Al Toro manca qualità.

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Dennis Praet
Dennis Praet

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Al Toro manca qualità.

Quella non può inventarla Juric al Filadelfia. Quella bisogna comprarla, programmarla, cercarla, durante l’estate. E qui il Toro è forse la peggior società di serie A. Ancora una volta il Toro non concede nulla, se non l’occasione del gol decisivo. Non si conta una parata di Milinkovic. Tutto ciò in casa della capolista. Ma poi arrivati sulla trequarti si sbaglia un passaggio, si fa la scelta sbagliata, si perde palla in impostazione, non si tira quando si dovrebbe. Normale se analizziamo poi la questione sanitaria. Fuori Mandragora, Belotti dopo lunga degenza sta cercando la forma, Praet appena rientrato, Pjaca fuori, Ansaldi fuori. Insomma giriamo sempre intorno a un Sanabria spremuto e un Brekalo che con le grandi se non supportato fa fatica. La fa proprio fisicamente. Lukic fa il compitino, Pobega può sicuramente far meglio di oggi. Dietro pure oggi la piccola sbavatura in occasione del gol rossonero, stavolta di Bremer lento nell’anticipo di testa. Insomma ci manca in questo momento l’uomo del guizzo, del cambio di marcia. Il Milan è una squadra solida, non spettacolare. Ma in area avversaria se Ibra mette ansia Giroud è un rapace di fama internazionale. Tonali, Krunic, Kessie, Theo difendono e spingono con qualità. Mi è sembrato per il Toro meglio l’assetto del secondo tempo, con Rodriguez al posto di uno spaesato Buongiorno. In generale però poca convinzione nei pressi della loro area, e troppi errori in uscita dalla nostra. E’ vero non meritavamo di perdere. Loro hanno trovato il gol troppo presto poi hanno fatto quello che gli è più congeniale, difendersi per colpire in contropiede. Singo spinge e spesso mette in soggezione gli avversari che pure hanno gamba. Praet quando è entrato ha mostrato che ci vuole talento. Belotti va lasciato in pace, lui deve darci una mano cercando una condizione ottimale al più presto. Juric dirà che è la miglior prestazione del Toro di quest’anno, ma si è tirato poco. E i punti sono pochi. Con la Samp torna l’obbligo di vincere.

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