Stop al pareggio di bilancio per giocare in Serie A

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Niente più obbligo di pareggio di bilancio per le società di serie A per essere ammesse al massimo campionato. La Figc ha infatti modificato le norme per quanto riguarda il sistema delle licenze nazionali, come riportato da Italia Oggi.

Tra le novità più importanti, approvate lo scorso dicembre come emerge dal comunicato ufficiale n. 134/A del 16 dicembre 2019, c’è appunto l’eliminazione dell’ obbligo di equilibrio tra ricavi e costi rilevanti, che nelle scorse stagioni rappresentava uno dei requisiti indispensabili per ottenere la licenza e quindi giocare in Serie A.

(calcioefinanza.it)

4 Commenti

  1. Francamente non ho mai capito quanti sostenevano la tesi che Platini spinse per far passare il FPF quando era Presidente UEFA per “favorire” i Club più ricchi (fra cui i Suoi amici bianconeri e quelli Parigini) a discapito poi di chi? Di tutti gli altri club che, essendo più “poveri”, avrebbero avuto cosa? Benefici? Quali? Quelli di indebitarsi e dichiarare fallimento? Mah….
    Ed ora assistiamo a questa farsa, tutta Italiana, nella quale il pareggio di bilancio (brutta-copia del FPF della UEFA, ma almeno ERA, una copia…) magicamente scompare dai requisisti per poter iscrivere una squadra di calcio nel massimo campionato…Benissimo! Evviva! Così i club più ricchi non avranno neppure la necessità di nascondere finanziamenti sotto-banco facendoli passare come “sponsor” mentre quelli “normali” o “più poveri” avranno le stesse difficoltà di sempre ma in più neppure la decenza della presenza che offrivano alcuni regolamenti…..
    Sempre più convinto che il calcio, inteso come sport che abbiamo amato e forse anche praticato da ragazzi, SIA MORTO E SEPOLTO e che al Suo posto ci sia UNO SPETTACOLO che hanno chiamato con lo stesso nome MA CHE SERVA SOLO A MUOVERE DENARO.
    E noi che ancora ci crediamo, ci arrabbiamo fra noi perdendosi dietro a dei valori che, di fatto, sono scomparsi da tempo: onorare la maglia, onorare gli impegni, onorare i tifosi, onorare la memoria dei giocatori venuti prima: tutto finito, tutto lentamente scomparso in un processo lento ma costante, silenzioso ma inesorabile che non ha fatto né rumore né destato clamore perché passato quasi inosservato, però c’è stato…..
    Oggi il calcio è tutto fuorché uno sport, prima ce ne rendiamo conto tutti e meglio sarà: a partire dalle giovanili, dove “si comprano” giocatori dall’estero per poi tesserarli (e magari non farli manco giocare..) salvo poi “scambiarseli” fra club a cifre MILIONARIE per far “quadrare” bilanci ed iscriversi ai diversi campionati (un po’ quello che è accaduto al Chievo di Mr. Pandoro ed al Cesena, poi fallito…), altro che “vivaio Italiano”, poi ci si stupisce del fallimento della Nazionale Maggiore…..

  2. Questo è un processo in atto da tempo. Già 15 anni fa il signor Galliani quando era presidente di Lega già parlava in questi termini, parlava di prodotto, di offrire un prodotto, come se le società di calcio fossero un’azienda che produce “roba” per soddisfare la gente.
    Ma noi no, noi non dobbiamo essere così, noi del Toro abbiamo dei valori e vogliamo, anzi, pretendiamo che questi valori siano rispettati. Siamo fuori dal mondo? Può essere, ma guai per noi se non fosse così.

  3. Il pareggio di bilancio è un dovere per tutte le società di qualunque paese, è fattore di rispetto.. basta debiti.. è scritto in Costituzione

  4. Tra l’altro serve un salary cap sui fatturati e pure un tetto alla pubblicità giusto per evitare che i grandi club, sopratutto multinazionali, abbiano i vantaggi incolmabili che si vedono in classifica

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