Al cuore si comanda

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Siniša Mihajlović
Siniša Mihajlović

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Tra le prime parole pronunciate da Patrick Zaki, appena uscito dal carcere in Egitto dove era detenuto dal 7 Febbraio 2020, c’è stato un “Forza Bologna”, esclamato come ringraziamento al nostro Paese per non averlo mai dimenticato in tutti i ventidue mesi di ingiusta prigionia e per essersi fin da subito mobilitato nelle piazze, nelle strade e sui media ad invocare la sua liberazione. Lo studente universitario, diventato simbolo della lotta per i diritti fondamentali della persona, come la libertà di parola e di pensiero, è stato prontamente invitato dalla società felsinea al Dall’Ara dove vorrà riabbracciarlo e rivederlo tifare per la sua squadra del cuore, che , a questo punto, vorrà suggellare l’importante data del 8 Dicembre scorso con una super prestazione e con la terza vittoria esterna di seguito. A guidarla dalla panchina, Mihajlovic, vicino a compiere il terzo anno nel mandato bis in terra bolognese, il secondo grande ex consecutivo sulla nostra strada, dopo Walter Mazzarri ,subentrato proprio al suo posto il 4 Gennaio 2018 in seguito al derby di Coppa perso per 2 a 0. Entrambi ci hanno regalato pagine liete, il serbo con un calcio votato all’attacco che ha fruttato nel girone di andata del campionato 2016/17 (quello del suo approdo) il record di punti dell’era Cairo (29), mentre il toscano, con meno spettacolarità, ma più equilibrio, ha saputo raggiungere l’Europa League con i 63 punti dell’annata 2018/19, miglior risultato granata nella storia della serie A da tre lunghezze a vittoria, ma sarebbe ora di finirla con le smancerie e l’eccessiva gratitudine. Siamo stati fin troppo buoni a Cagliari, dove, pur non disputando una gara memorabile, abbiamo graziato la difesa sarda in almeno quattro occasioni e adesso che ci avviciniamo a Natale non vorrei che regalassimo a Sinisa un’ulteriore e sentita vicinanza all’uomo e alla sua malattia, prima ancora che all’allenatore.

Dopo l’annuncio della leucemia, l’11 Luglio 2019, sconfitta grazie alle cure degli specialisti del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, all’affetto della sua famiglia e al coraggio e alla tenacia da “grande uomo”- così lo ha definito Juric -il rapporto con Urbano Cairo è tornato quello di un tempo, malgrado le incomprensioni sorte prima del suo esonero, causate dalla divergenza di vedute su una richiesta tecnica in sede di mercato di riparazione, e oggi l’aver lottato per la vita lo ha reso una persona diversa, forse migliore (come sostenuto da Walter Sabatini, ex coordinatore dell’area tecnica rossoblù), capace, con una rinnovata convinzione e una maggiore elasticità nel gestire le situazioni, di tirare fuori il massimo da un gruppo giovane trainato dall’esperienza di alcuni vecchietti.

Il divorzio tra Sabatini e la società presieduta da Joey Saputo, avvenuto dopo due anni e mezzo di collaborazione, si è consumato in seguito alla netta sconfitta di Empoli commentata dall’ormai ex dirigente con una frase molto colorita che ha probabilmente scosso anche lo stesso Mihajlovic, il quale da quella partita si è praticamente ravveduto tatticamente, tralasciando l’offensivo 4-2-3-1, il marchio di fabbrica della sua nota visione calcistica, per un 3-4-2-1 che si è rivelato più congeniale, visti i 16 punti conquistati dal cambio modulo, e che domani svelerà la sua efficacia contro la disposizione “a specchio” del Toro. Affronteremo una formazione che in trasferta ha racimolato soltanto un terzo del suo attuale bottino, un beniamino come De Silvestri (arrivato in Piemonte proprio con Mihajlovic e fermatosi per tre stagioni), due “incompresi” come Soriano e Bonifazi (poco utilizzati nell’epoca mazzarriana) e buoni calciatori come il giovane mancino Theate (abile marcatore di ottima personalità), la freccia gambiana ex atalantina Barrow e l’investimento economico più importante, in termini retributivi, nella storia del club, l’austriaco Arnautovic, tornato nel nostro massimo campionato dopo la giovanile ed abbastanza fallimentare esperienza nell’Inter del Triplete e lo torneremo a fare di domenica, come non succedeva in casa da tre mesi esatti.

Perciò, nonostante il gradito giorno di festa, sono vietati gli slanci di cuore. Servono, per dirla alla Ivan, cattiveria “giusta”, mentalità “giusta”, costruzione del gioco “giusta”, sofferenza “giusta”, applicazione “giusta” e miglioramenti “giusti” per dare al tifo di Vecchio Cuore Granata le soddisfazioni giuste !

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