Luca Luisi: “Toro investi nello scouting e nei giovani per tornare grande”

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Oggi pubblico la mia intervista a Luca Luisi, dottore in Economia Aziendale con specialistica in Management dello Sport ed Eventi sportivi presso l’Università LIUC Carlo Cattaneo di Castellanza.
Autore del libro “Calcio & Business” e responsabile del settore giovanile del Fenegrò Calcio.

Colgo l’occasione per ringraziarlo per la sua disponibilità e competenza.

Buongiorno Luca. Il futuro della serie A è ancora in bilico. Secondo te la situazione migliore è cercare di riprendere il campionato appena possibile o di annullarlo e ripartire con il prossimo?

In questo momento penso che la scelta debba essere condivisa con le autorità sanitarie che possono dare un giudizio professionale riguardo i contagi. Io penso che la serie A non riprenderà e che sia la scelta corretta anche per memoria delle vittime e delle persone in grosse difficoltà. Ritengo che si dovrà ripartire con la giusta programmazione del prossimo campionato di serie A.
E perché no, avere un nuovo rinascimento calcistico, con un calcio più forte e trasparente.

Sul retro del tuo libro citi una frase di Steve Jobs. E dedichi un intero capitolo all’importanza delle competenze.
Quali di queste ritieni prioritarie e fondamentali nel mondo del calcio soprattutto oggi?

Il mondo del calcio ha assolutamente bisogno di persone con tante competenze che possano essere trasversali. Competenze che devono permettere alla persona di avere un pensiero molto elastico e dinamico e che gli permettano di pensare in modo differente e creativo.
Bisogna avere una conoscenza base di management, conoscere le lingue e avere una cultura generale ampia.
Altre attitudini molto importanti nel mondo del calcio sono la leadership e il saper valorizzare i talenti e le altre persone.

Pensi che questa pausa forzata per il COVID-19 possa essere positiva per il Toro, purtroppo protagonista di una fase critica che l’aveva lasciato a pochi punti dalla zona retrocessione?

Innanzitutto ritengo il Toro un’ottima squadra, che può essere migliorata come tutte le altre rose.
I granata hanno anche cambiato l’allenatore passando da Mazzarri a Longo, che può aver sfruttato questa pausa forzata per capire quali sono state le problematiche che hanno condizionato i risultati e la classifica.
Il Toro rimarrà sicuramente in A e sono sicuro che il prossimo anno partirà con una rivoluzione, cedendo magari qualche giocatore, costruendo una squadra forte che possa competere per una posizione europea.
Il presidente è un saggio imprenditore e, con la giusta programmazione, può riportare il Toro a fare bene.

Per ripartire nella prossima stagione il presidente Cairo vuole blindare Sirigu e Belotti. Cos’altro deve fare la società granata per costruire un progetto vincente?

Bisogna che ripartano dalla spina dorsale del Toro, quindi da Sirigu che è un grande campione importante anche per la Nazionale e che i granata devono confermare.
Come deve blindare Belotti che il prossimo anno avrà ancora più motivazioni in vista dell’Europeo.
Nel mio piccolo il consiglio che mi sento di dare al Toro è quello di ripartire da Longo, sposando a pieno le sue idee calcistiche e cercare di creare una realtà simile all’Atalanta investendo maggiori risorse nello scouting e nel settore giovanile.

Il ds Bava è nato tifoso del Toro. Secondo te quali sono gli aspetti positivi e i limiti che ci sono nell’avere un direttore sportivo che è allo stesso tempo tifoso della squadra per cui lavora?

Penso che siano più gli aspetti positivi rispetto a quelli negativi. La competenza, la passione e il legame per la squadra penso che possano portare il ds a svolgere meglio il suo lavoro con totale dedizione perché soffre maggiormente eventuali risultati negativi.
L’aspetto negativo è che possa essere condizionato da questo fattore facendogli perdere un po’ di lucidità nelle scelte strategiche e di calciomercato.
Ma sono sicuro che per un dirigente del calibro di Bava siano molti di più i pro rispetto ai contro. Quindi ritengo che affidare a lui il ruolo di direttore sportivo sia stata la scelte giusta.

