Il signor MancioVentura

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Giampiero Ventura
Giampiero Ventura

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Nel 1908 usciva il Corriere dei Piccoli, primo giornale per ragazzi ad offrire significative illustrazioni a colori che circa dieci anni dopo iniziò a dare spazio alle vignette di uno dei personaggi più eleganti e piacevoli del fumetto italiano, il Signor Bonaventura, le cui vicende si aprivano con la celebre strofa “Qui comincia la sventura del Signor Bonaventura”. Il personaggio in questione, un signore molto alto, sempre vestito con un soprabito rosso e larghi pantaloni bianchi, viveva storie complicate con uno schema regolare: la sfortune che lo perseguitavano , per qualche complicato scherzo del destino, si trasformavano in beneficio altrui e per questo veniva lautamente ricompensato con la spropositata cifra di un milione.

Ad una anno dai Mondiali in Qatar e a distanza di circa quattro anni dalla clamorosa eliminazione per mano svedese dalla Kermesse Internazionale in Russia, la mancata qualificazione diretta della Nazionale di Mancini potrebbe essere la trasposizione di un episodio dello strano ometto creato nel 1917 da Sergio Tofano (Sto), in cui la sventatezza contro Svizzera e Irlanda del Nord dell’entourage azzurro si trasforma ai giorni nostri in una stupefacente riabilitazione di mister Ventura, letteralmente massacrato dopo il triste playoff perso contro la Svezia. Va subito detto, al netto degli errori commessi dall’ex mister granata, che nel raffronto tra i due gironi che hanno visto l’Italia raggiungere “soltanto” la seconda posizione, il Gruppo G sorteggiato nel 2015 comprendeva la Spagna, in quel momento una delle squadre più forti al mondo, mentre in quello concluso Lunedì scorso siamo stati scavalcati dalla Rappresentativa Elvetica, non proprio una potenza nel ranking FIFA. Giustamente Mancini gode, dopo essersi laureato Campione d’Europa, di una credibilità immensa, ma se pensiamo al suo percorso azzurro, durante il quale è stato supportato dalla Federazione in tutto e per tutto, oltre ad essere stato abile a contornarsi di fior di assistenti e collaboratori, notiamo come il cammino del suo predecessore sia stato nettamente meno tutelato, ad iniziare dallo svanito accordo federale con Marcello Lippi. Se a ciò aggiungiamo che una delle principali colpe che l’intera opinione pubblica addossò al tecnico genovese fu il mancato utilizzo, in quella buia notte di San Siro, di Insigne, poco funzionale al suo 3-5-2, schierato a Belfast addirittura da “falso nueve”, ruolo che gli è valso una netta bocciatura con una prestazione spompa e smarrita, possiamo concludere come la stroncatura ricevuta da Gianpiero Ventura sia stata perlomeno ingenerosa, considerando anche i suoi circa quarant’anni di carriera da professionista. Carriera che ha deciso di interrompere proprio nei giorni scorsi, quando ha dichiarato di volersi godere la vita, anche se la mia speranza è che vengano fatte certe considerazioni nelle alte sfere per concedere la possibilità ad un maestro di calcio di ripensarci.

Intanto il nostro maestro Ivan Juric, promosso a pieni voti da Urbano Cairo, avrà avuto modo, in oltre quindici giorni, di metabolizzare la brutta sconfitta di La Spezia, alla quale secondo me ha contribuito con alcune scelte tecniche volte più a dimostrare a Vagnati l’inadeguatezza di alcuni elementi della rosa, piuttosto che a migliorare il quadro tattico della gara ? Speriamo tutti di sì, nonostante l’avvicinamento al match sia stato fatto senza 15 giocatori, impegnati con le rispettive Nazionali, un’enormità rispetto all’Udinese che ha dovuto fare a meno soltanto di Stryger Larsen e Molina, anche se il fatto di giocare domani sera ci ha concesso un po’ più di tempo per cercare l’alchimia giusta, viste le diverse defezioni che gli impegni internazionali hanno portato in dote. I friulani, ai quali siamo appaiati in classifica, rappresentano un gruppo complicato da affrontare, perché giocano un buon calcio, frutto di organizzazione e fisicità, e perché, pur perdendo un leader tecnico come De Paul (ceduto all’Atletico Madrid), hanno investito sulla crescita di Molina, sul completo recupero di Deulofeu, sulla qualità di un condottiero come Pereyra, sul talento ancora non del tutto espresso di Pussetto e sull’esplosione di Beto, il centravanti arrivato dal Portogallo che dall’alto dei suoi 196 centimetri dovrà essere neutralizzato da Bremer, ci auguriamo meglio di quanto non abbia fatto con Nzola. Il punto debole potrebbe essere la difesa, tradizionalmente schierata a 3, ma che Gotti sta meditando di portare a 4, già trafitta 18 volte (soltanto 12 quelle del Toro) e rimasta inviolata in due sole occasioni, nella vittoria al Friuli contro il Venezia e nell’unica affermazione esterna, giunta al 90°, al Picco, che confidiamo verrà messa a dura prova dall’attacco granata, particolarmente prolifico al Grande Torino, dove ha marcato 12 delle 15 reti globali e dove Belotti(a segno nelle ultime tre sfide ai bianconeri) potrebbe sfogare la sua rabbia post Windsor Park e Brekalo la sua leggerezza post pass Mondiale. In palio c’è il possibile ingresso nella parte sinistra della classifica, per poter uscire dal “limbo” e riprendere la strada verso l’ambiziosa nomina di squadra rivelazione, un sogno, ma anche un’ avventura a cui credere !

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