartiene.

Resterò fuori ma non per abbandono.

I giocatori scendono in campo con quello che hanno, spesso con più peso addosso che libertà nelle gambe.
E quando una società non ti protegge, non ti sostiene, non ti appartiene, anche correre diventa più faticoso.
Non si può chiedere identità a chi vive in un contenitore vuoto.
Perché c’è una differenza enorme tra chi perde una partita e chi perde il senso di ciò che rappresenta.

Perché quando non ami un luogo, lo abiti male.
E quando abiti male il Toro, lo svuoti, lo raffreddi, lo rendi piccolo.
E io il Toro piccolo non lo accetto.

Domenica starò fuori.
Ma dentro più che mai.
Non per abbandono.
Il Toro non ha bisogno di spiegazioni.
Ha bisogno di rispetto.
Di silenzio, a volte.
Di rumore, quando serve.
Starò fuori perché il Torino non è tuo.
Non lo è mai stato.
E non lo sarà mai.
Il Toro non si abbandona.
Il Toro si difende.
Anche da chi non lo capisce.

Perché l’amore non si gestisce: Si dimostra.

Ci vediamo fuori ma anche dentro, con chi entrerà. Anche lontani dai tornelli, siamo uno, sempre.

Io non tifo Toro
IO SONO del Toro.

Sempre.
Ci vediamo fuori.
Ma dentro tutto quello che conta.

Valentina Mellano

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