Il 4 maggio giorno della tragedia di Superga si sta avvicinando. Se Luca Luisi sente dire:”Grande Torino” qual è il primo pensiero che gli passa per la mente?

La storia del Toro è gloriosa soprattutto grazie al Grande Torino. Io penso che i tifosi del Toro meritino di sognare e di rivedere nel prossimo futuro un grande Torino.
Sono sicuro che con il presidente Cairo, persona seria che ha garantito stabilità, la società potrà fare sicuramente bene. Il Toro è una grande squadra con una grande storia e i tifosi si meritano sicuramente tante soddisfazioni.

Nel libro “CALCIO & BUSINESS” l’autore affronta diverse tematiche legate al mondo sempre più complesso dell’industria del Calcio. Nella prima parte analizza come organizzare una società sportiva, i criteri di assunzione e le competenze necessarie per avere successo. Successivamente approfondisce temi centrali quali le strategie di medio-lungo termine, la comunicazione e il controllo della concorrenza.
In conclusione spiega come reperire maggiori risorse economiche e in che modo la digitalizzazione può arrecare benefici alle società sportive. Infine lancia una provocazione suggerendo eventuali correzioni per migliorare l’attuale mondo calcistico dilettantistico.

Il libro è disponibile su Amazon.

Giovanni Goria

1 commento

  1. Mah…
    Non passa quasi giorno senza che si legga di qualcuno che dà “suggerimenti/consigli” su “cosa fare per….” relativamente al Toro….Se da una parte mi può (anche..) far piacere, dall’altra però mi vengono in mente un paio di “cosette” in merito!
    Innanzi tutto, da capire se si fà “demagogia” oppure meno, perché se l’obiettivo è quello di “ingraziarsi” una parte di tifosi oppure di “vendere libri” allora dico NO GRAZIE, abbiamo già (purtroppo) CHI col Toro ci ha guadagnato fin troppo oltretutto senza averci re-investito come avrebbe potuto/dovuto…..
    Se invece qualcuno lo fa “in buona fede” allora si deve distinguere fra L’OGGI e lo IERI: ieri il calcio era “una cosa” mentre oggi è tutt’altra, applicare concetti/metodi che “ieri” potevano anche funzionare “oggi” non solo non funzionano più ma addirittura sono contro-producenti, portano o all’anonimato del centro-classifica o al fallimento direttamente…
    Il calcio va’ (andrebbe…) RIDIMENSIONATO rispetto alla stato attuale delle cose, Casarin ha rilasciato una dichiarazione in proposito che condivido totalmente:
    ” «Siamo di fronte ad una svolta epocale per tutta l’umanità. Io credo che chi ha in mano il calcio si debba fare delle domande. Quella fondamenta è: che calcio vogliamo per l’estate e per il futuro? Una partita a porte chiuse è vero calcio? Personalmente credo di no. Giocando a porte chiuse non si rischia di perdere l’amore della gente? Non abbiamo pensato che ci abitueremo ad un prodotto diverso, solo televisivo, insomma un altro calcio che forse non piacere più come prima? Qualcuno ha chiesto alla gente il vero padrone del calcio, siamo noi tutti. Riflettiamoci tutti been prima di fare certe scelte. Chiediamoci: a cosa stiamo dando origine?»…”
    Se la direzione sarà quella tracciata dalla UEFA, FIFA, ECA e a ruota dalla FIGC, cioè riprendere il campionato a tutti i costi (giocare 2/3 volte a settimana, 5 sostituzioni, stop alla VAR e “spostare” le gare al Sud perché il Nord è “a rischio COVID”) beh allora sarà chiaro: IL DENARO VINCE SOPRA AD OGNI ALTRA COSA, salute compresa, e a quel punto sarà sempre più necessario un ENORME impegno finanziario per vincere qualcosa, il denaro sarà IL DOPING del nuovo millennio, il DOPING del XXI secolo, chi più ne ha più ne farà, per gli altri resteranno le briciole e/o la “consolazione” di “aver partecipato”….

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